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Sangiovese vitigno di razza purosangue

8 novembre 2017
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Sangiovese Vitigno di Razza Purosangue

A Siena, i primi di novembre dal 2 al 5, si è svolta la manifestazione Sangiovese Purosangue 2017 giunta alla sua VI edizione.
È già il secondo anno di seguito che ho il piacere di partecipare a questa intensa kermesse organizzata grazie alla caparbietà e all’impegno proattivo di Davide Bonucci – EnoClub – Siena che attraverso questa sua associazione promuove cultura del territorio e delle eccellenze eno-gastronomiche con il supporto di Marina Ciancaglini – Garage Wine all’ufficio stampa e alla comunicazione.

Per quattro giorni pullulanti di attività tra la Contrada della Lupa, la Fortezza Medicea (Sala Esposizione e Bastione San Filippo) e le aule esterne dell’Università di Siena nel Complesso S. Niccolò più un buffet al fastoso Palazzo Salimbeni con vista notturna impareggiabile su piazza del Campo, si sono succeduti seminari, conferenze, dibattiti, degustazioni, banchi di assaggio, incontri con i produttori inerenti al microcosmo Sangiovese. Ovviamente sangiovese di Toscana quasi tutto di indicazione geografica e denominazione d’origine garantita con qualche stimolante sconfinamento verso interpretazioni della stessa uva anche dalla Romagna e dall’Umbria.FullSizeRender 5Le conferenze tecniche, affiancate alla degustazione di alcuni Chianti Classico in merito alla corrispondenza suoli-vini – da San Casciano in Val di Pesa a Barberino Val d’Elsa a Greve, Castellina e Gaiole in Chianti, Castelnuovo Berardenga – hanno segnato uno dei momenti topici delle varie giornate. Professori universitari, agronomi, enologi, viticultori e produttori di vino si sono avvicendati con entusiasmo ad illustrare il loro sapere, a condividere le loro personali esperienze conoscitive sciorinandole a un folto pubblico di addetti ai lavori, critici, degustatori e appassionati del vitigno sacro della Toscana che i contadini meno docili e niente affatto addomesticati continuano ancora a chiamare come un tempo: San Gioveto.IMG_6836L’intera giornata si è succeduta nel solco d’un illuminante percorso di approfondimento razionale relativo alla nutrizione idrica e ricchezza minerale dei terreni; alla presenza d’ossigeno e azoto piuttosto che alla temperatura del terreno perché variegati sono i livelli termici del suolo così come, naturalmente, svariate sono le composizioni geologiche, le tessiture pedologiche, le trame organiche dello stesso. Suoli sabbiosi, suoli franchi, suoli argillosi etc. che determinano a loro volta la matrice di profondità, complessità, colore, struttura, salubrità, vigoria delle piante.FullSizeRender 5 Lo stato di salute dei portainnesti e delle radici impiantate in un terreno con caratteristiche specifiche caratterizzerà il tipo di uve maturate – sangiovese nel nostro caso seppur da innumerevoli cloni – le quali, a partire dal sistema d’allevamento, dai trattamenti, dalle macchinazioni e dai soprusi chimici in vigna o dalla cura della vitalità del terreno, dallo stile di vinificazione impostato e via discorrendo, daranno come risultato finale uno specifico tipo di vino piuttosto che un altro. Vino, si badi bene, che se non è stato eccessivamente manipolato con l’abuso delle tecniche enologiche di sintesi o ricorrendo alle accomodanti ma invasive pratiche d’affinamento da parte dell’uomo, dovrebbe, sempre del suolo, rispecchiarne la sostanza prima e ultima di frutto della terra squadernando infine nel bicchiere il senso complessivo del terroir.IMG_7035Il momento più illustrativo – sia in positivo che in negativo – di tutto questo fermento teorico è stato incarnato dalla batteria