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Ubriachezza e sobrietà nel mondo antico, per non pensare troppo al mondo di oggi

29 marzo 2021
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Ubriachezza e sobrietà nel mondo antico, per non pensare troppo al mondo di oggi
Pensiamo al mondo antico, all’ubriachezza e alla sobrietà nel mondo passato, per non pensare troppo al mondo presente, un mondo ottenebrato dal virus SARS-CoV-2 e dalle sue varianti insidiose che non danno tregua, non concedono neppure un attimo di quiete né la spensieratezza d’ubriacarsi in pace, viaggiare tranquilli, scopare in libertà.
Aspettiamo ancora un attimo però. Non vorrei subito cedere alle lusinghe del mondo antico. A sprofondare, a perderci in esso come in un paradiso d’oppio. Facciamo un salto a qualche decina d’anni fa. Siamo agli inizi degli anni 30, nel pieno della Grande Depressione, forse il momento più buio, almeno fino all’anno scorso, dell’era industriale. Una coppia di gangster in fuga si esercitava a sparare su una casa di poveri contadini espropriata dalle banche. La famiglia dei contadini, prima di emigrare, passa per dare un ultimo saluto a quella che era la proprietà sottratta loro dal sistema bancario. I due gangster si presentano:
<<Lei è Bonnie Parker. Io sono Clyde Barrow. Rapiniamo banche!>>
Dal capolavoro cinematografico di Arthur Penn, Bonnie and Clyde (1967). 163996425_3002792453282301_413606418085182560_o-1

Riportato a oggi, marzo 2021, dopo un anno di pandemia di COVID-19 e sue mutazioni, questo scambio folgorante nell’America sfigurata dai vortici della Great Depression, tra i contadini rapinati dalle banche e Bonnie & Clyde che le banche le derubavano sul serio, può suonare un po’ macabro. Macabro perché? Perché con l’aria che tira ora, presto saranno in tanti a finire in bancarotta, a indebitarsi con le banche o l’Agenzia delle Entrate, questo a prescindere dai decreti degli azzeccagarbugli, dai labirinti burocratici dei fondi salva stati e i superbonus ad uso di chi, al solito, ne ha meno bisogno. Perché poveri e disperati in situazioni di crisi saranno ancora più impoveriti, preda della disperazione. I ricchi invece, gli ammanicati ai politici, ai palazzinari, ai leccaculo e ai traffichini di turno, questo si sa, si arricchiscono ancora di più, tanto in provincia che in città.Mondoantico

È trascorso un anno che ha rilevato man mano una discrepanza sociale enorme tra quelli che lavorano con le mani o nei servizi dove è prevista la presenza fisica (muratori, camerieri, baristi, parrucchieri, meccanici, contadini, medici, infermieri, il sepolcrale sottobosco delle Partite Iva…) e quelli che lavorano in ufficio davanti a un computer (banche, poste, amministrazioni pubbliche, statali, insegnanti, speculatori di borsa, militari…) tranquilli tranquilli, almeno per ora, in “smart working“. Un anno di confusione totale sul virus, sulle mascherine, sui vaccini. Confusione fraudolenta incoraggiata malignamente dai mezzi di comunicazione di massa che hanno provocato, in modo irreversibile, un senso d’insicurezza e instabilità perenni. Più di un anno ormai, alternato a quarantene di settimane o mesi e riaperture a zone colorate che ci ha reso tutti più suscettibili, tormentati, smarriti. In bilico sull’abisso come quell’equilibrista matto da una vecchia foto scovata su internet. In equilibrio precario sulle sedie dalla cima di un grattacielo.162611815_3000923243469222_4393863656241896354_o

In questa altalena di sbalzi d’umore e pensieri nerissimi (a proposito delle zone a colori), concentrarsi sulla lettura di libri appassionanti può rappresentare un ottimo esercizio spirituale. Un diversivo proficuo, una forma di protezione della mente se volete. Vogliamo definirla volontà di potenza per astrazioni somme? Ecco, forse anche meglio: una passione insana verso distrazioni vagabonde. Anzi no, un vero e proprio viaggio iniziatico della coscienza che ci ammaestri ad osservare le cose a noi più prossime ma con la giusta proporzione d’impulsi emotivi, cioè alla dovuta distanza di sicurezza e senza soffocarci con un senso immane d’impotenza lungo il frenetico arco temporale della storia umana. mosaico con satiro e musaAffascinante pensare perciò all’uva di 60 o 50 mila anni fa. Sessantamila o cinquantamila anni fa le viti, i grappoli d’uva, ma ve l’immaginate? Quando l’uva era il nutrimento base delle civiltà di matrice Mediterranea? Che sapore, che colore, che spessore poteva avere quell’uva selvatica? Era aspra, dolce, allappante, acidula, succosa? Dai semini abbrustoliti, ci si preparavano dei panetti impastati con legumi, miele e frutta secca? Che faccia avranno fatto – buffa offuscata ebete erotica grottesca rancorosa sessuale fosca – le prime comunità di uomini e donne intenti ad assaggiare il liquido originato dall’uva fermentata e tramuta in alcol? Quali o come saranno state le reazioni d’intossicazione degli esseri umani primordiali il cui organismo non era certo troppo abituato ad assorbire bevande alcoliche nel proprio interno? Era un’ubriachezza di natura molesta, malinconica, psicotica, arrapante, febbrile, aggressiva, funebre, gioiosa, timida, omicida?

Fresco Fragment Depicting Dionysos and Ariadne; Unknown; Roman Empire; 1st century; Fresco; 94 x 93 x 6 cm (37 x 36 5/8 x 2 3/8 in.); 83.AG.222.3.1
Fresco Fragment Depicting Dionysos and Ariadne; Unknown; Roman Empire; 1st century.
Leggevo in Paolo Nencini, Ubriachezza e sobrietà nel mondo antico. Alle radici del bere moderno (Gruppo Editoriale Muzzio, 2009):
<<In una grotta del Monte Carmelo, la cui occupazione è databile tra i 60 e i 48 mila anni fa, e quindi durante il Paleolitico medio (cultura di Mouster), sono stati trovati semi abbrustoliti di Vitis vinifera selvatica attorno al focolare, mischiati a semi di varie specie di legumi, a pistacchi e ghiande. È interessante osservare che in tale sito sono stati trovati solo due semi d’orzo selvatico. È pertanto probabile che, ancor prima dell’avvento della rivoluzione cerealicola, gli abitanti della Palestina paleolitica contassero sull’uva come fonte di nutrimento.>>29103238_2126941010867454_8372190423086530560_o