Vecchie o nuove maschere e la ragione del più forte

Per conoscere bene le cose bisogna conoscerne i dettagli; ma dato che questi sono quasi sterminati, le nostre conoscenze sono sempre superficiali e imperfette. 

François de La Rochefoucauldworld-oldest-masks-israel-neolithic_11

Vecchie o nuove maschere e la ragione del più forte

Aria di cambiamento a Bordeaux? Il messaggio è squillante e chiaro. Château d’Yquem – stando alle dichiarazioni di Arnault – passerà pian pano da un regime biologico alla pratica biodinamica. Sempre lo stesso Arnault, proprietario anche di Cheval Blanc, ha annunciato che potrebbe convertire pure quest’ultima al metodo biodinamico sulla scia di Guiraud a Sauternes, Palmer a Margaux e Pontet-Canet a Pauillac.

Come se la biodinamica fosse un metodo preconfezionato cui basta aderire, una bacchetta magica che converte d’emblée il suolo morto in suolo vivo così, solo annunciando di farne parte. Quando la biodinamica è invece un’abissale Weltanschauung, cioè una vera e propria concezione del mondo e della vita che non si acquista da un giorno all’altro semplicemente possedendo un cospicuo conto in banca che ci arroga il diritto di partecipare a tutto e toglierci ogni sfizio o desiderio che abbiamo.

Vue-du-Cha¦éteau-660x330Ora, fermandosi solo all’apparenza emotiva, sembra una ragionevole presa di coscienza sulla maggiore sostenibilità ambientale da parte di alcuni intoccabili Châteaux a Bordeaux, quindi la propagazione virtuosa di un messaggio propenso alla sensibilizzazione ecologica. Si auspica perciò una ricerca più centrata alla vitalità del suolo, finanziamenti indirizzati a sperimentazioni di biodinamica applicata e approfondimenti scientifici sempre più orientati alla biodiversità etc. Eppure, ragionando nella stessa ottica finanziaria dei privilegiati produttori della zona, che tendono come è ovvio a riportare tutto in uno schema di razionale profitto bancario, temo una estrema banalizzazione dei saperi millenari che la biodinamica intesa quale visione spirituale del cosmo accoglie in sé. Sospetto quindi un superficiale riduzionismo da predatori aristocratici e di conseguenza la semplificazione ingegneristica di pratiche agricole assai più complesse e strutturali della solenne ma forse fin troppo autocelebrativa conversione alla biodinamica ottenuta su carta pagando certificazioni e compilando diligentemente altre formalità burocratiche di rito.

Sono o non sono i più forti produttori di vini pregiati al mondo quelli a Bordeaux, almeno in termini di ragionevole peso sull’economia mondiale del sistema vino? Figurati quindi se Loro non possono permettersi di incarnare l’ago della bilancia nell’attuale scenario enologico tra una viticoltura Tecnocratica e una viticoltura su scala più Umana. Mask-Nahal-Hemar-IMJ-e1394016811214-1024x640Vedo però sfilare maschere nuove che sostituiscono le vecchie. La vecchia maschera del convenzionale incancrenita di pesticidi; la maschera dell’ipertecnologia abusata in cantina; la maschera del diserbo sparato in vigna a isterilire suoli, piante e radici; la vecchissima maschera dell’enologia interventista; a un certo punto appaiono tutte quali trite maschere proprio perché rischiano evidentemente di essere smascherate. Ecco allora che, all’improvviso, tutte queste maschere logore cominciano ad essere sostituite o sovrapposte dalle nuove maschere: la maschera del biologico; la maschera della biodinamica; la maschera dell’ecologismo formale… e la maschera dell’ipocrisia – vecchia o nuova che sia – diventa più vera del volto stesso che dovrebbe esserci sotto. È quella la maschera arcigna adatta ad ogni circostanza, quella maschera immortale che esprime già al solo sguardo l’adagio altrettanto immortale di Jean De La Fontaine e cioè che la ragione del più forte è sempre la migliore.

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