Mistica del Digiuno Astinenza e Mortificazioni Carnali

27 gennaio 2016
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Ospito in questo mio spazio virtuale l’intervento di un’amica medievista:  Adalgisa Crisanti.

L’articolo è già apparso in precedenza sul Grande Dizionario di Bevagna, 2 (2014) e concerne un tema inesauribile: il corpo, l’ascetismo, la spiritualità e i loro misteriosi legami con il cibo quale ossessione culturale assieme ad altre passioni materiali e disseminazioni corporee, “immoderata carnis petulanti”. Il tema affrontato nella fattispecie da Adalgisa riguarda l’indagine storiografica di un caso d’agiografia clinica (?), cioè un caso psico-sociale specifico che è quello di un irrequieto “campione della fede” il frate domenicano medioevale umbro il Beato Vergine Giacomo Bianconi da Bevagna.Piero Camporesi Il Governo del Corpo

All’astinenza coatta esercitata su se stessi dai primi cristiani e i padri della Chiesa, alla gola esorcizzata come vizio, al digiuno imboccato invece quale virtù, alla frustrante verginità sessuale che si espleta rabbiosamente di pari passo con la castità alimentare mi piace ora qui citare in qualità di controcanto – in falsetto? – un libro godibilissimo del professor Piero Camporesi geniale italianista fuori dal coro accademico il quale raccoglie in sé una polifonia di voci che s’avvolgono su un argomento antico ma tuttavia odierno, quello cioè dell’autolimitazione al piacere dei sensi. Ritengo sì che sia una tematica assai attuale, al di là dei vari casi da dietologi, basti qui solo pensare al vegetarianismo di ritorno, alle restrizioni draconiane dei vegani, al proliferarsi continuo di sempre nuove allergie alimentari con gl’altrettanti condizionamenti nutrizionali accompagnati ai disturbi dell’apparato digerente che esse comportano causate come è probabile che sia dall’invasività dei processi sempre più massicci d’industrializzazione del cibo. Insomma, Camporesi ne I Balsami di Venere esplora proprio l’esatto opposto della continenza e della deprivazione sensoriale quando nel capitolo 3 intitolato Venerea Voluptas, scrive:

Uomini e donne però più che Riga Monografico Caporesiperseguire sogni di castità, più che ricercare nuovi segreti “contro l’ardore de la
libidine e de la luxuria” (come scriveva Caterina Sforza, signora di Forlì, nei suoi Experimenti), attendevano all’alacre ricerca dei remedia e medicamenta di segno opposto.Piero Camporesi Erotika

E ancora, continuando a eviscerare la materia dell’espiazione carnale, dell’astinenza e della mortificazione del corpo governato dalla volontà dello spirito, il nostro Camporesi procede sempre su questo tono giudiziosamente dissacrante, così che leggiamo di seguito nel paragrafo 4. Il tesoro della castità:

A ben poco valevano le esortazioni, le prediche e i trattati sulla castità, come quello steso dall’ “inutile servo di Dio” (egli stesso si definisce così) Francesco Rappi, il Novo thesauro delle tre castità (1515)Jacques Le Goff Corp scritto in “reprehensione et detestazione de quelli che dicano non esser possibile continersi.” I “tre sancti rimedii della Castità contro la Lussuria” e la dura “detestazione della Libidine” sembrano, anche nella dichiarata inutilità della sua presenza fra i vivi, configurarsi come prediche al vento, pure e semplici battaglie rituali, conflitti allegorici alla stregua di quelli, mitici, fra Carnevale e Quaresima o fra inverno ed estate.

