Tag

facebook

NdC AudioVisive e l’Algoritmo Leviatano

7 Gennaio 2023
Commenti disabilitati su NdC AudioVisive e l’Algoritmo Leviatano

Perché mai la gente dovrebbe appassionarsi per le cose che non conosce?

György Ligeti

Natura delle Cose audiovisive e l’Algoritmo Leviatano [qui la versione in inglese]Sul "gesto" apotropaico si confronti J.N. Adams, Apotropaic and ritual obscenity, in The Latin Sexual Vocabulary, JHU Press, 1990.Sul “gesto apotropaico” si confronti J.N. Adams, Apotropaic and ritual obscenity, in The Latin Sexual Vocabulary, JHU Press, 1990.

<<Natura delle cose audio-visive. Un vino quotidiano schietto fatto di suoni, rumori, visioni, silenzi. Costellazione multimediale di saperi.>>

Questa la “tag-line” nello spirito umanistico di Bachelard quando pregava: “Dacci oggi il nostro libro quotidiano.

Pars destruens

Non serve essere chissà che scienziati della comunicazione per accorgersi che non siamo noi ad usare l’algoritmo di Facebook ma è l’Algoritmo che abusa di noi. È un Leviatano che ci cannibalizza, che si nutre giorno dopo giorno della nostra identità virtuale, inasprendo al massimo il peggio di noi: narcisismo, malevolenza, frustrazione, risentimento, ostilità, ignoranza, megalomania, autocelebrazione, intolleranza, esibizionismo…

Noi però – tanto i consapevoli quanto gli sprovveduti – non siamo che patetici, insignificanti numerini vomitati nella trappola per sorci dei “Big Data”. Ridiamo ormai tutti in massa degli stessi “meme”. Commentiamo tutti gli stessissimi eventi del momento polarizzati tra i pro o i contro. Condividiamo in molti l’identica rabbia, gioia o dolore per i necrologi del giorno. Ci scandalizziamo e siamo altruisti a comando. Ci odiamo e veneriamo in troppi l’un l’altro a colpi di “flame”, “like”, “selfie” con le labbra a culo di struzzo sullo “specchio delle mie brame” delle nostre bacheche spettrali.

L’algoritmo non lo fotti perché è stato creato per fotterci. Forse, senza risultare troppo paranoici o pomposi, se ne può fare un uso meno tossico di Facebook e dei social in generale. Autocommiserarsi e lagnarsi soltanto serve a poco. Bisogna trovare una soluzione concreta, una via di fuga almeno per noi stessi, per quanto improbabile o inefficace possa sembrarci sulla breve durata ma chissà che non sia una soluzione decisiva se prospettata a lungo termine. Raccogliere ciò che è disperso nella melma di Internet per ridargli rispettabilità educativa e beneficio di conoscenza. Visto poi il fallimento collettivo dell’istituzione scolastica e dell’insegnamento ufficiale sotto tanti punti di vista – dalle scuole dell’infanzia all’università -, adattarsi ad una radicale forma di concentrazione monastica e propensione all’autodidattica mi pare un buon metodo per affinare il proprio giudizio critico, per praticare la giusta disciplina marziale di ricerca interiore in “smart-working“.

Educarsi a conoscere ogni giorno qualcosa di nuovo è forse il solo modo per non farsi narcotizzare i sensi dalla distrazione collettiva generale diramata e perpetrata dal Sistema.

Pars construens

Tutto è stato fatto, e niente è stato fatto; per cui tutto è da fare, e non c’è niente che non si possa fare.” Emilio Villa

