Redzepi e il Trattatamento Logico-Filosofico del Cibo

20 settembre 2015
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How far back in history does one go to be “authentic?”

redzepileadTraduco ed ospito nel mio Generi Elementari, le ultime dichiarazioni del pluristellato chef Redzepi che subodorano di confessione privata, sanno di manifesto professionale programmatico in pubblico. Senza addentrarsi troppo nel merito prettamente specifico della sua tecnica culinaria o inerpicarsi in scivolose e aride polemiche sulla sostanziosità delle sue preparazioni, sulla cerebralità ipermoderna dei suoi piatti in bocca a tutti piu a chiacchiere vane che per esperienza diretta, o impantanarsi sulla in effetti troppo modaiola cucina scandinava d’avanguardia in questi ultimi tempi, qui ciò che più interessa alla nostra lucreziana ottica di “natura delle cose” è essenzialmente la prospettiva filosofica generale di base a fondamento del Redzepi pensiero-azione con un respiro geopolitico e sociale molto orientato al futuro proprio perché ben radicato nel passato.Unknown

Siamo davanti ad una vera e propria dichiarazione pratica d’amore, la lettera agl’abitanti del pianeta terra di un ambientalista convinto colto nel vivo e reattivo del suo fare cibo e contemplare la gastronomia in questa nostra miserabile epoca del junk food e del vino sterilizzato, nella cucina-laboratorio di ricerca – il Noma ancora per poco – ormai famosa in tutto il mondo. È un’eredità spirituale e materiale quella che ha da tramandare ai suoi contemporanei questo visionario presocratico dei fornelli che è poi un’idea dalla portata rivoluzionaria tanto semplice in teoria quanto problematica nella sua complessità di realizzazione. Ritorno alla stagionalità naturalebettex, adattamento ai frutti – animali e vegetali – del territorio, autarchia produttiva, austerità nutrizionale, ricerca e sperimentazione continua sulla conservazione e fermentazione degl’alimenti. Insomma, stringendo al nocciolo, sicuramente una copia del Tractatus Logico-Philosophicus di Wittgenstein non costa proprio nulla ed è di facile accessibilità – almeno in quanto ad acquisto sicuramente molto meno accessibile alla lettura –  rispetto ad una cena al Noma (a cui mettici pure il viaggio e aggiungi il pernotto), eppure oggi in piena epoca di devastazione ambientale dell’orbe terracqueo, cancrenizzazione delle risorse idriche, genocidio accademico del pensiero profondo, sfilacciamento d’ogni percezione del gusto, congelamento di qualsiasi capacità critica e volontà di giudizio, imbarbarimento della produzione industriale alimentare globale livellata ad aromi processati in laboratori chimici, ebbene mi pare che il nostro buon Redzepi qua incarni in positivo sia con i fatti che con le parole, il primo assioma proprio del Tractatus di cui sopra: “Il mondo è tutto ciò che accade”.

Perché sto chiudendo il Noma di René Redzepi

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Cominciamo dall’inizio.
Lasciate che vi riporti indietro al 2003 alla prima apertura del Noma. Avevo fatto il giro del mondo attraverso vari ristoranti, avevo 25 anni ero dunque giovane e ingenuo, ma pieno di idee. Un giorno ricevo una chiamata dal mio caro amico Claus il quale m’invita ad aprire il mio primo ristorante; vado allora a visitare l’antico deposito di baleniere che lui aveva trovato e m’innamoro immediatamente di quel vecchio ambiente, un grande magazzino con quella trave di legno esposta di quasi trecento anni.. insomma m’innamoro perfino del derelitto vicinato.1574 WALE FLENSING PARIS.JPGEra evidente che fosse la cosa giusta da fare, così pensavo tra me e me, possiamo costruire qualcosa di buono qua – non posso respingere quest’offerta. Allora ci siamo stretti la mano ed abbiamo così pattuito un contratto su un’ambiziosa idea, la quale già allora doveva sembrare assai improbabile: il ristorante avrebbe dovuto tentare di definire le linee guida della nostra regione utilizzando i nostri prodotti nordici, ed è stato proprio così che abbiamo cominciato, con questo dogma molto severo di utilizzare solamente ingredienti del nostro vasto territorio, pensando che da questo ne sarebbe venuto fuori un nuovo tipo di cucina o addirittura un nuovo gusto.north-map-800x420Non ci è voluto molto per capire che tutto questo non sarebbe avvenuto. Preparare un goulash solo con ingredienti locali non avrebbe di certo reso il sapore dello stufato più vigoroso ed originale o avrebbe marcato genuinamente quale fosse il luogo di provenienza. Abbiamo così lentamente proceduto per un paio di anni, tra passi falsi ed esitazioni, maturando la consapevolezza giorno dopo giorno che distillare il nostro paesaggio in un piatto, in un cibo preparato era una missione davvero complessa. Le risposte non sarebbero venute di certo solamente dai prodotti nordici.World+Number+One+Chef+Rene+Redzepi+Forages+GyTixo7yTIVm