Sorcinelli Avventure del CorpoDalla precettistica para-ecclesiastica ai trattati mistagogici sulla penitenza, dalla sua mortificazione sadica all’autopunizione morbosa, dal masochismo dei flagellanti (i Vattienti di Nocera Terinese ad esempio), alla degradazione degli eremiti nel deserto Crumb Robert Genesiso agl’asceti rinchiusi in una cella monastica, il corpo è sempre stato inteso più come tabù disgustoso che come totem sublimato, veicolo di passioni, spudorata nudità da nascondere, filtro di pure funzioni organiche, fonte di deiezioni, spugna che assorbe e spurga una materia troppo bassa, maleodorante, triviale. Eppure è ancora nel corpo la sede del pensiero
astratto/concreto. È proprio nel corpo la sorgente dell’immaginazione creativa/distruttrice.Agrippina is dissected, Harley MS 4425,
 È da qualche parte, sempre nel corpo abietto – rebus ancora oggi indecifrabile a psichiatri, filosofi e neuroscienziati – che si localizzano le sensazioni, gl’affetti, gl’impulsi elettrici sub specie di scintille battiti e scosse registrati nel sistema nervoso che poi si tramutano miracolosamente – ma com’è mai possibile? – in percezioni fisiche spazio-temporali che determinano la nostra personalità. Scosse neuronali che si trasformano in sogni, in sentimenti di scienza e religione, in opinioni di politica o diritto, in atteggiamenti della morale in orientamenti sessuali in elucubrazioni d’astrologia in fantasticherie architettoniche che a partire da un contenitore finito – il corpo umano – danno vita di conseguenza ad altrettanti ragionamenti, calcoli ingegneristici, metafore linguistiche, forme musicali, costruzioni della geometria non-euclidea o impressioni poetiche che paiono invece essere infiniti – la mente fossile appunto dell’uomo e della donna formata da strati geologici databili migliaia di millenni. The Temptation of Adam and Eve

L’anima della donna e dell’uomo quindi con tutti i suoi tentacoli psichici le sue pulsioni artistiche, gl’istinti riproduttivi, le allucinazioni (visive sonore olfattive tattili gustative), i teoremi matematici, i tranelli, le illusioni, le credenze e le emozioni spirituali. Il cervello col cuore degli Adamo ed Eva nostri contemporanei ovvero cuore e cervello di noi stessi ognuno focalizzato nel proprio microcosmo d’affetti interessi e possessi, scacciati nel mondo globalizzato, ancora oggi e per sempre intrappolati o evasi a vita nella gabbia mobile della nostra tanto limitata eppure sconfinata massa corporea. (gae saccoccio)

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Il Beato Giacomo Bianconi e l’astinenza dalla carne

di Adalgisa Crisanti 119B862Misticismo e penitenza

La regola dell’ordine dei frati Predicatori Domenicani, a cui Giacomo Bianconi appartenne, imponeva astinenza, digiuni e povertà e il nostro beato osservò con singolare fermezza tutte le disposizioni, nonostante provenisse da un’illustre famiglia della nobiltà cittadina.medieval-cooking
È tuttavia difficile e azzardato il tentativo di comprendere appieno e definire con relativa esattezza l’atteggiamento spirituale del beato Bianconi (Bevagna, 7 marzo 1220-22 agosto 1301), avendo come unico riferimento la vasta, ma incerta, tradizione biografica, a causa della perdita totale dei due trattati in latino e dei vari sermoni che gli sono stati attribuiti. Sembra chiaro, tuttavia, che la realizzazione verso cui il Bianconi aspira ardentemente è un’esperienza diretta e un’unione con Dio; si tratta di un orientamento, anche e soprattutto spirituale e mistico, che si risolve in uno stile di vita e, quindi, di carattere fondamentalmente pratico. Le vite che sono state scritte, hanno tutte sottolineato le dolorose penitenze, le continue orazioni, i rigorosi digiuni, la verginità, la radicale povertà del beato; tutte pratiche che richiamano alcune tra le caratteristiche principali degli stati mistici: l’apparente illogicità, la necessità della grazia e lo slancio mistico che presuppone la rinuncia alle passioni e ai beni materiali.self-flagellationConvinto che senza afflizioni e patimenti non avrebbe mai potuto raggiungere Dio, Giacomo cercò di mortificare e reprimere tutti i suoi sensi, procurandosi grandi sofferenze. Secondo la tradizione biografica, una grossa cintura di castità stringeva tanto i suoi fianchi «che v’era sino cresciuta sopra la carne» e, nel periodo quaresimale, un lungo e ruvido cilicio, per mortificazione della carne, gli stringeva dolorosamente la vita. jw.6tdzH7WAK2GfEw1JV7APassava gran parte delle ore notturne senza dormire, pregando e sottoponendo per tre volte il proprio corpo a cruente e sanguinose flagellazioni, applicando la prima all’espiazione dei suoi peccati, la seconda alla conversione dei peccatori, la terza in suffragio delle anime sante del purgatorio, a imitazione di San Domenico (ca. 1175-1221), che fondò il proprio ideale di cristianità non soltanto su una solida cultura teologica, ma soprattutto su una vita ascetica esemplare.bat192520 Il linguaggio del cibo