La Rete può essere tanto uno strumento di distrazione di massa quanto un collettore di stimoli sensoriali, di propulsioni conoscitive (sviluppo gnoseologico). Un atlante fluido di saperi vastissimi e incessanti che però bisogna imparare a leggere proprio come si leggono le mappe geografiche. Se non siamo in grado di orientarci in modo attivo la Rete è un abisso di informazioni dispersive, inefficaci al nostro accrescimento personale, si trasforma in un’accozzaglia di impulsi multiformi sterili che subiamo passivamente. Rischia cioè di diventare un deserto mobile sconfinato di granelli spazzati dal vento. Un vortice di puntini sovrapposti che dobbiamo sempre essere in grado di unire tra loro per dargli un senso progettuale, per cercare di non perdere l’orientamento. Per evitare infine che il nostro complesso schema di pensiero sia sottomesso e polarizzato dallo schema binario della Macchina che tende a appiattire/banalizzare qualsiasi cosa sul suo cammino. Allenare tutti i giorni i sensi della vista e dell’udito è Yoga per la mente, cibo e vino per lo spirito. Questo cortocircuito perenne di informazioni raccolte online o dai libri, dalle bibliografie delle arti visive, dalle discografie e dalle filmografie, diventa una pratica artigianale di risveglio della coscienza che stimola il nostro intelletto, focalizzandoci sempre più a comprendere noi stessi e gli altri. Più impariamo a leggere, interpretare, criticare, vedere ed ascoltare il mondo, meno ci facciamo infinocchiare dal brutto, dal falso, dall’Intelligenza Artificiale, dal vuoto culturale dentro cui sprofondiamo. Più siamo concentrati sull’accrescimento interiore di noi stessi e sul nostro sviluppo intellettuale meglio possiamo contrastare l’intorpidimento forzato del cervello calcolato millimetricamente a tavolino da algoritmi e big-data. Avversare con tutte le nostre forze l’omologazione del nostro senso estetico. Combattere a sangue l’abbrutimento, l’imbambolamento veicolato della nostra soggettività sia virtuale che reale la quale, se abbandonata a se stessa, manipolata dai flussi dell’Algoritmo, diventa sempre più un’identità passiva plasmata a misura di un sorcetto da laboratorio

Giuseppe Viviani, Eyes, litografia, 1961
Giuseppe Viviani, Eyes, litografia, 1961

Con l’esercizio concentrato, lento ma costante di scoperta ostinata su Internet, “costringiamo” la Rete a trasformarsi, a spalancarsi pian piano in una magnifica avventura della conoscenza dove oltre i soliti siti di ricerca e piattaforme enciclopediche-universali  (Google, Wikipedia, YouTube… soprattutto se si masticano inglese, francese e altre lingue), si scoprono blog raffinatissimi, si rivelano come tesori dei siti di approfondimento specialistici incredibilmente competenti sul cinema, la musica, l’arte, la letteratura, lo yoga, gli scacchi, la viticoltura e su qualsiasi altro argomento o disciplina a cui vogliamo dedicare le nostre osservazioni, documentazioni, analisi circoscritte.

Attenzione, non si tratta di erudizione fine a se stessa, ma di furiosa smania conoscitiva. Imparare da sé a decifrare i segni visivi e sonori da cui siamo letteralmente inondati significa imparare a stare al mondo. Si tratta cioè di appagare il desiderio di conoscere le cose, di colmare dei vuoti affettivi come un gesto riempitivo d’amore e cura per se stessi. Perdenti agli occhi delle masse di gente abituate a giudizi e pregiudizi superficiali, ma vincenti nel rispetto che portiamo verso il Sapere e verso noi stessi.

«I perdenti, come gli autodidatti,
hanno sempre conoscenze più vaste
dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere
una cosa sola e non perdere tempo a
saperle tutte, il piacere dell’erudizione è
riservato ai perdenti. Più cose uno sa,
più le cose non gli sono andate per il verso giusto».

– Umberto Eco –

Orientarsi nel caos enciclopedico del Web non è uno scherzo, è un’impresa sfiancante. Anche perché è un’essenza eterea, “liquida”, è la sua natura di interconnessione informatica. I contenuti, i dati che ci interessano sono già tutti lì stratificati uno sull’altro in un flusso infinito di codici, input e output. Come esploratori del sapere audiovisivo dobbiamo necessariamente distinguere e riconoscere le informazioni utili da quelle superflue, setacciare di continuo in questa bolgia melmosa di parolesuoniimmagini per separare l’oro dal fango. Le competenze – tanto teoriche che pratiche – si acquisiscono nel tempo a furia di curiosità, studio, ricerche, approfondimenti, comparazioni, tenacia.

