Esperimenti di Filosofia Sociale Applicata agli Sbronzi

10 settembre 2016
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barflyDevo ammettere che gli esperimenti sociali di tal genere mi lasciano sempre molto perplesso procurandomi un certo disagio fisico, un fastidio quasi di natura anatomica. Il riduzionismo pseudoscientifico che pretenderebbe d’inquadrare la psiche umana con un test misurato su un certo campionario di cavie umane – cavie da bar come in questo caso specifico – non suscita di certo la mia simpatia o il mio entusiasmo intellettuale. La domanda di fondo dovrebbe essere: può la sfera (o il dodecaedro?) morale dell’uomo squadrarsi sotto il machete di un questionario a risposta unica A o B? La risposta singola, dai multiformi e vertiginosi punti di vista a cui mi piace estendere le nostre prospettive filosofiche di sguardo, sguardo sull’azione e il pensiero degli esseri umani, immagino non possa essere che: no, non si può determinare con la logica binaria (quella con cui operano i computer) l’irriducibile complessità delle scelte etiche individuali!nypl-digitalcollections-510d47d9-a9c4-a3d9-e040-e00a18064a99-001-wI punti d’interesse dello studio in questione riguardano comunque il fatto risaputo vabbè, che l’ubriachezza disinibisce i centri nervosi, allenta la tensione così come ammorbidisce la riflessione ponderata a favore di un’azione più impulsiva stimolata dall’emotività che si risveglia con l’uso di sostanze esterne, in questo caso preso in esame l’alcol appunto. Certo fa un po’ sorridere – ed è un sorriso amaro – l’approccio naif sia dei ricercatori quanto dell’articolista, che trattano grottescamente di “filosofia” come fosse una fenomenologia da baraccone che si occupa in maniera così sommaria d’aut-aut interiori o di questioni psicologiche di scelta morale più o meno utilitaristiche e funzionali; ma questa è una deriva dovuta alla spaccatura accademica ormai secolare tra filosofia continentale e filosofia analitica su cui non è ora certo il caso d’andare a scandagliare.
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Ad ogni modo, per restare nell’ambito degli infantili dilemmi etici sollevati in questo studio da bar-à-vin, non ricordo più bene in quale film di Woody Allen si pone un’argomentazione simile: “(…) in un incendio hai la possibilità di salvare una vita umana o l’ultima copia dei capolavori di Shakespeare… chi o cosa salvi tra i due?” Ecco, al momento sono, almeno percepisco di essere, nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali, per cui ritengo che sia da lucido ma pure da ubriaco non avrei dubbio alcuno su cosa salverei e chi lascerei arrostire nelle fiamme.

(gae saccoccio)

  • Segue l’articolo in questione che traduco dal The Atlanticnypl-digitalcollections-510d47e4-6d10-a3d9-e040-e00a18064a99-001-w

La fredda logica degli ubriachi.

In un bar in Francia, dei ricercatori hanno chiesto alle persone di rispondere ad alcune domande filosofiche. Più ubriaco era il soggetto di ambo i sessi, più utilitaristica pare che sia stata la loro risposta.

Gli assistenti di laboratorio hanno a che fare con tutta una serie di cose terribili e imbarazzanti, ma sicuramente questa cosa è tra le più strampalate: entrare in un bar a Grenoble. Identificare le persone che sembrano moderatamente ubriache. Avvicinarsi, un colpetto sulla spalla e attaccare bottone con un roba del tipo: “Ehm, senta scusi, lo so è imbarazzante, ma, sarebbe per caso interessato a rispondere ad alcune domande filosofiche?”nypl-digitalcollections-510d47e4-6442-a3d9-e040-e00a18064a99-001-w