Le notizie biografiche riguardanti la sua alimentazione e l’atteggiamento che Giacomo Bianconi ebbe verso il cibo costituiscono un’interessante fonte d’informazione per la comprensione della sua spiritualità; il cibo parla, è una forma di linguaggio, non scritto, non verbale ma che si lascia facilmente capire. L’alimentazione è un momento centrale e ineludibile della vita degli uomini, è in se stessa un fatto di cultura, un’espressione diretta di ciò che gli uomini fanno, sanno, pensano, in sostanza di ciò che sono.

76591_m«Il Signore Iddio prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Poi il Signore Iddio diede all’uomo quest’ordine: “Tu puoi mangiare di ogni albero del giardino, ma dall’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangerai, perché il giorno in cui ne mangiassi, di certo moriresti”. […] La donna vide che l’albero era buono a mangiarsi, piacevole agli occhi e desiderabile per avere la conoscenza, colse perciò del suo frutto, ne mangiò e ne diede all’uomo che era con lei, il quale pure ne mangiò» (Genesi, 2, 15-17; 3, 6).Robert Crumb

Il significato del passo biblico relativo alla caduta di Adamo ed Eva e alla loro cacciata dall’Eden è abbastanza evidente. Il nostro progenitore peccò di superbia, nel folle desiderio di equipararsi a Dio, di conoscere «il bene e il male», di farsi indipendente dal suo Creatore e giudice di se stesso. Ma accanto a questa esegesi per così dire ‘ufficiale’ se ne svolgono altre, parallele, che si accostano all’episodio biblico da ben diversa prospettiva. Il peccato di Adamo può essere cioè ricondotto a dimensioni corposamente materiali. Non è più il peccato della mente dell’uomo, ma del suo corpo. È il cedimento alle tentazioni e agli istinti della carne: alla gola, alla lussuria. Indubbiamente forzata, forse ingiustificata, è l’equiparazione della colpa di Adamo a un peccato di gola; eppure questa interpretazione letterale dell’episodio del frutto proibito la si trova spesso negli scrittori del primo medioevo.46 Masaccio - cappella Brancacci - La cacciata dall'Eden partic«Quando si cede alla gola, si commette la colpa di Adamo»: così scrive Gregorio Magno (540 circa-604). E Alcuino di York, monaco e teologo vissuto tra l’VIII e il IX secolo: «Finché Adamo praticò l’astinenza, rimase nel paradiso: mangiò, e fu cacciato». E Giovanni Cassiano nelle sue Collationes, uno dei testi fondamentali della spiritualità monastica: «Fu un atto di gola, per Adamo, mangiare il frutto dell’albero proibito».S_fig51
Questa singolare interpretazione del passo biblico, ricorrente nei testi medievali, rivela un interesse particolare al problema del cibo, che la cultura cristiana del tempo pone come centrale e decisivo per la conquista della salvezza. Prioritario, anzi, nel momento in cui l’amore per il cibo viene ritenuto la prima occasione di cedimento ai sensi. Una volta innescati i meccanismi del piacere è facile incamminarsi sulla via del peccato, così San Girolamo: «Bisogna dunque porre attenzione ad assumere cibi in quantità tale, e di tale qualità, da non appesantire il corpo e la libertà dell’anima». Se la gola è il primo dei vizi, il digiuno sarà la prima delle virtù, il fondamento di tutte le virtù. Solo attraverso l’astinenza ci si può addestrare al controllo dei sensi, a quella umiltà fisica che costituisce il necessario supporto dell’umiltà intellettuale.02_Albrecht_Dürer_San-Girolamo-nello-studio L’atteggiamento del beato Giacomo nei confronti del cibo, i lunghi e severi digiuni, rispecchiano chiaramente l’ossessione culturale dei primi cristiani e dei cristiani del Medioevo, la paura del peccato carnale, la volontà di reprimere le passioni del corpo per attingere la purezza dell’anima. Il primo scopo della privazione alimentare e della rinuncia al cibo, il più semplice e immediato, è, dunque, la mortificazione del corpo, il rifiuto di quella materialità che ostacola l’elevazione dello spirito verso Dio. In tale prospettiva è assolutamente fondata la scelta del Bianconi, il quale, stando agli agiografi, si astenne quasi totalmente dal consumo della carne, proprio perché la carne era, per definizione, nutrimento della carne.