Man Pulling Face, detail of Satirical Diptych by an anonymous Flemish artist, circa 1520
Man Pulling Face, detail of Satirical Diptych by an anonymous Flemish artist, circa 1520

È necessario difendersi mani e piedi perché il rischio è quello di venire inghiottiti dal Sistema, spolpati dell’anima mentre il guscio del corpo viene sputato via lontano su un cumulo gigantesco formato da milioni di altri gusci sputati. Sì perché il rischio che si corre è quello di essere pian piano tramutati in tante entità piatte, in fruitori robotici sterilizzati della volontà di sapere, quindi di pensare con la propria testa e di agire, volontà che identifica la nostra specie, caratterizza la nostra sola dignità umana di esseri pensanti e in qualche modo liberi. È indispensabile soprattutto aver fame, essere affamati di una curiosità onnivora sulla scia del Calvino saggista, il Calvino collezionista di sabbia e ricercatore dei mondi scritti e mondi non scritti.

Spremendo informazioni e connessioni dalla Rete e dai libri, provo a plasmare un palinsesto di contenuti culturali concatenati. Insisterò a diffondere cortocircuiti psichici sulla mia pagina Natura delle Cose. Questo palinsesto lo voglio concepire come una costellazione multimediale di espressioni creative attinenti alla ricerca artistica, dal microcosmo dell’immagine (pittura fotografia cinema), alle sperimentazioni nell’universo sonoro, fino ai margini estremi dell’afasia, dell’incomunicabile, del caos primordiale, della disarmonia, del balbettamento filosofico. Lo immagino come una mappatura fluida delle esperienze dei linguaggi musicali/visivi che hanno lievitato e prolificato negli ultimi cento anni, diciamo più o meno a partire dalle avanguardie storiche nei primi decenni del ‘900. È un quaderno d’appunti in divenire dove sollecito la stimolazione continua ai nostri organi della vista e dell’udito. È un diario di bordo dove io per primo imparo qualcosa ogni giorno assieme a chi abbia la voglia e la curiosità di leggere la correlazione dei geni creativi che hanno udito altre possibilità di linguaggio, che hanno intra-visto altri mondi possibili. Lo scopo che mi prefiggo non è ovviamente esaustivo e non pretende di essere compilatorio/sterile ma è un abbozzo di associazioni d’idee vive, congregazioni di pensieri scaturiti da libri, articoli, siti internet, concerti, musei, film. Traccio un percorso tra migliaia di altri percorsi potenziali. Instillo le mie scintille di curiosità e di correlativi oggettivi come li definiva T.S. Elliot in Il bosco sacro. Saggi sulla poesia e sulla critica.

Una serie di oggetti, una situazione, una catena di eventi pronta a trasformarsi nella formula di un’emozione particolare.

Distillo le mie passioni, credenze e cognizioni nel calderone interconnesso, con la fiducia certo un po’ naïf di accendere il fuoco della conoscenza – analogica e digitale – anche in altri individui che cercano, leggono, scrivono sia sulla carta che online.

Imparare facendo è l’antico adagio risuonato per secoli nelle botteghe degli artigiani dove il sapere manuale, le cognizioni tecniche, le abilità pratiche si trasmettevano per generazioni dai maestri agli allievi. È un monito che trovo sempre valido e che faccio mio, nonostante l’estinzione di tanto mondo artigianale indotto anche soprattutto dalla tecnologia informatica che ha stravolto per sempre la faccia del pianeta la quale tuttavia permette a me e a milioni di altri di pubblicare e comunicare le proprie cose, interessanti o noiose, stimolanti o insignificanti sta a chi legge deciderlo.

A qualcuno potrà sembrare una perdita di tempo quella di connettere mondi artistici, raccogliere e riordinare visioni del mondo in Rete per stimolare la ricerca dei lettori. Potrà sembrare in effetti uno sforzo illusorio come quello di contare i granelli di sabbia nel deserto, ma per me è un esercizio Zen di concentrazione e pulizia della mente. In effetti sono quasi certo che questa pratica continua di comunicazione dei contenuti culturali positivi sia una preparazione atletica sana, efficace a tonificare il cervello tanto di chi scrive quanto di chi legge.

