Tag

Pinot Noir

Georges Laval Brut Nature Cumières 1er Cru

29 febbraio 2016
Commenti disabilitati su Georges Laval Brut Nature Cumières 1er Cru

1

Vincent Laval dice che non ha dato particolarmente ascolto ai consigli del padre riguardo vigne vino e vinificazione: “è un lavoro da morirci di fame”. E difatti nonostante questi “incoraggiamenti” paterni, Vincent da Récoltant Manipulant ha continuato in solitaria a prendersi cura dei 2,5 ettari certificati a biologico fin dal 1971 da cui tira fuori le sue belle buone ma sempre troppo poche 9000 bocce o poco più. Cumières è il nome del paese vicino Épernay sul lato destro della Marne, da cui il nome della zona a Premier Cru: “Cumariot”.

2Questa etichetta in particolare è un assemblage di Chardonnay (50%) Pinot Nero (30%) Pinot Meunier (20% ) che è indicata quale Brut Nature a significare che nessuna aggiunta di zuccheri è stata fatta dopo la sboccatura. Neppure un mese fa ho bevuto un Brut Nature di Laval millésime 2011 cuvée “Les Chênes” un Blanc de Blancs (100% Chardonnay) che esce solo nelle migliori annate di grande maturazione ma mi è sembrato però che forse era, e a ragione, ancora troppo presto, leggermente acerbo il quale merita senz’altro di maturare ancora qualche annetto in vetro dopo averne fatti almeno 4 di anni in bottiglia sui lieviti dopo i 10 mesi di prassi d’affinamento in fûts de chêne cioè in tonneau.

George

3

Ogni singolo dettaglio – dal trattamento biologico del vigneto al paziente lavoro in cantina – sembrano combinarsi e corrispondere amorevolmente tra loro per rendere questo prodotto artigianale un’espressione di champagne di profonda autenticità, pulizia, succosità e gusto deciso; significativa poi l’acidità a sostegno del velluto frizzante, fragranze floreali, poppute bolle, sapore leale che testimoniano altrettanto d’un sentimento di preservazione della natura accompagnato a fragili ma continui gesti di consapevolezza agricola. Amo Champagne Georges Laval e questi suoi champagne ricolmi di formosa sostanza!

99 maison champagne

 

 

Domaine Ramonet Chassagne-Montrachet Pinot Noir 2012

23 febbraio 2016
Commenti disabilitati su Domaine Ramonet Chassagne-Montrachet Pinot Noir 2012

IMG_6907

Chassagne-Montrachet rosso di Ramonet. Ecco qui una denominazione che è meglio conosciuta per i bianchi piuttosto che per i rossi.

Anche se è solo un “generico” Chassagne rouge village di Ramonet, quello che apprezzo di più in questo tipo di Pinot Neri è la semplicità sostanziosa del frutto, un tannino cristallino, la leggerezza d’un affinamento in legno assai ben bilanciato, la felice semplicità – che non è la stessa cosa di banalità – di bere una bottiglia anche soli ma arrivare tranquillamente al fondo senza neanche accorgersene. Apprezzo davvero molto vini così nitidi e sobriamente ben fatti che mi lasciano nella memoria dal primo fino all’ultimo sorso e per tutta la durata della boccia, una genuina impressione di bevanda franca che zampilla naturaliter anche se solo grazie alla mano rispettosa dell’Uomo, dalla vite alla cantina al tavolo, quadrando così il cerchio della bontà e della correttezza sia al naso che alla bocca quindi allo spirito. 

Mi piacerebbe ora si provi ad immaginare anche l’abbinamento però. La polenta più deliziosa della mia vita con cime di rapa e scaglie di pecorino sardo preparata con austera eleganza e aristocratico understatement dall’amico Filippo Volpi dunque assieme a lui gustata a cucchiaiate preziose – una più speciale dell’altra – accucciati davanti al tepore confidenziale del camino, il calice rubino dello chassagne 2012 sempre accanto – finché è durato – quasi fosse un talismano di rara gioia corporea e psichica armonia, con l’animo tutto slanciato, socchiuso agli adescamenti di alcune vigorose chiacchiere bioselvatiche (∗Copyright di Filippo Volpi). IMG_6906

  • Farina Integrale di granturco rosso. Formenton Otto file della Garfagnana e Valle del Serchio del Mulino di Piezza che a quanto pare ha chiuso per sempre i battenti proprio perché l’alta qualità delle materie prime, lo scrupolo sulla filiera e la selettività di produzione al giorno d’oggi, purtroppo ahimè, non ripagano l’affitto in questo nostro sempre più becero, malandato e maledetto Bel Paese.