tumblr_kswe9kft4k1qzrip0o1_500 Negarsi il cibo carneo significava allontanarsi dal cibo degli uomini, dal cibo per così dire ‘normale’, tanto più in un’epoca, come l’Alto Medioevo, contrassegnata da un ampio consumo di carne a tutti i livelli sociali. Era, dunque, una scelta elitaria, che distinguendosi dai regimi alimentari correnti e nella difficoltà di una rinuncia certamente faticosa trovava motivo di auto-identificazione, segno di appartenenza alla schiera dei più vicini a Dio. L’astinenza dal cibo, in particolare dalla carne, era programmata anche per un altro motivo di ordine tecnico, ovvero la castità e non soltanto nel caso specifico di Giacomo Bianconi che secondo la tradizione biografica si mantenne puro e vergine fino alla fine. La verginità era dunque intesa a sua volta come condizione privilegiata per un più rapido e intenso avvicinamento a Dio.

(The Procession of the Flagellants)The Belles Heures of Jean de France, Duc de Berry. Herman, Paul, and Jean de Limbourg (Franco-Netherlandish, active in France, by 1399–1416)

In effetti, pratiche alimentari e repressione della sessualità appaiono fortemente collegate all’esperienza mistica del nostro beato; l’astinenza dal cibo e la sua regolamentazione rappresentano il metodo più diretto ed efficace per intervenire sull’equilibrio psico-fisiologico degli individui in funzione della continenza sessuale. In ogni caso è evidente che ci troviamo di fronte a una scelta meditata e consapevole, dove la definizione del digiuno come prima delle virtù, su cui tutte le altre vengono a poggiare, e l’esclusione di certi cibi dal regime alimentare assumono un valore estremamente preciso e tecnico, al di là del significato genericamente mortificatorio. Mortificazione della carne, certo; ma, soprattutto, della ‘carne’ intesa come sessualità. Soltanto nei casi di necessità, dovuti a infermità e malattia, il Bianconi si concesse il consumo di carne, ubbidendo ai medici e ai suoi superiori.Goya FlagellantiIn tali contesti culturali e sociali, però, il rifiuto della carne assumeva, non di rado, forme estreme ed esasperate, che le stesse autorità ecclesiastiche non mancavano di condannare. La privazione della carne era intesa sia a scopo ascetico purificatorio sia a scopo punitivo. La stessa legislazione civile utilizzava l’astinenza dalla carne come strumento di punizione per reati e infrazioni di vario genere. Uccisione maialeMa, in effetti, era soprattutto nella legislazione ecclesiastica, nella normativa riguardante l’espiazione dei peccati, che la punizione alimentare veniva sistematicamente applicata. Nel Medioevo era proprio quello il tipo più ricorrente di penitenza, stabilito dai libri penitenziali e dai testi conciliari, in molti casi confermato dalla pubblica autorità della legge. La penitenza base era la dieta a pane e acqua, eventualmente integrata (se il fisico si indeboliva troppo) da cibi ‘innocenti’, puri, non contaminati come gli ortaggi, i legumi, la frutta, proprio perché l’esclusione della carne comportava la sua sostituzione programmatica con altri prodotti, che potessero in qualche modo supplire il suo ruolo di alimento ad alto valore nutritivo.Pieter_bruegel_il_giovane,_autunno_03Essenziale rimaneva in ogni caso l’astinenza dalle bevande alcoliche e dalla carne. Non sorprende dunque considerare che i cibi fondamentali del regime alimentare del Bianconi fossero i legumi, il pane, gli ortaggi e le erbe cotte, a volte crude, condite con aceto, olio e sale. Soprattutto il venerdì, a meno che non coincidesse con qualche importante festa dell’anno liturgico, e le vigilie delle principali feste del Signore, della Vergine e dei Santi, in memoria della Passione di Cristo, era solito cibarsi soltanto di pane e acqua e spesso, durante il periodo Quaresimale e nell’Avvento, si sottoponeva a severissimi digiuni, per ben due o tre giorni consecutivi.  