Sarà insomma un’esplorazione avventurosa oltre i “limiti” di quelli che crediamo essere il nostro “linguaggio” e il nostro “mondo”, a ricordare non a caso il primo Wittgenstein del Tractatus, pubblicato nel 1921 quando aveva appena 30 anni, in quei primi decenni del secolo scorso appunto che hanno preannunciato catastrofi mondiali spaventose, scoperte scientifiche impensabili per l’umanità, invenzioni poetiche e sperimentazioni artistiche arrischiate su vertici dove l’intelligenza della nostra specie si confonde con la propria bestiale idiozia autodistruttiva.

«Perché mai la gente dovrebbe appassionarsi per le cose che non conosce?» si chiedeva amareggiato György Ligeti nel libro-conversazione con Eckhard Roelcke, Lei sogna a colori? (Edizioni Alet) a proposito del disinteresse della gente nei confronti della musica contemporanea. Ecco, tutta questa mia elucubrazione fino a qua, tenta di dare una risposta articolata alla domanda amara ma essenziale di Ligeti.

Insomma un post al giorno concatenando le visioni sonore e i visionari delle arti visive, come esercizio d’apprendimento costante o semplice “rito apotropaico” per arginare l’ondata di false notizie e cospirazionismi del giorno, per esorcizzare la valanga di merda tossica digitale e cartacea che travolge tutto e tutti.

Visioni, suoni, rumori, silenzi… per non crepare d’aridità o di analfabetismo funzionale. Per appassionare prima noi stessi poi gli altri, alle molte molte cose che ancora non conosciamo. Perché la conoscenza è infinita mentre noi siamo finiti ma in quella congiuntura di tempo e spazio che ci è concessa possiamo illuderci attivamente, essere grati di partecipare a questa entusiasmante infinitezza.

Lowry, Laurence Stephen; Mill Scene; The Lowry Collection, Salford; http://www.artuk.org/artworks/mill-scene-162386

[Laurence Stephen Lowry (1887–1976), Mill Scene (1965)]

Vignaioli su Facebook

22 Novembre 2019
Commenti disabilitati su Vignaioli su Facebook

937DC5FA-FEA5-45BE-8E9A-6D7FF21734E8

Vignaioli su Facebook

A Roma neppure la macchina della Scuola Guida mette la freccia, e sono quelli che dovrebbero insegnarti il codice stradale.

Ora, a quanto mi è dato di constatare, su feisbù imperversa un fottìo di produttori molto bravi a elargire spiegoni sulla teoria del quando, del dove e del come si fa o del perché dovrebbe essere fatto il vino buono, eppure poi, come mai alla prova del bicchiere tanti di loro non sono in grado di spiegare perché proprio il loro vino faccia così tanto cagare?

Sui social è tutto un infuriare di maestrini a chiacchiere sulla viticoltura del passato del presente e del futuro, ma sarebbe forse più opportuno che questi imparassero una cosa, cioè a ben fare in silenzio più che a sparlare ad alta voce.CD688F3B-E379-440B-B3AF-509080A47F04

Vignaioli su Facebook, cazzoni in vigna! Vengono in mente quei mentecatti che nelle bio sotto la voce formazione scrivono: Università della Vita.

Si possono fare tutte le cazzo di crociate dei poveri e sbraitare su tutti i social che si vuole in merito a come si coltiva la vite o su quando si fermenta l’uva e bla bla bla, ma alla fine della fiera sono sempre i vini a dire l’ultima parola e spesso dicono delle verità indiscutibili (imbarazzanti?) che sono in netto contrasto con le dissertazioni sterili, i bla bla bla mediatici e rancorosi di chi quei vini li ha fatti, con arroganza, senza la minima umiltà.

