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IL MIO GOCCIO QUOTIDIANO

Il vino come volontà etica e rappresentazione estetica del mondo

Massa Vecchia Bianco 2005. Niccolaini e la Successione di Fibonacci

10 agosto 2016
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13892249_1826904844204407_5779370592164676814_nLa successione di ‪Fibonacci‬ è una sequenza di numeri interi positivi in cui ciascun numero è la somma dei due precedenti ad infinito:
• luce,
• luce,
• luce, pietra,
• luce, pietra, sostanza,
• luce, pietra, sostanza, sudore, cognizione,
• luce, pietra, sostanza, sudore, cognizione, bontà, fusione, gioiadivivere.. (∞)
Questo è il Massa Vecchia Bianco 2005 (70% Vermentino + 15% Sauvignon + 15% Malvasia di Candia) o della Sezione Aurea del vino buono fatto dall’uva sana e dalle mani consapevoli d’un uomo, d’un contadino duro e puro radicato alla Maremma più verace.13872767_1826594734235418_4483821181533679799_n

ps.

Rimando alla come sempre intensa lettura di Giampiero Pulcini in Accademia degli Alterati

Podere il Palazzino “Grosso Sanese” Chianti Classico 2008

30 luglio 2016
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FullSizeRender copy 6Podere il Palazzino “Grosso Sanese” Chianti Classico 2008 su carnaroli, cicoria di campo, pomodorini secchi e freschi, scalogno, extravergine a crudo, una noce di buon burro.risoIl vino rosso d’accompagnamento al riso, appena versato nel bicchiere addolcisce le piacevoli amarezze salivate dalla cicoria mentre rimbomba come un temporale tra le montagne. Montagne di boschi inviolati da cui alita una brezza frescolina che s’appiccica resinosa alla pelle, rianimando all’istante: fiori di basilico e di rosmarino, mentuccia e finocchietto selvatici, porcini, corteccia d’abete. Quasi poi che la mano invisibile ma risoluta d’una divinità dell’uva benefica spuntasse dalle nubi michelangiolesca, sbriciolando fra le dita un paio d’ettari d’alberese, galestro e sangiovese a Monti in Chianti; spremitura tra cielo e terra di qualche botte beata della Toscana più umana e possibilmente meno maledetta. È una divinità benevola difatti, rassicurante, leale, chiantigianese.. ed è subito Grosso Sanese 2008. 

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Ornina 2012 e Calzone ripieno con Insalata di Pantelleria

22 luglio 2016
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13770241_1818190661742492_7346467102745281906_nCalzone della settimana da Farinè con ripieno di insalata pantesca.. attention please, potrebbe provocare tossicodipendenza istantanea.
C’abbiamo abbinato l’Ornina Wine 2012 (Sangiovese e Malvasia Nera) dell’amico Marco Biagioli, per la mia esperienza una delle bottiglie più felici di sempre dell’azienda casentinese che ha tra l’altro appena inaugurato la nuova cantina.

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FullSizeRender copyUn campetto d’origano spontaneo, della lavanda in fiore, alberi di gelsi neri fusi a una pineta sopra una scogliera chiazzata di capperi selvatici, il tutto poi ben strizzato goccia a goccia dentro la bottiglia definiscono quel che risulta essere un vero e proprio gioiellino di vino: un rosso unguento dissetante e prezioso sia all’esofago che all’encefalo. Miracolo terrestre d’abbinamento cibo/vino! Anche su pizza con provola affumicata, pomodori cuore di bue e pesto di basilico il vino scendeva giù una meraviglia anzi anche troppo, che in tre non si è neppure avuto il tempo di brindare alla salute d’ognuno di noi, i calici alzati a salutare l’inizio dell’estate… che il vino era già bello che finito felicemente a rinfrescarci il gargarozzo.

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Spaghetti pomodorini a crudo e Blanc de Noirs 2010 Marie-Noelle Ledru

20 luglio 2016
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IMG_2056 Eccellente lo spaghetto Michele Portoghese (Calenzano FI). Pasta a lavorazione artigianale da essiccamento lento e a bassa temperatura.

Tanto basilico, olio extravergine d’oliva e pomodorini mantecati a crudo.

