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La Stoppa. I vini aderenti e ardenti di Elena Pantaleoni

5 maggio 2017
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La Stoppa vini aderenti e ardenti di Elena Pantaleoni

Sere fa grazie agli amici Vincenzo, Antonella e Cecilia del VignetoIncontri col produttore: La Stoppa // Tra la via Emilia e il Sud a piazza dei Condottieri in zona Pigneto (Roma), ho potuto rispolverare e approfondire un buon ripasso d’assaggi dei vini de La Stoppa un’azienda cruciale per la propagazione del vino artigianale italiano, un’azienda agricola cioè per la quale “il lavoro in cantina è guidato dalla profonda conoscenza dei frutti della vite e del territorio”. All’operato troppo tecnico, ai condizionamenti in eccesso, ai lavori invasivi dell’uomo – secondo i sani principi base radicati alle fondamenta etiche ed empiriche de La Stoppa – si antepone sempre la maturazione dei frutti e lo sviluppo dei fenomeni della natura che l’uomo dovrà osservare, interpretare nel miglior modo a minor impatto ambientale per estrarne un vino genuino, quanto più attinente al territorio, un vino principalmente fatto in vigna più che in cantina.

È stata una degustazione molto significativa, arricchita dalla presenza della produttrice Elena Pantaleoni che dai suoi vini aderenti e ardenti dai vigneti della val Trebbiola – senza dimenticare il contributo essenziale dalla vigna alla bottiglia dato da Giulio Armani – estrae il succo territoriale più schietto dei Colli Piacentini, un liquido onesto grondante suolo, fragranza e salute.18221983_1968835030011387_6995374579279419318_n

  • Malvasia dolce frizzante 2016 (Malvasia di Candia Aromatica 100%). È una Malvasia dolce frizzante a basso contenuto alcolico 7 %, fermentazione naturale interrotta, zuccheri residui intorno ai 70 grammi litro, è una sorta di Moscato d’Asti fermentato in serbatoi chiusi con presa di spuma a temperatura controllata.

 

  • Ageno 2011 (Malvasia di Candia Aromatica 60%, Ortrugo e Trebbiano 40%). L’età media delle vigne è sui 40 anni. Lieviti indigeni e macerazione sulle bucce di un mese e nessuna aggiunta di solforosa. Affina per un anno tra vasche d’acciaio e barriques dismesse, poi riposa ancora un altro paio di anni in bottiglia prima di essere immesso suo mercato. Ovviamente non è filtrato per preservarne tutta la ricchezza enzimatica. Colore ambra di luce crepuscolare, asciuttezza aromatica, severità sapida al palato, gusto fragrante e fibroso del tannino presente sulla buccia d’uva estratta dalla macerazione. Ortugo e Trebbiano apportano quella speciale acidità, quella vibrazione necessaria all’equilibrio dell’insieme, acidità vibrante altrimenti assente nella sola Malvasia di Candia aromatica. Vino in movimento perpetuo, da una temperatura di servizio eccessivamente fredda di partenza, man mano che diventava chambrè, dal bicchiere al gargarozzo, il vino trasferiva da sé in chi ne beveva, il calore rinfrancante d’un pomeriggio estivo allietato dalla brezza di mare, suscitando gioia e sorrisi profumati di macchia mediterranea – origano, rosmarino, capperi, mentuccia selvatica.

 

  • Trebbiolo rosso 2015 (Barbera 60% Bonarda 40%). A prescindere dal fatto che esiste anche una versione frizzante di cui questa è la controparte ferma, tuttavia una certa essenziale vivacità carbonica sembrava sobbollire anche qua in fusione perfetta con la polposità del frutto, con la succulenza croccante e beverina dell’uvaggio tipico delle più identitarie osterie dei Colli Piacentini in accompagnamento ad alcune fettine di salame gentile e di coppa piacentina, un uvaggio quindi che è soprattutto alimento quotidiano locale a base di Barbera e Bonarda o Croatina che dir si voglia.

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  • Macchiona 2011 (Barbera 50%, Bonarda 50%). Macchiona è il nome della casa colonica trai vigneti delle varietà rosse più tradizionali dei Colli Piacentini, ma è anche il nome del vino più rappresentativo di questo uvaggio territoriale dalle vigne più vecchie. Resta una anno in botti di rovere di Slavonia da 10 e 20 ettolitri, poi almeno due anni in bottiglia. Austerità, ciccia e muscoli tipici del corpo massiccio di questa etichetta ne fanno un vino quasi da meditazione, un vino di beva più allungata nel tempo e nello spazio. Meriterebbe piatti della tradizione gastronomica locale quali la trippa o la bomba di riso alla piacentina, il salame cotto e naturalmente il bollito misto.

 

  • Vigna del Volta 2009 (Malvasia di Candia Aromatica 95%, Moscato 5%). Malvasia di Candia Aromatica nella sua versione più opulenta, alla maniera ancestrale dei vini dolci del bacino mediterraneo, derivata da acini appassiti al sole dunque pigiati al torchio verticale idraulico. Essenza d’uve condensate in un nettare resinoso, frangitura di zuccheri vegetali. Profumo, densità, abbondanza aromatica, indirizzano verso suggestioni sensoriali che rievocano a morsi e risucchi la polpa gialla, il gusto puro d’albicocche raccolte al loro perfetto picco di maturazione sulla pianta.

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