Zero umiltà e tanta arroganza che alcuni lettori di questo post non mancheranno di rilevare, a ragione, anche nell’autore dello stesso.
C01AE99C-7D7C-45F8-87A3-7FEAF38E3EBB

Spiccia Sociologia Dei Social. Fusi, Usi e Abusi di Facebook

2 Ottobre 2016
Commenti disabilitati su Spiccia Sociologia Dei Social. Fusi, Usi e Abusi di Facebook

A 80 e 1 giorno mi sparo in bocca o in fronte?

King BerlusconLearludwig

Sociologia dei Social. Fusi, Usi e Abusi di Facebook*

Esperimento social praticamente gratuito e del tutto disinteressato. ahr0cdovl3d3dy5jdwx0dxjlmjqub3jnlnvrl2fzc2v0x2fyzw5hlzevmdmvnjcvmzc2mzaxl3ywx21hc3rlci5qcgcNella eterea, gigantesca trappola della Rete, siamo già di nostro delle misere cavie operanti piu o meno consapevolmente nelle grinfie statistiche dei Sorveglianti di Facebook. Siamo cioè ben indicizzati dagli specchietti per allodole d’Amazon. Profilati e ispezionati dagl’algoritmi del pallottoliere Google Analytics che ci fa la rettoscopia dei gusti e disgusti, delle tendenze, degl’appetiti, dei desideri con la sonda anale dei “like” la quale ci radiografa fin dalle caviglie alla psiche. Nonostante questo nostro status di cavie nel pollame interconnesso della Rete, proviamo tuttavia a mostrarci quali ricercatori autonomi, ancora apparentemente in grado di esercitare un nostro proprio pur minimo libero arbitrio sotto forma di Timeline.

Si prenda la propria bacheca personale di FB. La si adatti a laboratorio casalingo (o in viaggio) d’esplorazione comportamentale. Una sorta di psicobiologia amatorial-behaviorista ambulante. Uno studio sul campo delle reazioni della community, misurate a clic di pollici alzati, cuoricini, faccine. Esondazioni d’Emoticons sorridenti/meravigliati/tristi/arrabbiati, con tutto il corredo aggiuntivo di didascalie a raffica più la trafila slabbrata dei commenti.controle1Per accreditare la verosimilgianza dell’esperimento, per simulare una sensata statistica dei dati raccolti, tutto andrebbe rapportato alla visibilità, al seguito, al successo e alla quantità di “amicizie” del profilo analizzato. Facciamo ora un esempio fresco di qualche giorno fa.

Il post qualsiasi campionato qui sotto  random e caricato su FB da un utente qualunque, in termini di quantità da conto della serva dei “mi piace” ottenuti ha ricevuto, contro le aspettative, una assai fredda e scarsa accoglienza, cosa piuttosto inusuale rispetto alla media in genere dei post pubblicati dal medesimo utente. Mettiamo che su 100 like di media ne ha ricevuti solo 8 come già avvenuto in altri casi analoghi di condivisione degli articoli più verosimilmente approfonditi o spezzoni di documentari culturali ben argomentati e altri files particolarmente impegnativi raccolti nel web – letteratura, reportage di viaggio, analisi geopolitiche, ricerche di neurologia etc. – di cui importa quasi un emerito nulla a nessuno. Sì, perché nell’era del bombardamento mediatico, informazione e disinformazione viaggiano a pari velocità e sulle stesse rotaie. Nell’età dell’apatia cerebrale più piatta, l’epoca, la nostra, della abissale scivolosità del grado di attenzione, è molto difficile distinguere le cazzate – bufale, fake, meme – da quelle che non lo sono e ben pochi hanno tempo, capacità o voglia di soffermarsi a leggere, interpretare, guardare, sviscerare la realtà fino in fondo, a maggior ragione se si tratta di leggere più d’un rigo di seguito.