di degustazione delle micro-vinificazioni sperimentali caldeggiate dall’Associazione Classico della Berardenga. Nel nome di Leonardo Bellaccini, enologo della notabile azienda Agricola San Felice si riunisce, nel progetto suddetto, la raccolta/produzione di ventisette piccoli viticoltori associati che finalizzano i loro sforzi in tre etichette singole: Sabbia, Galestro, Macigno ovvero le tre più diffuse componenti di terreno da cui provengono le rispettive uve sangiovese; per quanto poi lo stile un po’ troppo Deus Ex Machina di vinificazione, fermentazione ed “elevamento” della cantina madre tenda alquanto ad appiattire/omologare nel legno gli sforzi fatti in campagna proprio nell’ottica di differenziare, zonare e separare la produzione delle uve dai suoli appunto a maggior presenza di sabbia, galestro o macigno.FullSizeRender 5Altri excursus teorici riguardavano le potenzialità delle moderne tecnologie geomatiche per la viticoltura, tema ancora forse un po’ troppo avventuroso relativo alle geotecnologie avanzate che sconfinano dai dipartimenti di scienze fisiche della terra e dell’ambiente con l’applicazione di droni, laser ed elicotteri a effetti speciali tipo Indiana Jones ma che al momento hanno ancora ben poche, oscure e alquanto confuse implicazioni in viticoltura.
O ancora la conferenza su Geologia e cartografia geologica dei Monti del Chianti: implicazioni per la produzione vitivinicola da cui in buona sostanza, sulla scia dei mille ragionamenti circa la zonazione vitivinicola e olivicola della provincia di Siena attinente ad uno studio seminale del Costantini (20006), è emersa come criticità ed urgenza la grande questione, attualissima seppur spinosa, delle menzioni geografiche – questione particolarmente politica, geografica, burocratica, commerciale. Menzioni geografiche anche più ristrette e circostanziate di quelle comunali a cui s’accosta l’aggiunta negli ultimi anni della definizione in etichetta della Gran Selezione che pare aver creato più confusione che chiarezza, soprattutto nel panorama già ingarbugliato di suo dei mercati esteri.IMG_7037Dalla giornata dedicata invece alle elucubrazioni sulla “Sostenibilità in Viticoltura” a parte qualche tipica deriva pseudo-accademica nazional-pop e una spiacevole ma ahimè diffusa attitudine universitaria specializzata in tentata vendita di Master “Operazionalizzati” come fosse Antani Management Sustainaibility Sbiriguda Prematura Trallallà… cioè a dire fumo negl’occhi ammantato di scientificità, nonsense e anglicismi ingiustificati, paralogismi inconcludenti e supercazzole con la pala raffazzonate dalla retorica vacua del “sostenere la sostenibilità”, ho però avuto modo di apprezzare, menomale, un puntuto, ben argomentato seminario su I profili giuridici del vino con particolare riguardo al vino biologico.FullSizeRender 6 Soprattutto però ho ammirato un intervento molto sentito e trasparente dell’agronomo/contadino Lorenzo Costa sul Recupero dei terreni marginali con pratiche agronomiche sostenibili, in cui l’intellettuale militante, lo scienziato sul campo ha raccontato senza veli né ipocrisie, la sua esperienza di vita diretta, gli ostacoli burocratici, le lotte quotidiane, la fatica, il piacere, l’utilità di recuperare terrazzamenti abbandonati per farne terreni adatti alla coltivazione d’ortaggi. La cura, gli sbattimenti, la tutela del paesaggio chiantigiano attraverso la manutenzione dei muri a secco, la devozione alle asperità e delizie della terra, l’uso di un’agricoltura vitale di sacrificio – che poi è uno stile di vita, un modello di pensiero olistico – agricoltura come processo collaborativo di crescita improntata al buon senso perché, e qui il Dott. Costa citava ben a ragione Frederick Kirschenmann:

“Con l’agricoltura convenzionale abbiamo perduto la conoscenza di come cooperare con il suolo. Un sistema sostenibile è un sistema vivente (…) adottare un sistema sostenibile è un processo non una tecnica.”

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Purtroppo non ho avuto modo di assistere al seminario che si preannunciava scintillante fin dal titolo, dedicato a I difetti e le virtù. La percezione positiva del Brett e della volatile, la sua valutazione estetica… argomento complesso minato di ambiguità speculative, contraddizioni produttive, feticismi organolettici, forzature ideologiche, polemiche di marketing legate alla perfezione dell’imperfetto, che richiamano alla mente le ottocentesche riflessioni dell’hegeliano Rosenckranz sull’Estetica del Brutto.710CaEQGR8LSi sono succedute poi verticali e approfondimenti di annate con i vini del Castello di Monsanto; con il Chianti Classico Riserva Badia a Coltibuono assieme a Roberto Stucchi, produttore di non comune sensibilità e intelligenza; e ancora sempre buonissimo ma fin troppo trascurato dal pubblico non di nicchia, il Chianti Rufina Riserva Selvapiana (Bucerchiale) di Federico Giuntini, con una profondità di annate sventagliate in batteria a dir poco incredibili che andavano dalla 1958, 1965, 1973, 1980, 1983, 1993, 2000, 2009 alla 2013.IMG_7036 2Un giorno intero invece, dalla mattina alla sera con il contributo indispensabile di Seila e Pier Lorenzo miei nuovi brillanti compagni di bevuta dei vini ben fatti e genuini, compagni terroir_isti comme-il-faut per dirla con l’amico agronomo terroir_ista Bertacchini, ci si è concentrati all’assaggio compulsivo delle bottiglie in campo, focalizzandosi alla degustazione “geosensoriale” dei tanti, anche troppi, sangiovese in batteria. Erano quasi 250 vini con un focus sull’annata 2007 da cui abbiamo deciso di battezzare la giornata d’assaggi massicci.  Trenta erano le bottiglie dei 2007 presenti d’altrettanti produttori in lista. Annata la 2007 alla fin fine di succosa sostanza seppur adombrata dalla precedente 2006, vendemmia quest’ultima, almeno in Toscana, di maggior struttura, complessità, eleganza ed equilibrio.FullSizeRender 5Produttori e vini erano classificati negli areali di produzione sull’esempio della decisiva mappa in rilievo del Masnaghetti (I Cru di Enogea) che ben cartografa i vigneti proponendo una fotografia verosimile dove è mostrata in evidenza l’importanza delle altitudini, il significato ultimo delle esposizioni, la parcellizzazione delle zone a maggior vocazione vitivinicola da Nord a Sud, da Est a Ovest del Chianti Classico.IMG_6772– Area Chianti Classico/ Vini Chiantigiani
San Casciano Val di Pesa
Greve in Chianti – Montefioralle
Greve in Chianti – Lamole
Greve in Chianti – Panzano
Val D’Elsa
Radda in Chianti
Castellina in Chianti
Gaiole in Chianti – Gail Alta
Gaiole in Chianti – Monti in Chianti
Castelnuovo Berardenga

IMG_6839– Area Senese
Siena
Casole D’Elsa
San Gimignano
Chiusi
Pienza
Montepulciano

– Area Aretina
Casentino
Bucine

– Area Fiorentina
Chianti Rufina
Certaldo
Montespertoli
FiesoleIMG_6838– Area Pisana
Terricciola
Palaia – Pisa
Volterra

– Area Grossetana
Cinigiano
Castel del Piano
Manciano
Montana

Montalcino

– Umbria
Perugia
Torgiano

IMG_6803Al netto delle dovute considerazioni da fare in merito a variabili quali annate diverse, riserve, vini d’entrata e tenuta del tappo che possono più o meno condizionare/pregiudicare l’integrità di un vino, una premessa necessaria quando si assaggiano considerevoli batterie di così tanti vini, va fatta circa l’imparzialità del palato di chi degusta e talvolta malamente giudica, palato che è praticamente inondato, neutralizzato, bruciato da centinaia di schiocchi di lingua, gorgheggi, gargarismi, risciacqui, borborigmi orali e sputaggi.

Dovessi comunque scegliere una risma sommaria ma sentimentale d’etichette da questo caleidoscopio di sangiovesi provati – massì, sangiovesi al plurale perché non si dà un solo sangiovese come ben dimostrato proprio in questa sede -, degli assaggi fatti in giornata quelli che più hanno assecondato certe mie propensioni all’equilibrio dell’insieme, alla freschezza d’agrumi dissetanti maturi al punto, alla succulenza balsamica, al nerbo d’acidità, tensione muscolare, polpa carnosa, croccantezza del seme, sapore quasi umami e “mineralezza” al retrogusto… caratteristiche quintessenziali nel vino e a maggior ragione in questa occasione visto che qui parliamo di vini a base dell’uva santa Sangiovese, sono in ordine sparso e casuale così come elencati:

Cigliano, Chianti Classico (San Casciano Val Di Pesa)

Villa Calcinaia, Chianti Classico (Greve in Chianti – Montefioralle)

Altiero, Chianti Classico (Greve in Chianti – Montefioralle)

Podere Castellinuzza, Chianti Classico (Greve in Chianti – Lamole)

