Un ricordo di Beppe Rinaldi

3 settembre 2018
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Un ricordo di Beppe Rinaldi:

Dostoevskij, Baudelaire, il Citrico

Una decina d’anni fa, quando si poteva ancora freuquentare il Merano Wine Festival, girovagavo inquieto nella sezione separata dedicata ai vignaioli artigiani. Assaggiando assieme a lui i suoi vini, lui dietro al banchetto sempre un po’ blasé e sornione, il sarcasmo asciutto di chi sa, di chi capisce e non lo dice, cominciamo non so più come e perché a ragionare di letteratura universale.3F4C4442-8975-4318-BCF5-1200E762C084

Ecco che a Beppe Rinaldi s’infiammano improvvisamente gl’occhi con i quali infuoca anche i miei. Appoggia il suo bicchierino di Barolo al banchetto dopo averne tratto un sorso meditabondo e, – profilo sempre basso, senza mai contravvenire a quel ghigno benevolo d’autoironia disincantata dietro al baffo ammiccante, – proclama:

“Se i produttori di vino, se i consumatori di vino leggessero più Dostoevskij o Baudelaire, si berrebbe sicuramente meglio e ci romperemmo meno le bballe a vicenda!”

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