Cominciammo a scoprire i cibi di campo del nostri terreni e andare a caccia di cibo divenne un modo di intagliare la nostra cucina. Stavamo anche cominciando a riconoscere che era necessario creare delle nuove costruzioni al fine di formare nuovi piatti e gusti. La risposta fu deposta come un uovo nel ripensamento dei metodi tradizionali di conservazione, escogitando nuovi aceti, nuove marinature, nuove pozioni di umami. Queste ultime due scoperte sono state le innovazioni più importanti degli ultimi 12 anni del nostro lavoro: ovvero la nostra fusione con la stagionalità della raccolta del cibo dai campi e i meravigliosi mattoncini da costruzione che abbiamo fabbricato attraverso la nostra cucina fermentata.

Oltre a ciò siamo stati tuttavia molto confusi circa tutto il resto. Per molti anni mi sono trovato a lottare con la definizione più appropriata di locale (territoriale), voglio dire, dove avremmo mai potuto tracciare i confini delle regioni nordiche? Ha senso includere anche la Groenlandia, dall’altra parte dell’Atlantico e magari non accolgiere qualche parte a noi più prossima con lo stesso clima della Scozia? Bisogna includere anche Amburgo che nel 1800 era sul confine della Danimarca? Si tratta del tipo di vegetazione che cresce in zona o è più una questione di clima politico del momento? E per quanto riguarda cioccolato, caffè e vino? Sapevo già che avrei voluto trattare tutti e tre questi alimenti anche se essi provengono da posti molto lontani dalle regioni nordiche. E come considerare le patate che sono state importate inizialmente dal Perù ma sono ormai ben trincerate nella moderna concezione del cibo Scandinava? E per quanto riguarda i sottaceti dall’India? Quanto indietro nella storia deve retrocedere uno per dirsi “autentico?” Mi pare chiaro quanto nel mondo della cucina noi non abbiamo ancora pienamente compreso molte delle etichette che ci definiscono.nlc003824-v4

Eppure nonostante ciò, siamo stati abbastanza fortunati da godere di un successo enorme durante gl’ultimi dodici anni. Siamo stati in grado di alimentare una comunità di cuochi, produttori e clienti i quali tutti si battono per la qualità e condividono la convinzione che procedere in gruppo sia un bene per tutti noi. Credo in tutta sincerità che quel che stiamo vedendo nella nostra piccola cittadina e nella nostra regione siano soltanto i primi passi da cucciolo di molte e tante cose più grandi ancora da venire. Questo successo molto spesso porta la gente a chiedermi: “Qual’è ora il passo successivo per il Noma?”

Bene, mi piacerebbe qui condividere il progetto sul quale abbiamo segretamente lavorato negl’ultimi tre anni: ci stiamo trasferendo su un posto dove possiamo coltivare i nostri prodotti, ripensare ogni parte di quel che facciamo e creare il miglior ambiente di lavoro possibile per tutta la nostra brigata.fiore 1

