Matassa Blanc 2011+2010 Vin de Pays des Côtes Catalanes

3 febbraio 2016
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Un vecchio adagio contadino recita:

il miglior fertilizzante per la terra sono sempre le orme dei piedi del proprietario.

Tom Lubbe è un ardito neozelandese la cui concezione della “biodinamica” è tutta giocata nel lavoro continuo ed ossessivo in vigna con un’idea assai precisa sulla filtrazione dei vini senza chiarifiche di cui è convinto assertore per evitare – dice lui – incidenti spiacevoli dovuti a stramberie microbiche, a reazioni batteriologiche incontrollabili cosa che è più facile possa avvenire appunto coi vini non filtrati.Matassa Blanc Nel 2001 acquista una piccola vigna di vecchieviti (2 ettari) di Carignan nel Roussillon a 500/600 metri di suolo granitico sul livello del mare chiamata appunto Matassa sulle colline dette Coteaux du Fenouillèdes nel sud della Francia alle pendici dei Pirenei. Lubbe oltre ad aver vissuto e lavorato in Sud Africa per una donna straordinaria Louise Hofmeyer dell’Estate Welgemeend, per qualche vendemmia dal 1999 al 2002 si è fatto le ossa al Domaine Gauby con Gérard Gauby un altro produttore geniale della zona di cui sposerà la sorella. La prima annata è la 2002 e stiamo parlando di nemmeno 2000 bottiglie affinate sia in botti demi-muids di circa 500 litri che barriques nuove solo per un terzo. Già dal 2003 Lubbe acquista altri vigneti nella stessa zona un po’ più in basso attorno al paesino di Calce, e si tratta per lo più di vecchie vigne di 60 e 120 anni di media preservate dall’estinzione in gran parte varietà mediterranee quali Carignan, Grenache, Macabeu, Grenache Gris, Muscat d’Alexandrie, Muscat de Petits-Grains…  Ad oggi Domaine Matassa detiene 14 ettari assieme ad uno status mitologico nel piccolo-grande mondo dei produttori e bevitori di vini biodinamici comme il faut.

Ho trovato questa 2011 di Matassa Blanc (Grenache Gris 70% da vecchie vigne e Macabeau 30%) piacevolissima sia da annusare che da bere. Bevuta sostanziosa per equilibrio della grana minerale, la persistenza al palato. Impeccabile per pura pulizia dell’agrume di fondo e per l’armonia dei legni fusi alla perfezione con l’acidità. Nonostante fosse metà gennaio “in the bleak midwinter” a cena con un carissimo amico dall’altro comune amico Arnaldo della Taverna Pane e Vino in pieno centro a Cortona, ci è sembrato proprio di dissetarci ad una fonte d’eterna limpidezza quasi fosse una rinvigorente limonata estiva in abbinamento non-plus-ultra con l’invernale cavolo nero su crostini tostati di pane integrale “sciocco” (sciapo).

ps.

Ritrovo in bozza le note di degustazione ad una precedente bottiglia di Matassa Blanc aperta lo scorso anno:

Matassa Blanc 2010  – Matassa Blanc 2010

Fermentazione spontanea di Grenache Gris e Macabeau assieme ai propri lieviti indigeni in botti demi-muids entro cui il vino rimane ad invecchiare per 18 mesi, neppure 5000 le bottiglie prodotte. Al naso sbuffa fin da subito una folata di brezza marina che trascina con sé salsedine e odor di sassi; pungente la buccia di limone alle narici su scintille d’affumicature delicate non così preponderanti o invasive sia chiaro. Al palato è una crema grassa, un’opulenza sfarzosa sì ma mai eccessiva, trama di burro fuso con salvia, rosmarino, mentuccia selvatica sapientemente intrecciate ed altre erbette aromatiche di macchia mediterranea; rimpolpata balsamicità dal retrogusto pieno al punto di perfezione e maturità d’una pera appena colta dal ramo. Da ristappare almeno ogni anno… from here to eternity!

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