Ormanni, Chianti Classico (Val D’Elsa)

Castello di Radda, Chianti Classico (Radda in Chianti)

Val Delle Corti, Chianti Classico (Radda in Chianti)

Montevertine 2007 (Radda in Chianti)

Pomona, Chianti Classico (Castellina in Chianti)

Tregole, Chianti Classico (Castellina in Chianti)

Badia a Coltibuono, Chianti Classico (Gaiole in Chianti – Monti in Chianti)

Felsina, Chianti Classico Riserva Rancia 2007 & 2011 (Castelnuovo Berardenga)

Monte Chiaro, Chianti Colli Senesi (Siena)

Le Macchie, Macchie 2007 Terre di Casole Sangiovese (Casole d’Elsa)

Alessandro Tofanari, Fantesco Sangiovese (San Gimignano)

Capitoni, Orcia Sangiovese Troccolone (Pienza)

Ornina, Ornina Rosso (Casentino)

Selvapiana, Chianti Rufina (Chianti Rufina)

Casale di Giglioli, Sangiovese & Chianti (Certaldo)

Antonio Camillo, Morellino di Scansano (Manciano)

Le Chiuse, Brunello di Montalcino (Montalcino)

Piombaia, Rosso e Brunello di Montalcino (Montalcino)

Sanlorenzo, Brunello di Montalcino Riserva 2007 (Montalcino)

Santa Maria Colleoni, Brunello di Montalcino (Montalcino)

Ventolaio, Rosso di Montalcino (Montalcino)

Cantina Margò Carlo Tabarrini, Margò Rosso Umbria IGT (Perugia)

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La vera “Verità” dell’Oenologia Diarrheica del Von Strünz

5 novembre 2017
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La vera “Verità” dell’Oenologia Diarrheica del Von Strünzcaricatura

Da un simpatico libercolo di Vittorio Rubiu sulla Caricatura, leggevo a scatole cinesi un passo tratto dal Gombrich a sua volta in Ernst KrisRicerche psicoanalitiche sull’arte

“Era diffusa credenza (codificata in un testo attribuito ad Aristotele) che per conoscere il carattere di un uomo bastasse individuare nella fisionomia i tratti dell’animale a cui somigliava di più. L’uomo con lo sguardo fisso come i pesci era freddo e taciturno; il viso da mastino tradiva l’ostinatezza.”71ZTrw14seLDunque pensavo tra me, a che animale raro rassomigliava quel viscido hemphillia dromedaries di Bellapietroia? Qual genere di piattola succhiapiscio, tafanaccio mungi sangue, che biscia di fango putrido, ottuso pidocchio d’ornitorinco o blatta leccamerdiera? Quid est Veritas?6396316939_798ebd5b7a Niente, non ne venivo a capo a rivoltare in lungo e in largo la tassonomia tutta del globo animale. Poi ho capito: Bellapietroia è bestia in sé – neppure troppo rara – razza coglionastra, specie genere famiglia ordine classe phylum regno dominio, un idiotone d’animalaccio a sé bastante per via ontogenetica e per filogenesi… è questa e basta la Verità22886022_2061070544121168_7448214871297559590_nA voler approfondire oltre, esorto alla consultazione di Oenologia Diarrheica del Von Strünz:

<<La Verità di Libero come il Metanolo derivano entrambi dall’idrolisi dei legami esterei presenti nelle pectine metossilate catalizzate dalla Pectinmetilesterasi della faccia merdaccia di Bellapietroia etc. etc.>>

Ho quindi, con gusto rinnovato, continuato a leggere il buon Rubiu:

“La caricatura è, per sua stessa natura, moralistica. Descrive ed esagera difetti o vizi, ma nello stesso tempo suscita il riso; e poiché colui che ride si pone in posizione di superiorità rispetto a colui di cui ride, la derisione del vizio indica la superiorità della virtù… Costituisce così una sorta di riscatto o di catarsi: non si teme ciò di cui si ride.”FullSizeRender 4

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Vino funesto, vino profumerdino, vino del cazzo

26 ottobre 2017
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[Ipotesi di titolo tronco in rosso bold : vin funest, vin profumerdin, vin del cazz]

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Breve ma fin troppo veritiera definizione del vino funesto-profumerdino o ancora meglio: vino del cazzo:

  • prodotto finale emesso dalla escrezione fitofarmaceutica in una vigna sterile dalle cui scorie d’uve anemiche minzionano – scacazzano – una bevanda aromatizzata al finto-parquet, incentivando così l’abuso di iper-tecnicismi in cantina e legittimando lo stupro enologico a sanguinosi colpi di sostanze di sintesi ed altre (troppe) indicibili “aggiunte” profumerdose pesantemente marcate dalla chimica industriale alimentare a base di lieviti cadaverini, inoculi psicotropo-latrinici, aromi finto-naturali e fuochini d’artificio emorroidali selezionati in obitori d’analisi funebre; il tutto sempre in stretta collaborazione – #haccaventiquattro – con gl’uffici marketing, più simili a fogne in verità, cioè le “fabbriche del consenso” per dirla con quel vecchio babbione di Chomsky.La fabbrica del consenso_fronte
  • Profilo organolettico dei vini funesti profumerdini, già giustamente definiti in precedenza: vini del cazzo*:

a) colore violaceo di cancrena all’esofago;

b) sentore spiccato di linfonodi floreali;

c) retrogusto ampio, pieno, persistente tra la neoplasia agrumata al fegato e l’adenocarcinoma polmonare leggermente tannico.

*Insomma, presupposti i punti a, b, c,  sarebbe opportuna a questo punto, nel caso di signori e signorini, una mano al gambo del bicchiere e l’altra alle palle. Si perdoni ora l’insolenza ma è a fin di bene, mentre a signore e signorine invece – queste ultime in special modo – è spassionatamente consigliata la rinuncia sia al vino profumerdino che al funesto tout-court, quanto a palle e cazzo

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Miserie tante, splendori pochi su Mamma Roma

25 ottobre 2017
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C’è il cliente che ha sempre ragione e poi c’è il cliente che non c’ha ragione manco per il cazzo.
Scipio Lamazza

Tante le Miserie, ben pochi gli Splendori di Mamma Roma. Quella linea sottile tra la stronzeria genetica e la mentecattagine ereditaria.

30 era il numero perfetto. Invece eravamo 36.
6 mentecatti di troppo invecchiati peggio che male, non tanto tronfi e maleducati ma parrucconi tronfi mai educati.
Il Notaio trombone ‘sti grangran cazzi di qua, pure Sommelier (con la r ben scandita) perché le sventure non vengono mai da sole, si sa.
La sociologa – laureata in una bettola di Caracas, chissà – che il solo
libro avrà mai sfogliato in vita sua è la temibilissima:
Guida per principianti al sesso dopo la morte.
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E poi quell’altra col botulino che gli straripava dagl’occhi percolandole fino alle ginocchia, avrà avuto un 50ino eppure ne dimostrava un 98ino… a caviglia; era pure allergica alle ostriche, alle seppie e al tonno, in una serata dedicata quasi esclusivamente alle ostriche, alle seppie e al tonno… ma perché cazzo ti c’hanno portato, perché?FullSizeRenderEcco che ora mi si tappa la giugulare e scatta l’invettiva violenta, il turpiloquio accecato alla Catullo. Ebbene ‘sto sestetto assortito di trogloditi puzzoni vestiti a festa, erano disturbati dal fatto che la cena fosse una degustazione accompagnata da brevi ma necessarie spiegazioni e delucidazioni sulle materie prime proposte (frutti di mare & vino a fiumi).
 “Siamo usciti a cena per divertirci dopo una lunga giornata di lavoro…
queste le loro squallide ragioni della minchia capricciosa, come se noi invece si sta al locale – locale specializzato proprio in degustazioni e approfondimenti – per divertirci o perder tempo e non per lavorare, spiegare, servire, talvolta riverire, se e quando è il caso.
È così dunque che 6 buzzurroni molesti hanno scassato il cazzo tutto il tempo agl’altri 30 partecipanti alla serata di degustazione e approfondimenti – oltre ad aver scassato a sangue il cazzo anche a noi in sala – parlando addosso, ghignando, farfugliando e sbuffando in fuori tutto il vuoto d’aria merdosa e raggrumata cellulite al cervello di cui sono evidentemente rigonfi fin dalla nascita.
Bifolchi superflui.
Usurpatori d’ossigeno a tradimento.
Carcasse di carogne altolocate.
Vomito d’accozzaglia subumana a due zampe.
Restatevene a casa a ficcarvi in culo a vicenda i vostri bei Galbani Bel Paese o andate a leccare le tazze dei cessi all’Autogrill… se mai vi fanno entrare!
Emeriti bastardi.
Cazzi pettinati.
Pulciari rifatti.
Peracottari infami.
Pagate affanculo e toglietevi dalle palle.
Razza imbecille.
Gole da ghigliottina.
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“L’Australia che mette voglia di bere uva fresca…”

25 settembre 2017
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Sam Vinciullo & Patrick Sullivan giovani vignaioli australiani crescono.