Dunque quello preso in esame è il post relativo a un tristo personaggio pubblico nel giorno stesso del Suo ottantesimo compleanno. Nell’immagine campeggia un Silvio Berlusconi istrione lunare dagl’occhi socchiusi, alquanto dubitoso nelle pose retoriche e molto improbabili del pensatore di Rodin. 14463116_1849326368628921_3583923589365671474_nA questa foto è stata sovrapposta una frasetta a bruciapelo vagamente amletica che rievocasse un po’ le perplessità cartesiane dell’improponibile Filibustier Cavaliere d’Arcore:

A 80 e 1 giorno mi sparo in bocca o in fronte?

La didascalia che invece accompagnava la foto aggiungeva: Il Popolo Delle Libertà Suicide (che poi a pensarci bene le Libertà del caso sarebbero anche alquanto Sudicie). Dall’insuccesso e dalla gelida scarsità dei like totalizzati da parte dei controllori/controllati, dal silenzio rumoroso della comunità di spie/spiati interattivi in simultaneità, si riusciva bene a percepire sotto-sotto una fattispecie di silenzio stizzito, noncurante, imbarazzato, sornione, raggelato, timoroso, distaccato, strisciante. Una scena muta quasi che sembrava simulare il boato di solitudine al di là della cartina tornasole del proprio egomaniaco diario privato digitale disperso nell’oceano in burrasca degli ulteriori miliardi d’utenti=diari personali egomaniaci.

Ora, dalla contingente esperienza virtuale possiamo fin da subito dedurre un paio di sbrigative conclusioni che consolidano altre interessanti ipotesi ed osservazioni attinenti configurate nello spazioempo – linea-grigia – di facebook. Eccole qua allora alcune supposizioni attendibili circa la materia vivente social-vischiosa tipo muco nasale e viscide caccole psyco-social trattata fin qui. Ragionevoli congetture ricavate da esperimenti similari già espletati in precedenza:the-brain-network1-300x256

α) post greve, poco divertente e di cattivo gusto o semplicemente malriuscito, che non incontra i like e il palato raffinato dei + o – friends fuori e dentro al world wide web;
β) l’umorismo nero non accoglie i favori del pubblico medio social-connesso delle nostre parti che è – nonostante tutto – pur sempre figlio bastardo dell’Etica Vaticana Apostolica (da qui la locuzione Puttana EVA), per cui di certe cose, così il suicidio ad esempio, “non si può, non si DEVE scherzare..”;
thethinkerγ) indifferenza e disattenzione totale – come è giusto che sia – nei confronti dell’agghiacciante soggetto sbeffeggiato;

δ) attaccamento, inconsapevole moto di recondita simpatia e affezione incondizionata sempre nei riguardi del soggetto sbeffeggiato che alla fin fine affratella tutti allo spirito furbesco, all’attitudine oltremodo rampante del nostro paraculissimo CNP (Carattere Nazional Peculiare);

ε) inefficace tipologia di messaggio sorgente o fiacca percezione dell’immagine utilizzata, causa sgranatura della stessa, sfondo debole, formato inadeguato, colori spenti etc.

ζ) ‘ntuculu!hero_eb19771013reviews906119997ar

*Esperimento, studio e notifica dei dati sono stati inopportunamente condotti dal pool di ricerche inutili GAE [Gruppo d’Analisi Evitabili] di Vladivostok (Владивосто́к).

Fakebook l’Ipocrisia il Buonismo e la Censura Maniaco-Depressivo-Sessuofobica

21 Luglio 2016
Commenti disabilitati su Fakebook l’Ipocrisia il Buonismo e la Censura Maniaco-Depressivo-Sessuofobica

“Stercus, Stercus, Stercus, Morituri Sum.”
Dal vino convenzionale al vino naturale al vino naturista è sempre e solo una questione di quanto ci si cali le brache dinanzi al Dio Denaro.

IMG_2331Ma quanto disagio mentale, quanta povertà subumana, quanti abissi d’ottusità in circolazione fuori e dentro al World Wide Web. Se non è a causa di un algoritmo automatico di filtro delle oscenità omologate, qualche povero mentecatto o mentecatta sulla mia bacheca FB ha pensato bene di segnalare una foto banale di Spencer Tunick con inermi corpi nudi d’uomini e donne in una vigna che, per i parametri troppo paraculi, ipocriti, trogloditi, filistei e oscenamente perbenisti di Fuckbook non rientravano nella norma.

