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Vini di Francia… Carne di Kobe

27 agosto 2013
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3 Kg di filetto di manzo Kobe (神戸肉流通推進協議会) sbarcati clandestinamente a Cortona direttamente dalla Prefettura di Hyogo a rischio ghigliottina… se ne e’ valsa la pena?! Arrostita su una brace incredibile, 5 minuti di cottura per lato, la croccantezza del grasso marmorizzato e fuso alla perfezione nella carne; in bocca si scioglie tenera, gustosissima e sublime come fibrosa crema di nocciole castagne e grano tostato. Coppa di Testa di maiale dei Castelli artigianale in tela di Juta… veramente da “fuori di testa”, servita e spazzolata con leggero tocco di zenzero grattugiato.

– MG Pol Roger Winston Churchill 1999;

– Armand Rousseau Gevrey-Chambertin Clos St. Jacques 1999;

– Jean-Louis Chave Hermitage 1995.. Vino della serata..vino degli ultimi tempi: sottigliezza, persistenza e grazia ahime’ ancora irraggiungibili nella nostra derelitta penisola: esplosione di frescura balsamica, menta, pepe di Sichuan.. la Via della Seta al Syrah!

– Domaine Zind Humbrecht Brand Riesling Vendange Tardive 1989.

Splendida Lineup di Sangiovese Grosso quanto Vero..

18 agosto 2013
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Iridescente aperitivo trai girasoli di metà Agosto all’ora meditabonda del tramonto:
noccioline al wasabi (山葵) & multiforme selezione d’olive: Taggiasche in salamoia, Itrane “mosce” cotte al sole + “pistate” cioè schiacciate con la pietra dunque condite in extra-vergine, aglio fresco e finocchietto selvatico.
Parmigiano Reggiano con primizia di fichi appena colti dall’albero a sostenere un’incredibile batteria in verticale di Brunelli Biondi Santi Tenuta il Greppo:

– 1995 Riserva, il più giovane e forse – proprio a voler fare le pulci – il meno entusiasmante della serie pur se eccelso ed indiscutibilmente il migliore dei Brunelli in circolazione della medesima come di più recenti annate..

– 1983, se la gioca assieme alla ’78 come il sangiovese della serata per purezza, potenza, freschezza, fragranza, integrità, persistenza, cristallinità imperiture..

– 1981, imponente al naso, davvero olfatto irraggiungibile per liquirizia, balsamicità ed erbe mediterranee pur se meno profondo e duraturo al palato come da aspettative odorose..

– 1978.. annata strepitosa per un Brunello assolutamente serissimo ed eccezionale in termini d’austerità, pulizia, intransigenza, fragranza, ultra-trentennale serbevolezza: sangue ed ossa, carne e spirito, anima e corpo del Sangiovese!

(Thanks to Guntis Brands)

B. Giacosa Barolo 1990

18 novembre 2011
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Come cominciare? Innanzi tutto ci troviamo davanti ad un monumento dell’enologia italiana di un’annata eccezionale “tra le migliori a partire dalla fine della seconda Guerra Mondiale”. Se poi dovessimo scegliere qual è il monumento che meglio rappresenti lo spessore tannico, la solarità, la mediterranea freschezza, il respiro ampio ed il balsamo marino che questo vino contiene in sé ed emana attorno forse è gioco facile configurarcelo sotto forma di architettura spontanea e funzionale germogliata su un’isoletta del Tirreno. A tal proposito citiamo un brano di Cesare Brandi tratto dal suo meraviglioso e struggente Terre d’Italia (Bompiani) che solo una cinquantina d’anni fa osservava con amore di storico dell’arte il territorio della penisola in fase di boom economico ma ancora abbastanza incontaminato e non barbarizzato irrevocabilmente da cementificatori, palazzinari senza scrupoli e scarichi industriali a cielo aperto: “Così le case di Ponza nel loro essere cubico, raramente forate dagli archi o stondate dalle cupolette ribassate, sono come dei gabbiani cubici, manufatti dall’uomo e sistemati sparsi o raggruppati (…) la qualità rara di queste case è la parsimonia, la mancanza di vezzi, di ornamenti, di stucchi. La lindura dei volumi squadrati garantisce un tale felice incontro da far pensare con amarezza che solo la miseria può dare esiti così onesti e cristallini.”

Essenzialmente onesto, cristallino e senza vezzi, ornamenti o stucchi sarà anche questo Barolo Villero di Castiglione Falletto di Giacosa Bruno che vorremmo sempre sorseggiare accovacciati sui ruderi cistercensi del Monastero di Santo Spirito a Zannone all’ombra degl’agavi dei fichi d’India e delle querce castagnare, avvolti dalla fragranza sobria delle ginestre smosse dalla brezza in compagnia d’una famigliola saltellante di mufloni, contemplando il volo dei gabbiani reali e dei falchi pellegrini mentre nel frattempo l’asinella Penelope ignara del mondo e degl’uomini, si strozza tutto il giorno dei fichi acerbi o maturi strappati a morsi dai rami attraverso cui riluce azzurrissimo come ai tempi d’Omero sia il mare che l’Occidente.