<<The less input and manipulation the better.>>

<<This is a drinker, not a thinker.>>

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Sam Vinciullo (Margaret River) & Patrick Sullivan (Yarra Valley) due winemakers quintessenziali dall’Australia del vino genuino generato da uve sane, succose e nutrienti; l’Australia a basso impatto TecnoEnologico ma ad altissima digeribilità; l’Australia che mette voglia di bere uva fresca e dissetarsi senza tregua!

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Cena di metà agosto da Mazzo a Centocelle

21 agosto 2017
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Cena di metà agosto da Mazzo a Centocelle

Cenare da MAZZO a metà agosto, quando la città è un paradiso sognante di quiete, da Centocelle a Torrevecchia dal Nomentano a Monteverde, predispone all’amicizia, stimola conversazioni più svagate, invita a brindisi meno affrettati, sollecita una visione della vita più distaccata, ci amalgama tutti al Tao:

“La felicità sta nell’assenza della lotta per la felicità.” (Zhuāngzǐ)71fUjZnXfVL

Roma a metà agosto – ma dura davvero troppo poco – pare il plastico metafisico, l’abbozzo topografico lunare di un urbanista imbambolato che ha previsto più ruderi, piazzali, spazi aperti, viali con assai meno macchine e ingorghi, pochi sbattimenti, niente agitazioni, zero traffici disumani… una vera e propria città ideale a passo di bipede. 

  •  Insalata di seppie alle erbe con crema di patate e olio all’aglio20914252_2027015774193312_9030123614161746548_n-1
  • Lingua, uovo, salsa verde20952942_2027015767526646_6640048612366904851_n
  • Alici fritte con maionese all’erba cipollina20841142_2027015770859979_629137307508689969_n
  • Spaghettone, aglio fresco, funghi shitake, baccalà20840781_2027015824193307_2959234213117854017_n
  • Tagliata di pannicolo e friggitelli20841121_2027015854193304_7089240840759663890_n
  • ps. La cena era prenotata al secondo turno, quello delle 22.00, così l’aperitivo è stato fatto on the road, con il  Weiss Terlaner (fioritura femminile) “Nieren Wein” 2010 di Sebastian Stocker. Seduti alla meno peggio su una panchina scalcinata in uno dei parchetti pasoliniani ai margini della Prenestina in direzione Centocelle, il bicchiere di plastica marchiato Accademia degli Alterati.20861597_2026714014223488_3044230481462142195_opasolini-217

 

Parla, Ricordo. Nabokov fotismi pareidolie fosfeni apofenie

6 luglio 2017
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Parla, Ricordo. Nabokov fotismi pareidolie fosfeni apofenie.

“…il comune lettore può riprendere la lettura a questo punto.”

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Il Dono, ad esempio, assume il punto di vista di Nabokov émigré nella Berlino pre-nazista degl’anni ’30, la stessa città descritta in modo sublime da Benjamin in Infanzia Berlinese.19247887_2001678960060327_3773389457409072554_n

Quello della pareidolia è un fenomeno molto ben descritto da Nabokov che nella sua “autobiografia rivisitata” fa parlare il ricordo ammassando e dando forma di scrittura alle macchie amorfe del passato.

