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Del Food Advertising e d’Altre Incresciose Prese per il Culo – George Carlin sul Cibo-Marketing

8 maggio 2016
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lucy

Del Food Advertising e d’Altre Incresciose Prese per il Culo – George Carlin sul Cibo-Marketing

Accolgo in questo mio angolino dello “sfogo psicoanalitico” alla Charlie Brown, un pezzo al fulmicotone di quel gigante della stand-up comedy che fu George Carlin.

È uno spietato monologo relativo al linguaggio pubblicitario del cibo e alle manie, ossessioni, mode, cliché, paranoie ad esso collegati. Non ho fatto altro che riportare più sotto il testo della traduzione ritrascritta (riveduta in rari casi), contornato da alcune nostalgiche e belle immagini d’archivio da me stesso ricercate con ardore da maniaco nelle biblioteche online del mondo.21579457_bill-hicks-george-carlin-1La perdita più grave nella sola lettura  di un testo comico/teatrale/performativo come in questo caso è il guizzo di vitalità immediata, la sfumatura irreplicabile dei toni, la mimica della maschera facciale, lo slang dei gesti del monologante, un suo tic linguistico, una maniera tutta sua d’accentare le parole, un cambio di timbro, una smorfia, un tentennamento o una pausa improvvisa.

Ho evidenziato in rosso granata il testo di Carlin che seguirà ed è la trascrizione di questo brano raccolto da youtube che qui  potete anche vedere e goderne fino alle lacrime proprio per lasciarvi la visione d’insieme sia all’ascolto che alla lettera che alla vista in maniera tale da non perdere il contatto con quella che è soprattutto l’energia e la vivacità del parlato. Mancherebbero poi in effetti l’olfatto e il gusto cioè i sensi fondamentali e quelli forse più trascurati da noi mammiferi urbanizzati ed è proprio di questi che qui infatti si tratta visto che di cibo pure ragiona Carlin, satireggiando, schiaffeggiando e sferzando con una lucidità ed una consapevolezza tali che produttori di vino o di cibo, ristoratori, gastronomi, food-blogger, critici della tavola, massaie, praticanti cuochi e master-chef dovrebbero farne assoluto tesoro a buon uso e senz’altro minor abuso della propria professione.

Un altro mostro sacro/dissacrante della comicità diretta e senza peli sulla lingua Bill Hicks era anche lui molto esplicito nei confronti dei pubblicitari, apertamente schierato contro il Grande Male rappresentato dal “fucking marketing” più in generale.

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Rivolgendosi al suo pubblico a teatro diceva: “Se c’è qualcuno qui tra voi gente che lavora nella pubblicità o nel marketing… prego, uccidetevi pure, ammazzatevi adesso!”

Stesso auspicio che solidale con Hicks e Carlin rivolgerei benignamente anch’io alla faccia tosta della categoria intera dei pubblicitari parassitari, sparacazzate pubblicisti rivenditori di fumo in cui ahimè, – acquisita questa vita sempre più virtuale e mercificata in cui sprofondiamo tutti nessuno escluso a quel che m’è dato di capire, – a quella stessa categoria ci rientriamo bene o male tutti quanti indistintamente maschi e femmine, vecchi e bimbi, belli o brutti a Oriente come a Occidente, al Sud come al Nord destinati a un’estinzione anonima di massa global-village che non mi pare poi così tanto funesta e nemmeno cosa tanto più lontana.

Allegria comunque, felicità e buona lettura a chi ride e chi legge, intanto che dura la festa!

(gae saccoccio)

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George Carlin sulla Pubblicità del Cibo (Food Advertising)

Adesso ci rallegreremo un po’. Torniamo alla pubblicità e facciamo una piccola caccia della “cazzata”, si una piccola caccia alle cazzate!
Osserveremo il gergo della pubblicità e soprattutto le pubblicità del cibo, voi sapete di chi e di cosa sto parlando, conoscete i tipi no?: “..una delizia fresca, sana, naturale, una gustosa bontà, fatta-in-casa, tradizionale… si ma in lattina!” Ecco, proprio di questo sto parlando!
Allora proviamo a dare un’occhiata ad alcune di queste parole:

10Tradizionale

Quando senti nominare questa parola “tradizionale”, ti viene subito da pensare: “Oh i vecchi tempi andati…” esatto, proprio quelli là, prima che avessimo le leggi sulle misure sanitarie. Prima che l’igiene diventasse popolare. Quando cioè i bacilli erano ancora considerati una salsa di condimento. “Tradizionale” dovrebbe suggerirti una sensazione di calore, farti pensare a tua nonna. Bah, non so voi ma quando maneggio del cibo non voglio affatto rivedermi davanti quella quarantina di kili di rughe infagottati dentro a una veste nera con un grosso neo peloso che le sporge dalla faccia e il labbro infetto…”Tradizionale” si… e poi c’è il “Fatto-in-Casa”