Questo è stato il destino di qualche povero e anonimo studente che ha fatto “la maggior parte delle assunzioni” per un recente studio sul rapporto tra il consumo di alcol e una decisione di natura etica. In due esperimenti separati, i ricercatori hanno presentato ai frequentatori del bar un questionario di natura filosofica correlato al loro stato d’animo; un totale di 102 persone tra uomini e donne hanno preso parte all’esperimento. (“Un partecipante è stato escluso dallo studio perché non seguiva le istruzioni correttamente”, osservano i ricercatori, ed è un numero notevolmente basso alla fin fine, considerando che tutti i soggetti erano ubriachi.) Dopo aver compilato il sondaggio, a ciascuno dei partecipanti è stato prelevato del sangue in modo da misurare il grado di alcol presente in esso e rilevare così lo stato di ubriachezza in ognuno di loro. phase_iv_1973I ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di esprimere il loro parere su due dei dilemmi preferiti dai nostri filosofi: il cosiddetto problema-funivia e il suo diretto derivato, il problema-ponte pedonale. Nel primo, la gente doveva scegliere se avrebbero usato un interruttore per deviare una cabina in fuga, uccidendo una sola persona ma risparmiandone altre cinque; il secondo problema richiedeva di spingere qualcuno giù da un ponte pedonale per lo stesso scopo. “Un disegno accompagnava il testo di ogni vignetta al fine di facilitare la comprensione del questionario”, nel caso in cui i soggetti fossero stati troppo ubriachi per leggere. social-experiment-advertsing-tugboat-group-vancouver“L’idea era quella di considerare nello specifico le implicazioni più morali ed etiche di come l’alcol possa influenzare il processo decisionale”, ha detto Aaron Duke, uno dei ricercatori.* La sua squadra ha trovato una correlazione tra il livello di intossicazione di ognuno dei soggetti chiamati in causa e la loro volontà di premere l’interruttore o spingere la persona – e più ubriaco era il soggetto (sia uomo che donna), più determinato era ad uccidere una persona ipotetica per il bene ipotetico dei molti. Questa scelta segue la logica dell’utilitarismo: si causa più bene dal fatto di salvare cinque persone e minor danno uccidendone una.
Questo risultato “indebolisce davvero l’idea che le preferenze utilitaristiche siano semplicemente il risultato di maggior riflessione”, ha detto Duke, che è anche il co-autore di un articolo dello studio, dal titolo affascinante: “L’utilitarista ubriaco: la concentrazione di alcol nel sangue prevede le risposte utilitarie in dilemmi morali.”phase-4-towersC’è un’ironia fantastica nell’idea che degli ubriachi possano agire da razionalisti emotivamente temprati disposti a fare qualsiasi cosa pur di salvare delle vite umane. Duke e il suo collega di ricerca, Laurent Bègue, non stanno necessariamente sostenendo che persone ubriache possano essere delle cime di filosofia e di logica, ma vogliono piuttosto dimostrare che le loro scoperte sfidano i presupposti comuni su come la gente prenda le proprie decisioni.

“C’è questa argomentazione che l’etica utilitaristica sia quella giusta, sempre associata a persone meno emotive. La nostra scoperta è che questo potrebbe anche non necessariamente essere vero”, ha detto Duke.phaseiv2

Un’altra spiegazione data da Duke è che le persone ubriache potrebbero essere meno sensibili a ciò che accade al tipo che è dalla parte sbagliata dell’ipotetica linea di funivia o sul ponte – “pare una spiegazione ragionevole che gli effetti dell’alcol farebbero diminuire la sensibilità emotiva nei confronti del dolore di qualcun altro”. In generale, sempre Duke, lo studio rafforza la complessità nel comprendere perché la gente faccia le scelte che fa. “Una decisione etica è influenzata da cose come l’uso di certe sostanza possa spostare la cornice etica attraverso cui osserviamo il mondo.”phaseiv4

Duke ha anche riconosciuto che le implicazioni dello studio sono limitate, soprattutto perché la dimensione del campione è così ridotta. Inoltre, le domande stesse contengono difetti in sé.

“Ad essere onesti, il problema-funivia in generale, implica un tipo di serietà diversa a seconda di cui la gente riesce a vederlo, perché è già di suo una specie di premessa ridicola”, ha affermato Duke. “Non so se le persone alticce possano prenderlo più o meno sul serio. Ma l’alcol può rendere l’approccio alla risoluzione del problema quasi più semplicistico – gl’ubriachi potrebbero cioè essere meno propensi a mettere in discussione alcuni dei presupposti su cui il compito si basa.”rs14094_guineapig

In altre parole, gli ubriachi sono più bendisposti ad affermare: “va’ bene facciamolo” quando un laureato a caso li invita a partecipare ad un esperimento di pensiero che concerne l’uccisione della gente. Utilitarista o no, l’ubriaco potrebbe rappresentare la cavia ideale del ricercatore di filosofia.

*Originariamente l’articolo diceva che il nome del ricercatore era Aaron Blake. Ci scusiamo per l’errore.

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