A pensarci bene questa forma d’allucinazione visiva e ricostruzione della memoria a posteriori si può tranquillamente estendere a ognuna delle nostre pre-supponenti visioni del mondo: fedi religiose, convinzioni politiche, attitudini morali, innamoramenti, cioè come a dire che l’essere umano attraverso l’ordine del linguaggio e per tramite della coscienza involontaria, cerca di dare senso e forma compiuta al CUI (Caos Universale Incommensurabile) nel quale si trova a respirare per un numero più o meno limitato di ore, giorni, anni. 20139925_2008380589390164_5308409152179326800_n

Così Nabokov in Parla, Ricordo:

<<E neppure alludo alle cosiddette muscae volitantes: ombre proiettate sui bastoncini della retina da corpuscoli nell’umore vitreo e che si tendono visibili sotto forma di filamenti trasparenti vaganti attraverso il campo visivo. Forse, ai miraggi inagogici ai quali sto pensando si avvicina assai più la chiazza colorata, la trafittura di un’immagine persistente, con la quale la lampada che hai appena spento ferisce la notte delle palpebre. Tuttavia, uno choc di questo genere non è in realtà il necessario punto di partenza di quel lento, costante sviluppo delle immagini che trascorrono dinanzi ai miei occhi chiusi.

(…) A volte, tuttavia, i miei fotismi assumono un flou alquanto piacevole, e allora vedo – proiettate, per così dire, sulla superficie interna delle palpebre – grigie figure che incedono tra alveari, o pappagalletti neri che svaniscono a poco a poco tra nevi di montagna o una lontananza color malva che si fonde al di là di alberi di navi in movimento.

(…) Una spirale colorata in una sferrata di vetro: ecco come io vedo la mia vita.>>

IMG_2834Vladimir Nabokov in due scatti struggenti: giovanissimo con una collezione di farfalle, magnifica ossessione di tutta una vita, e anziano con suo figlio Dimitri nell’ultima foto che lo ritrae vivo nell’aprile del 1977, morirà di lì a qualche mese. 19665553_2001475046747385_1064324481600484647_n19665614_2001475036747386_4068055241985463173_n

“Lo stile e la struttura sono l’essenza di un libro; le grandi idee sono inutili.”
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Arnaldo da Villanova, Liber de Vinis (Trattato sui Vini)

29 giugno 2017
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Arnaldo da Villanova, Liber de Vinis (Trattato sui Vini), Armillaria

Tra le spezie e gl’aromatizzati del Vinum Barbaricum di cui tratta il Da Villanova, alle bevande fermentate odierne, agl’additivi artificiali e ai lieviti industriali della nostra epoca profumistica, iper-tecnologica e post-alchemica… può ancora il vino essere rimedio che:

“…espelle dal cuore la tenebrosa fumosità che genera tristezza ed aiuta nell’indagine delle realtà sottili e nella contemplazione di quelle difficili”?12373322_1730478357180390_5206137233152116329_n

Qualcuno potrebbe rispondere in rosso:

<<Sí, si può! L’effetto però è migliore se da prima ci accompagna un certo sorriso e si cerca di stare sempre desti.>>
A cui controcanterei in verde:
<<Un certo sorriso potrei irradiarlo pur se oscurato dal barbone; sull’esser desti non si transige, è un vero imperativo categorico da esercitare giorno per giorno come arte della guerra del ben vivere.>>Arnaldo da Villanova bn

Parmigiano e Champagne: attrazione fatale tra simili.

25 giugno 2017
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Comtes de Champagne 1990 e Parmigiano Reggiano stagionato 10 anni

Liquefazione e vaporizzazione del solido in un incenso per la mente stupefatta15747369_1896410500587174_8464287199076340106_n

  •  “Sua Maestà il Nero” è una selezione di parmigiano stagionato 10 anni del Caseificio Pieve Roffeno.
  •  Comtes de Champagne millesimo 1990 è il Blanc de Blancs di casa Taittinger nato per celebrare il signorotto della Provincia Thibaud IV che nel XIII secolo fece piantare le prime vigne di Chardonnay.15747437_1896410480587176_625925636895778964_n

Samuel Auguste André David Tissot, L’Onanismo

19 giugno 2017
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Samuel Auguste André David Tissot, L’Onanismo ovvero dissertazioni sopra le Malattie cagionate dalle polluzioni volontarie (Dottore in Medicina, Socio dell’Accademia di Basilea ec. ec.) in Venezia Stamperia Graziosi a S. Apollinare.couv_Lonanisme_sans-copie1

  • Qui il testo in originale
  • Cfr, il profilo del dottor Tissot in Uomini del Novecento, libro splendido di Geminello Alvi che qui sciorina severo una prosa di precisione, da intagliatore di diamanti. Le 42 esistenze narrate in questo libro sublime sono altrettante sfaccettature umane che creano questa pietra preziosa di racconti biografici scolpiti dall’autore con grande sapienza di scrittore essenziale.c25d8aaf915308bf1610687020d7b894_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy

L'onanismo_frontispiece20526012_2019621431599413_8573393415929982065_n

Ah il buon vecchio dottor Tissot, squisito uomo di scienza in piena età dei Lumi!