Il vino che accompagna lo spaghetto è uno champagne proveniente da Ambonnay. Champagne della viticultrice Marie-Noëlle Ledru detta anche la Signora del Pinot Nero la cui filosofia produttiva si sintetizza nell’adagio semplice ma effettivo e concreto: Massimo rispetto per la Natura. IMG_2113

Si tratta qui di un Blanc de Noirs Cuvée du Goulté Grand Cru 2010 dai cinque ettari di proprietà collocati nella regione detta La Montagne de Reims. I millesimati come in questo caso, stanno 5 anni in contatto sui lieviti e durante la fase di sboccatura il vino non è solfitato; sboccatura che oltretutto è fatta a mano per ogni bottiglia così come avveniva qualche generazione fa, almeno nelle aziende più a respiro umano e a conduzione familiare. Nel connubio con la sostanziosità dello spaghetto, con la dolcezza acidula del pomodorino mantecato a crudo e la scricchiolante freschezza del basilico aggregati in un tipudio di sferica semplicità, l’effetto frizzante dello champagne fluidifica a pieni bocconi quest’insieme scatenando all’istante la sensazione di mangiare bere e digerire allo stesso tempo e nello spazio di alcune forchettate amalgamate al sorseggio.

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Cav. Lorenzo Accomasso – Barolo Riserva Vigneto Rocchette 2006

16 luglio 2016
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Nell’ora in cui la luce cede al buio, il firmamento dei pori sulla pelle riprende a respirare.

Annottando anche il cielo è più schiuso, tridimensionale. Il luccichio d’ogni stella che traspare è la capocchia d’uno spillo mentre punge i sentimenti dei mortali: maschi e femmine a due gambe che altro non siamo, gramigna molesta d’una sola stagione, fumo negl’occhi a un Dio che non c’è e mai c’è stato.
Evviva allora il Barolo Riserva Vigneto Rocchette del Cavalier Accomasso, calore fugace d’una vibrazione che passa e finisce, riflesso lunare sull’addome d’una cicala sospesa alla spiga di grano dentro a un campo lontano.

Accomasso

Ribolla Gialla Joško Gravner 2007

29 giugno 2016
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Gravner coverMaturità, slancio vitale e lucentezza di Joško Gravner.
La Ribolla 2007 condensa un percorso di ricerche austere sull’essenzialità e l’energia trasudate dall’uva: la sanità del suolo, i duelli all’ultimo sangue con l’andamento climatico, le meditazioni severe sull’agricoltura e il senso ultimo della pratica contadina in un mondo sempre più signoreggiato dalla Monsanto Vision of Life.Gravner 1
La Ribolla 2007 è un vino-fiume, un impeto di fragrante autenticità, un flusso ininterrotto di gioia spontanea che travalica le ristrettezze del cervello per rigettarsi energico nel Mediterraneo aperto del cuore.. “un grande avvenire dietro le spalle”.

fichi e prosciutto

Alla Ricerca del Bowmore 1979 Perduto

25 giugno 2016
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Erich Fromm sulla natura umana:

L’ottimismo è una forma alienata di fede, il pessimismo una forma alienata di disperazione.

Residui velleitari della mania di collezionare cose che ci sopravviveranno“, questo pensavo accumulando sacchi d’immondizia in cui rigettavo oggetti, panni mai più indossati e supporti di conoscenza troppo ingombranti nell’epoca del sapere digitale compattato in un solo file che si misura a Giga e Terabyte (cd, dvd, libri, riviste, fotografie, intere enciclopedie, archivi di carta).

Tra le troppe bottiglie vuote in casa da inoltrare alla discarica del vetro, ritrovo questa boccetta di un rarissimo Bowmore 1979 lo stesso leggendario anno d’imbottigliamento che celebrava il bicentenario della distilleria. Il 1979 sembra infatti sia stato affinato in strepitose botti di Sherry del 1960, se ne ritrova ancora qualche bottiglia oggi sul mercato a costi decisamente improponibili.

Ce n’era una mezza lacrimuccia ancora al fondo che ho strizzato in gola con cura da erborista come si farebbe col collirio per gl’occhi.
Dalla lingua alle caviglie, dai talloni passando attraverso l’inguine e poi i capezzoli fin su alla calotta cranica.. una vampata sessuale, una oscura ma densa felicità indistinta, un’armonia celeste mi ha totalmente invaso la carne che da quella mezza lacrima di Islay Single Malt Scotch Whisky ne ho ben ricavato un sorriso pieno e una gioia di vita che dopo alcuni giorni – caso raro visti i tempi bui – ancora non va via, colma i vuoti d’aria e mi fa sperare in giorni un po’ migliori nonostante la disperazione sociale, la crisi finanziaria, il dissesto geopolitico, le disuguaglianze economiche, l’ingiustizia razziale, i disastri ambientali del mondo in cui sono, di questo mondo qua in cui tutti siamo.