3065_0L’elemento sostanziale della dieta era probabilmente rappresentato dai legumi, dei quali è noto l’elevato valore nutritivo, legato all’alto contenuto proteico. Che si trattasse di una consapevole alternativa alla carne è comunque difficile sostenerlo. Sembrerebbe il pane, in realtà, una presenza costante nella quotidiana alimentazione del beato (potrebbe esserne una prova il coltello che portava sempre con sé, utilizzato a tavola per tagliare il pane o per scrostarlo), tanto più basilare quanto più legata a simbologie e significati che trascendono il piano propriamente alimentare per investire il campo della mistica.bread in the millde ageAl di là dalle valenze etiche e comportamentali, il cibo, infatti, tendeva a interpretare simbolicamente la realtà terrena, a intenderla come immagine dell’unica realtà vera, quella dello spirito. Così i legumi potevano significare la continenza dalla lussuria e la mortificazione del corpo. Soprattutto il pane, immagine del miracolo eucaristico, si prestava a essere caricato di un forte simbolismo.14506402._SX540_ L’identificazione fra pane terreno e pane celeste, fra cibo del corpo e cibo dell’anima, si spingeva fino a immaginare una materializzazione di quest’ultimo. Il pane di farina non è solo immagine del pane di Cristo, ma sua manifestazione terrena. Del resto, nella letteratura del tempo, il miracolo alimentare è all’ordine del giorno: il miracoloso rinvenimento del cibo, la sua moltiplicazione, la sua trasformazione (l’acqua in vino), avvenimenti tutti presenti nelle agiografie del beato Bianconi, rappresentano una delle forme più consuete di intervento divino nella vita quotidiana, in questo caso mediato dall’azione di Giacomo.ku94ncysoizi_2qwgbp0wkgxyz4ijc75jmoxuqcmrtref-_7oil1uqu8nbgsbwr_8rvsyvqdcwc3ipz6vqkyum4s0ogo«Mentre si fabricava il convento, e la nuova chiesa, il Signor Iddio lo fece illustre, e segnalato appresso i suoi compatrioti con molti miracoli: conciosiaché più volte, à prieghi di lui, il Signore accrebbe il vino, e ’l pane da lui benedetto per i Muratori, & Artefici». butcher
Per quanto concerne le bevande, l’unica espressamente menzionata dalle biografie del beato Giacomo è l’acqua, «con qualche traccia di vino, solo una o due volte la settimana», che in realtà, inquadrando giustamente gli usi alimentari del medioevo, non si beveva mai pura essendo spesso torbida o inquinata, date le tecniche rudimentali di estrazione a poca profondità nel sottosuolo. Si aromatizzava con frutta, erbe, miele, aceto; in alcuni casi si bolliva per disinfettarla o si beveva insieme al vino per renderla più igienica. Il vino viene però citato soprattutto a proposito del discorso sui miracoli compiuti dal Bianconi, presumibilmente per il fatto che si arricchì di significati simbolici e si legò a impieghi liturgici che lo nobilitarono, favorendone la promozione a cibo lecito e raccomandabile, da escludere solo in casi estremi di mortificazione, voluta o imposta.