Altro spunto di riflessione inquietante riguarda il sistema iperconnesso che fa acqua da tutti i lati. Un meccanismo orwelliano di controllori, segnalatori e vigilantes, un vero e proprio buco nero nella Rete finto-democratica del social più diffuso in occidente per cui a Domino Effect chiunque può disnteressatamente segnalare chiunque a casaccio o segnalarlo per qualche preciso scopo interessato, sottoponendolo all’Inquisizione d’una sottocomunità di controllori e amministratori  che a loro volta – in questo immane calderone e Castello Kafkiano di carta – sono segnalati, controllati e amministrati, ma alla fin fine amministrati e controllati secondo quali criteri obiettivi, regole pubbliche, norme trasparenti e soprattutto a discrezione di chi?

Roman de la Rose France XV century Bodleian Library
Roman de la Rose France XV Century Bodleian Library

Ora, pare qui manifesta la contraddizione stridente e l’assoluta disonestà di fondo di una società social-connessa sessuofoba a chiacchiere e maniaca-sessuale nella realtà. Una società globale benpensante che censura un disegno erotico di Picasso o la fotografia artistica di un professionista per preservare la propria coscienza sporca di sangue e merda digitale con il pretesto di difendere la pseudo-innocenza dei propri adolescenti che comunque smanettano mattina e sera su Youporn. Milioni e milioni di ragazzetti, adolescenti e adulti che si spippano a manetta su chatroulette o si rigirano l’un l’altro selfies dettagliati dei propri apparati genitali via snapchat. Ritengo insomma che dei sani parametri di filtro delle oscenità offensive la morale pubblica (ma stiamo davvero scherzando? Nel 2016 diocristo!) dovrebbero oggi essere verificati più seriamente attraverso google-images ad esempio, per determinare la fonte artistica, estetica e culturale di una data immagine evitando possibilmente di mettere sullo stesso livello il Gabinetto Segreto di Pompei custodito al Museo Archeologico di Napoli, un’illustrazione erotica di Kitagawa Utamaro, una foto di cazzi in erezione di Robert Mapplethorpe, un nudo femminile di Helmut Newton o una qualsiasi gang-bang di Sasha Grey, Valentina Nappi o Ashley Blue – comunque a mio avviso pregevolissimo intreccio pornografico di corpi fotterecci in vendita questi ultimi, manifestazione bassa ma assai più onesta dello zeitgeist (lo spirito del tempo) da III millenio, espressione viscerale molto più dignitosa ed esplicita metafora socio-economica dei nostri corpi usati ed abusati dalla Macroeconomia delle Multinazionali piuttosto che le tante insopportabili Gallerie d’arte à la page e finto-artistoidi-cazzari che tappezzano le pareti di musei e centri culturali del mondo con le loro spazzature di croste insensate spacciate per arte, pensiero e cultura alta.

IMG_2324
Ad ogni modo sull’immagine di Tunick nel mio post censurato, detto en passent, poco mi tange del suo intrinseco, sopravvalutato o falsato valore estetico. Valore che anzi trovo addirittura aleatorio ovvero pretestuoso e forzato così come la stragrande maggioranza della cosiddetta Arte Contemporanea, ma ciò non giustifica certo la sua cancellazione autoritaria con simultanea rimozione e blocco di 24 ore del profilo facebook senza neppure un democratico preavviso, cosa che ritengo essere un illegittimo atto di forza e un sopruso bell’e buono.

Odio parlare di me e detesto ogni forma di autoreferenzialità. Questo a seguire però era il tono del post “bannato” con foto originale e foto ritoccata su quei punti del corpo ritenuti osceni – la protuberanza più o meno lunga e spessa dell’apparato riproduttivo maschile e qualche tetta di varie taglie – si perché secondo Facebook, secondo le tare cerebrali disturbatissime dello strafottuto cavernicolo urbano di segnalatore anonimo, qui il corpo del reato è il corpo umano medesimo.FullSizeRender

IMG_2330