Ad un certo punto un po’ di tempo fa, proprio nel mezzo della confusione, del lavoro duro e dei dubbi, abbiamo realizzato che stavamo organizzando i nostri menù e addirittura anche i metodi di lavoro in una maniera stupida e se vogliamo poco pratica. Siamo su una regione dove le stagioni cambiano drammaticamente dal freddo arido al torrido abbondante, eppure il nostro ristorante così come il menù restavano più o meno invariati. Non siamo stati dunque così abili di trasformarci tanto drammaticamente come fanno le temperature, almeno fino ad ora. Abbiamo quindi deciso di cambiare il ristorante assieme a tre distinte fasi stagionali.pesciNei mesi freddi di Gennaio, Febbraio, Marzo e Aprile, quando la terra è solida roccia per via del ghiaccio, nulla germoglia. Davvero molto poco è disponibile dalla terra e così ci rivolgiamo all’oceano.
In quei mesi molti pesci sono al loro vertice di qualità, la carne è soda e pura, molti di loro grassi d’uova altri dalle viscere dolci e succulente. Le diversità delle specie di crostacei è davvero incredibile. I ricci di mare sono più paffuti con le ovaia dello stesso colore d’un’arancia matura. Ostriche spontanee sono raccolte a mano al fianco di tutte le altre meraviglie della stagione acquatica. Un pasto costruito attorno a tali elementi così ricchi di proteine sarà più breve ma potenziato dalla nostra ben fornita dispensa, da quelle piante più robuste che resistono alla gelata e dalla nostra serra. Le posate, le tovaglie i piatti ogni elemento rifletterà un dettaglio estetico del freddo oceano.polipoQuindi quando il mondo ritorna verde assieme alla Primavera così lo diventerà anche il nostro menù. Lentamente la cucina si riconoscerà rispecchiandosi nella diversità del regno vegetale, originando porzioni più minute, ma per la maggior parte di loro, sarà una ininterrotta sequenza di vegetali cotti e crudi provenienti da tutti i lati. A Maggio, Giugno, Luglio fino a Settembre, diventeremo un ristorante vegetariano. La nostra comunità di contadini e raccoglitori svolgerà un ruolo centrale in questa stagione verde, ma il nuovo ristorante sarà abbracciato nella nostra fattoria urbana e produrrà una quantità significativa dell’intero nostro fabbisogno. Lo spazio ospiterà anche una più ingrandita cucina/laboratorio di ricerca; non molti sanno che la grossa struttura per la fermentazione che abbiamo costruito due anni fa nella parte posteriore del Noma fu montata principalmente in maniera tale da poter sviluppare un pasto autonomo completamente a base di vegetali. Come fare un piatto di spinaci al vapore tanto soddisfacente quanto una bistecca? Attraverso questo lavoro fatto nella mezza/cucina mezzo/laboratorio da scienziato pazzo, a questo punto abbiamo abbastanza pozioni, liquidi e nuovi condimenti che possono risollevare anche la più semplice carota facendola diventare protagonista assoluta del nostro menù.

fiore 2Il terzo cambiamento è quando le foglie cominciano a cadere dagl’alberi e la nostra attenzione si sposta sulle foreste: l’abbondanza di funghi, noci e bacche s’accoppiano con la migliore selvaggina. Durante la fine di Settembre, Ottobre, Novembre e Dicembre il menù di nuovo si condensa probabilmente organizzato attorno a qualsiasi animale selvaggio possa essere il pezzo forte del pasto, Un’alzavola per due, un’oca per sei, forse una gamba d’alce per otto e qualsiasi cosa in mezzo. Ogni porzione attentamente cucinata e meditata, le interiora, ogni singola fetta di carne, la pelle.
E questo è il flusso dell’anno. Un coerente riverbero del paesaggio al momento giusto, il sapore unico di quel preciso momento del tempo. Tre stagioni distinte con una miriade di microstagioni interne in ognuna di loro.
Ce n’è voluto per comprendere tutto ciò, come ho già detto, abbiamo pianificato questo cambiamento da tanti anni. Ecco perché è molto emozionante per me annunciare che alla fine di Dicembre 2016 noi serviremo l’ultimo pasto al Noma.
Perche ci stiamo trasferendo in un nuovo incredibile spazio dove continueremo a costruire la nostra comunità, continueremo a capire cosa significa essere cuochi in una regione come la nostra. Coninueremo cioè ad esplorare il cibo ed il gusto in un nuovo posto dove possiamo sognare, un posto dove possiamo organizzare un’azienda agricola direttamente in città, dove possiamo coltivare il nostro cibo, un posto dove possiamo continuare ad insistere.sacca
Abbiamo trascorso gl’ultimi dodici anni cercando di comprendere il significato di essere chef delle regioni nordiche ed ora siamo finalmente pronti a cominciare questo tipo di ristorante per il quale fino ad oggi siamo stati solo dei praticanti. (La traduzione dall’inglese di questo scritto di Redzepi da Lucky Peach è di mia mano o piede fate voi.)

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