Peasants_breaking_breadL’accostamento del vino alla carne, come bevanda afrodisiaca ed eccitatrice di passioni, è in ogni modo quasi un topos nella letteratura morale dei primi secoli del cristianesimo e del medioevo; il rifiuto del vino è molto spesso contestuale a quello della carne, nelle scelte e nelle pratiche di mortificazione e questo potrebbe spiegarne la quasi totale assenza nel regime alimentare del beato.a79854c09a571ab6148f243633457c48
Il linguaggio del cibo si prospetta pertanto come un codice complesso, che coinvolge etica, religiosità, ritualità e simbologia.

Cenni bibliografici
G. M. MERLO, Misticismo, in «Grande Dizionario Enciclopedico», Torino, Utet, 1970, pp. 617-619.
L. IACOBILLI, Vita del b. Giacomo da Bevagna, Foligno, 1644.
M. GRADASSI, Vita del b. Giacomo Bianconi patrono di Bevagna, Spoleto, 1950.Certosa_di_fi,_chiesa_di_s._lorenzo,_interno,_zona_dei_conversi,_rutilio_manetti,_Apparizione_di_Gesù_Bambino_al_beato_Domenico_dal_PozzoCfr. La Sacra Bibbia, Roma, Edizioni Paoline, 1960, p. 15 (commento a Gen. 2, 17).
Per le citazioni di Gregorio Magno, Alcuino, Giovanni Cassiano si veda M. MONTANARI, Alimentazione e cultura nel Medioevo, Roma-Bari, Laterza, 2004.2404_0Le agiografie tramandano che il b. Giacomo, nella stessa mattina in cui morì, si presentò alla beata Vanna nella chiesa dei padri Predicatori di Orvieto, dandole in dono la cintura e il coltello che teneva sempre con sé; il fatto che non vennero ritrovati nella camera del Bianconi ha fatto pensare a una vera e propria apparizione di Giacomo al fine di rassicurare e di garantire alla beata la sua protezione anche in seguito alla morte.
IACOBILLI, Vita del b. Giacomo cit. (nota 2).
GRADASSI, Vita del b. Giacomo Bianconi cit. (nota 3).livigni_perversopiacere_05
Secondo la tradizione biografica, nel 1291, il beato Giacomo, durante l’edificazione del convento di Bevagna di cui egli stesso era priore, moltiplicò il pane e convertì, più volte, l’acqua in vino per sfamare gli operai, affaticati dal duro lavoro.
Per tutte le indicazioni contenute in questo articolo, riguardanti le pratiche di mortificazione, le abitudini alimentari e la verginità del b. Giacomo, si vedano: F. A. BECCHETTI, Vita del b. Giacomo Bianconi di Bevagna, Roma, 1785; IACOBILLI, Vita del b. Giacomo cit. (nota 2); G. B. TORRETTI, Vita del b. Iacopo da Bevagna, Siena, 1643; GRADASSI, Vita del b. Giacomo Bianconi cit. (nota 3); B. PIERGILI, Vita del b. Giacomo Bianconi da Bevagna, Roma, 1729; ID., Vita e miracoli del b. Giacomo, Todi, 1662. Mosaici-della-cupola.-Il-Giudizio-Finale.-Ambito-di-Coppo-di-Marcovaldo-1260-1270-ca.-I-dannati-e-lInferno-e1435563932181

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