“ …andai a casa sua e lo trovai più morto che vivo giacendo sul fieno, squallido, pallido, trasudando un odore nauseabondo, quasi incapace di muoversi. Dal suo naso scendeva acqua sanguinolenta, sbavava in continuazione, soffriva attacchi di diarrea e defecava nel suo giaciglio senza rendersene conto, aveva un constante flusso di seme, i suoi occhi, saltellanti e offuscati e senza brillii avevano perso la capacità di movimento, il suo polso era extremamente debole e accelerato, la respirazione difficoltosa, era totalemente emaciato, salvo i piedi che mostravano segni di edema”.

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Julian Jaynes, Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza

10 giugno 2017
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Julian Jaynes, Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza (Adelphi)

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Problema filosofico per eccellenza: che cos’è la coscienza? dove origina? dove è localizzata? come possono delle cose impalpabili quali l’interiorità, i sentimenti, le sensazioni, essere generate dalla materia nuda e cruda?

<<La coscienza è la melodia che si diffonde dall’arpa e che non può pizzicarne le corde, la spuma che erompe rabbiosa dal fiume ma che non può modificarne il corso, l’ombra che segue fedelmente chi cammina, un passo dopo l’altro, ma che non ha alcuna possibilità di influenzarne il percorso.>> (Julian Jaynes)

Nel caso in cui si parla di avere la “coscienze apposto” o simili predicati etici e comportamentali, in questo caso specifico entrano in gioco questioni morali, religiose, sociali che stratificano l’identità dell’io e dell’altro i quali costituiscono la coscienza individuale che a sua volta è anche parte di una coscienza più estesa, cioè la coscienza collettiva, in un gioco infinito di specchi che si riflettono l’un l’altro.16523843662Proprio in merito al tema della coscienza individuale e coscienza sociale o collettiva, ma il profondo libro di Jaynes va ben oltre queste acquisizioni e tiene conto che anche l’aver “coscienza della coscienza” è una percezione determinata dall’ambiente e da altri fattori materiali che costituiscono la nostra personalità e ingabbiano la coscienza al corpo.

Bibliografia minima:

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20799238_2025660337662189_8777997889083657546_n20881896_2025986527629570_3599001349504478377_n20842005_2025987754296114_4830467325171976744_n20914232_2025986590962897_2325636714144904595_n20840987_10209911817417056_5467740234773319909_nbeeed2ab6e31a0e488caccd2ff68aab5_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy

« Come avvenga che qualcosa di così sorprendente come uno stato di coscienza sia il risultato della stimolazione del tessuto nervoso è tanto inspiegabile quanto la comparsa del genio quando Aladino, nella favola, strofina la lampada.»

(Thomas Henry Huxley, The elements of physiology and hygiene, 1868)20799560_2026014397626783_2518098307724159594_n

Il Dottor Oliver Sacks:

“Quando mi laureai in medicina nel ’58, sapevo di voler diventare un neurologo, di voler studiare come il cervello esprima la coscienza di sé, e di voler capire le sue stupefacenti capacità di percezione, immaginazione, memoria e allucinazione.”

Imperium di Ryszard Kapuściński

2 giugno 2017
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Ryszard Kapuściński, Imperium (Feltrinelli) – (English version tr. Klara Glowczewska, Granta)20882246_2025720847656138_689329630895233036_n

Se penso – in Italia o all’estero – a tutta la quotidiana merda marchettara stampata, online, via radio e TV che si ostinano ancora a chiamare “giornalismo”…

“Il giornalismo non è un mezzo di propaganda politica, ma informazione e ricerca della verità”. Ryszard Kapuściński

Tratto da un viaggio in Georgia intrapreso nel 1967, l’autore restituisce qui in queste pagine, un resoconto robusto sull’affinamento e la fattura del #cognac  prodotto in una Repubblica meridionale dell’ex Urss.

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  • Su Doppiozero approfondimento di Francesco M. Cataluccio di cui andrebbe letto Chernobyl (Sellerio)
  • Recensione al libro su NonSoloProust, bellissimo blog letterario di Gabriella Alù