IMG_6905

Domaine Leroy Les Cazetiers Gevrey-Chambertin 1er Cru 1949

30 dicembre 2015
Commenti disabilitati su Domaine Leroy Les Cazetiers Gevrey-Chambertin 1er Cru 1949

Leroy 4

Leroy 1959 CornelissenSupporto fisico a Frank nell’estrazione chirurgica del tappo di 66 anni
Leroy tappo fossilTappo e capsula come fossili terrestri

Annata 1949 in Borgogna secondo Broadbent: “la conclusione perfetta di un decennio – vini eleganti ed equilibrati”; Clive Coates nel suo libro Côte D’Or: “migliore annata degl’anni ’40: bellezza e purezza al loro grado di perfezione”; Robert Parker Jr .: “è stata l’annata migliore dopo la II guerra mondiale e prima della ’59.”
Leroy retro Henri Leroy dell’omonima Maison al tempo era négociant con sede a Auxey-Duresses; sua figlia la mitica Madame Lalou Bize-Leroy nel 1949 aveva solo diciassette anni.
Les Cazetiers è tra i Premier Cru più elevati (370 slm) di Gevrey-Chambertin se non di tutta la Borgogna.
Ho bevuto questa preziosa bottiglia sull’Etna assieme a ‪#‎FrankCornelissen‬ ed altri cari amici. Già il solo stapparla è stato una specie d’intervento chirurgico a cuore aperto. Appena cominciato a estrarre con delicatezza il tappo, uno sbuffo leggero, un brivido d’aria assieme a delle molecolari bollicine di vino sono magicamente emerse alla superficie del vecchio ma integerrimo sughero. È stato come assistere inermi alla scomparsa di un povero moribondo (ma il Pinot Nero è uomo o donna?) Insomma questo vino “umanizzato” aveva trattenuto dentro sé per 66 anni ancora esuberante “slancio vitale”, speranza, vivacità, respiro! Un miracolo di vino ancora così gustoso, robusto, agrumato, vibrante, terroso, incredibilmente vivo e ben conservato nonostante il colore e il livello del collo non promettessero nulla di tanto buono.. Infine, nutrendomi di quel succo filosofale di lunga vita, questo è quello che ho pensato in quel preciso momento e lo ricorderò finché campo: “il Gevrey-Chambertin stava aspettando proprio noi per essere bevuto e nello spirare il suo ultimo soffio ci ha così donato maggior vitalità, più gioia e più sorriso! ”

Leroy2

Abbinamento a dir poco insormontabile su zuppa contadina preparata con virginale dedizione verso le tradizioni del territorio e conciso spirito del focolare alla casa-bottega dagl’amici Sandro Dibella e Lucia Rampolla del Cave Ox di Solicchiata alle pendici dell’Etna assieme al sempre inossidabile Jerry Fitzgerald e alla confraternita dei Nasi Scintillanti #BevitoriIndipendenti

LeroyZuppa Cave Ox

 

Vini di Francia… Carne di Kobe

27 agosto 2013
Commenti disabilitati su Vini di Francia… Carne di Kobe

3 Kg di filetto di manzo Kobe (神戸肉流通推進協議会) sbarcati clandestinamente a Cortona direttamente dalla Prefettura di Hyogo a rischio ghigliottina… se ne e’ valsa la pena?! Arrostita su una brace incredibile, 5 minuti di cottura per lato, la croccantezza del grasso marmorizzato e fuso alla perfezione nella carne; in bocca si scioglie tenera, gustosissima e sublime come fibrosa crema di nocciole castagne e grano tostato. Coppa di Testa di maiale dei Castelli artigianale in tela di Juta… veramente da “fuori di testa”, servita e spazzolata con leggero tocco di zenzero grattugiato.

– MG Pol Roger Winston Churchill 1999;

– Armand Rousseau Gevrey-Chambertin Clos St. Jacques 1999;

– Jean-Louis Chave Hermitage 1995.. Vino della serata..vino degli ultimi tempi: sottigliezza, persistenza e grazia ahime’ ancora irraggiungibili nella nostra derelitta penisola: esplosione di frescura balsamica, menta, pepe di Sichuan.. la Via della Seta al Syrah!

– Domaine Zind Humbrecht Brand Riesling Vendange Tardive 1989.

Philipponnat Clos de Goisses.. a Iosa!

19 agosto 2013
Commenti disabilitati su Philipponnat Clos de Goisses.. a Iosa!

– MG Philipponnat Clos de Goisses 1990. Maturo al punto giusto; imponente per cremosa mineralità, tostatura graziosa con nuances di vaniglia, mela al perfetto grado di maturazione, zucchero di canna.

Philipponnat Clos de Goisses 1996. Primo sorso appena stappato: bruciante compattezza alla narici alla faringe all’esofago. A seguire tutta l’esuberante imponenza d’una bollicina finissima, concretissima e senzafine che ti riempie d’un solo, spasmodico desiderio: sostituire d’emblée con damigiane e damigiane di questo supremo, vivificante champagne tutto quel vecchio sangue nel sistema cardiovascolare nostro e di chi “si” e “ci” vuol bene.. ALLA NOSTRA!

ps.

L’estrema difficoltà di lavorazione del Clos de Goisses sul Mont de Mareuil  – dalle ostili pendenze e posizione dei vigneti deriva il termine champenois: Goisses – ha portato alla parcellizzazione di questi 5,5 ettari in 11 lieux-dits a loro volta frazionati in 20 parcelle:

Suddivisione in 11 lieux-dits del Clos des Goisses