4Fatto-in-Casa

Lo si vede scritto sulle confezioni al supermercato… gente, credetemi, è fisicamente impossibile per una fabbrica di alimenti produrre qualsiasi cosa fatta in casa! Me ne frego se l’Amministratore Delegato vive nello scantinato e cucina su una piastra elettrica. Non succederà mai! E comunque a prescindere non dovreste mai mangiare il cibo precotto o messo in scatola, non fa bene alla salute! Sapete come ho smesso io di mangiare il cibo precotto? Ho cominciato ad immaginarmi la gente che ci lavora alla catena di produzione del cibo in scatola. La prossima volta che salite su un autobus e vedete uno con la cancrena alle mani, ecco immaginatelo nella catena d’assemblaggio mentre inserisce dei pezzettini di pollo dentro una confezione… questo vi guarirà di sicuro, poi tornate a casa e mangiate della cazzo d’uva! “Fatto-in Casa”. Vedete questa scritta anche nei ristoranti: “Zuppa fatta in casa”. Me ne frego di quanto la cameriera devastata dalle anfetamine e con le linee delle Malboro che le segnano la faccia possa ricordarvi vostra madre… ma state pur certi che la zuppa non è manco per niente fatta in casa. A meno che qualcuno non viva nella cucina, ma se è così allora voglio proprio vederlo in faccia ‘sto gran figlio di puttana, voglio controllarlo per bene per accertarmi di persona che non abbia lesioni, pustole, dermatiti, la congiuntivite o la tigna… e pure i pidocchi. Poi c’è lo “stile-casalingo”…
5Stile-casalingo

Quando quegl’imbecilli della pubblicità si rendono conto che “fatto-in-casa” sembra pure a loro una cazzata troppo grossa e merdosa da sparare, allora passano allo “stile-casalingo”. Che aroma di “stile casalingo”! Ma della casa di chi stiamo parlando? Quella di Jeffrey Dahmer [il serial-killer cannibale che ammazzava principalmente asiatici e africani]? Credetemi, non c’è niente di “casalingo” nella testa di un adolescente cambogiano, va’ bene? Anche se gli metti del prezzemolo sui capelli. Insomma, ogni volta che aggiungono la parole “stile” ad un’altra parola qualcuno vi sta di certo prendendo per il culo. “Una vera bontà vecchio stile”… ma che significa? Niente! Non vuol dire assolutamente niente! “Salumeria in stile newyorchese”, significa che non si trova a New York! Non significa altro o non avrebbero avuto bisogno di dirlo, no? Invece si trova a Calgary il proprietario è di Hong Kong e il cibo sa di cose che pure i bangolini in cucina hanno buttato nell’immondizia. “Ristorante in stile familiare” sapete cosa significa invece quest’espressione? Significa che c’è un litigio ad ogni tavolo, troppa gente che piangee e l’uomo più anziano della famiglia che prende le donne a pugni.. “stile familiare”…bleah e poi c’è la parola “Gourmet”.

6Gourmet

Un’altra parola con cui quei cretini assoluti della pubblicità ci si sono completamente ripuliti il culo. “Cena gourmet in tazza”, “gourmet cuisine in lattina”, a proposito quando sentite la parola “cuisine” al posto di “cibo” preparatevi a pagare un extra d’almeno l’80% in più sul conto. Involtini-gourmet, caffè-gourmet, pizza-gourmet… queste cose non esistono! Volete sapere che cos’è il cibo gourmet? Cazzetti di lumaca tostati. Palle di alce candite. Sformato di cazzo di yak… “Gourmet”!

1Fatto col cuore

Ancora un’altra fottuta serie di parole-cazzate inerenti al cibo: “fatto col cuore”. La zuppa è “fatta col cuore”, la colazione è “fatta col cuore”… volete sapere cosa faccio quando sento le parole “fatto col cuore”? Guardo subito l’etichetta… ecco qua, 300 grammi di grassi saturi, bene, proprio “col cuore” sì, ma perché ti fa venire l’infarto!

Lo stesso poi vale per:
Burroso
Limonoso

3Cioccolatoso

una vera prelibatezza “cioccolatosa”, sapete che significa? Nessun cazzo di cioccolato, NESSUNO!

E poi state molto attenti quando riferiscono le parole “al gusto di” aggiunte ad un’altra parola. Bevanda “al gusto di” limone… nessunissimo limone del cazzo neanche qui! Come un cibo per cani che si autodefinisce: “cibo al sapore di pollo”. Un cane non sa che cosa sia un pollo, potrebbe piacergli se gliene dai ma non dirà mai: “Oh bene, speravo proprio che ci fosse ancora del pollo”. E visto che ci siamo: “bocconcini al gusto di pollo” giusto? Ma anche qui dentro, nessun pollo del cazzo!

8Saporoso
Stuzzichevole… “saporoso” e “stuzzichevole” non sono parole vere che esseri umani sani di mente usano in una normale conversazione, ma sono parole pubblicitarie! Qualcuno vi ha mai detto indicando un cibo: “certo che questo è proprio saporoso!”? oppure “oh, ma quanto è stuzzichevole…”!

Ora, prima che cambiamo completamente argomento e passiamo ad altro, un’altra parola del cibo è:

2Naturale 
Questa è diretta a voi tutti indemoniati del cibo salutistico, hipster ecologisti e gastrofighetti succhiacazzi [qui Carlin usa la parola datata Yuppies ma m’è sembrato opportuno attualizzare con Hipster/Gastrofighetti] che correte in giro con addosso le vostre belle fibre naturali. La parola “naturale” è del tutto priva di senso. Tutto è naturale! La Natura include tutto, non solo gl’alberi e i fiori, ma proprio Tutto. I rifiuti tossici di una compagnia chimica sono del tutto naturali. Sono parte della Natura. Facciamo tutti parte della Natura, tutto è naturale. La merda di cane… questa anche è naturale certo, solo che vabbè, non è che poi sia granché da mangiare!

[George Carlin, New York 1937 – Santa Monica, 2008]

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