Sì proprio il mio, il nostro mondo che anch’io, anche noi, contribuiamo a far essere così com’è: il migliore o il peggiore dei mondi possibili fatto a immagine e somiglianza dei nostri singoli atti, sensazioni, desideri, pensieri, silenzi.

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Pranzo a Il Vicolo: Friulano di Miani 2011 e Chianti Classico Antico Lamole “Lama della Villa” 2010

28 maggio 2016
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IMG_0332Sabato d’inizio estate con un caro amico siciliano in visita a Cortona da Siracusa andiamo all’Enoristorante il Vicolo da Mirko e Leonardo Bonicolini a Civitella in Valdichiana, roccaforte d’origine Longobarda. I tavolini sono disposti su una piazzetta d’impianto medioevale che affaccia su tutta la Chiana e il Valdarno tra Toscana e Umbria. Per cominciare: salumi del Casentino e caprini preziosi a latte crudo munto a mano dell’azienda agricola Santa Margherita di Maria de Dominicis a Ville di Corsano, che annaffiamo con lo sfavillante Friulano di Miani 2011. IMG_0325In effetti era troppo tempo che non ritornavo ad assaggiare un vino di Miani e sempre mi entusiasma in questo intransigente produttore la pulizia e le maturazioni del frutto-uva, l’utilizzo avvedutissimo dei legni d’affinamento – sicuramente avendo a modello i maggiori e più virtuosi esempi di Borgogna – che rilasciano eleganti note boisé mai a rischio di sopraffazione sulla tersa croccantezza del vitigno, nostalgiche percezioni di frutta secca autunnale in proporzionata compiutezza d’antipasto col grasso dei salami e i capocolli di maiale grigio del Casentino, sui tipici fegatini e pane tostato, ma soprattutto nell’affiatamento grintoso con i caprini stagionati nella cenere o in foglia di castagno. IMG_0326

Antico Lamole Chianti Classico Gran Selezione 2010 “Lama della Villa” da vigne ad alberello, bt. num. 525 di neppure 1000 bottiglie presumibilmente, prodotte da Paolo Socci.

IMG_0329Questo Chianti Classico Gran Selezione, grazie ai sempre avveduti suggerimenti dell’amico Mirko, ristoratore e degustatore dei più accorti, subentra ad un’altra possibile e di certo più impegnativa opzione tra varie ed eventuali annate del gagliardo Percarlo (San Giusto a Rentennano) – ma in effetti a pranzo sotto l’ombrellone a quasi 30 gradi forse sarebbe stato un po’ troppo giocare d’azzardo. Il vino dicevo è l’Antico Lamole dalla parcella di poco più d’un ettaro: “Lama della Villa”, è proprio una lama acuminata infatti di non usuale chiantigianezza: roccia, ferro, nerbo, radici, scintille di schietta sangiovesessenzialità, e becccatevi st’hashtag: #sangiovesessenzialità.. impeccabile davvero – non fa una piega cioè – su ravioli di borragine e pecorino, burro, salvia.IMG_0328

Domaine Follin-Arbelet Aloxe-Corton Premier Cru “Les Vercots” 1990

6 maggio 2016
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Dai finages di Borgogna condividiamo una bottiglia che è piuttosto un accumulo di carezze Pinot su carezze Noir del Domaine Follin-Arbelet ad Aloxe Corton dalla parcella premier cru “Les Vercots” d’annata leggendaria cioè la 1990!13151882_1788263468068545_7859072502459785969_n

Le fiamme del camino ravvivano la stanza, tiriamo fuori le cipolle dalla brace alla maniera di come le preparavano le nostre nonne; un piatto queste umili cipolle alla cenere, d’una prelibatezza e lussuriosità sublimi assieme alla salsa d’acciughe e capperi e ad un’opulenta salsa bernaise fatta au moment a contorno degl’oltre 2 kg di bistecca Chianina – 35 i giorni di frollatura cotta con consapevole scienza alla griglia nel mentre sfugge alla bocca di qualcuno inginocchiato sul camino una frase ripetuta spesso dal padre ristoratore di qualcun altro: “Perché cuochi si diventa ma griller si nasce!IMG_9678IMG_9685IMG_9686

Filippo Volpi quando sia io che Michele Oste Alesiani siamo oramai a pance ben satolle, con #bioselvatica meraviglia ci legge quindi dai suoi appunti scrupolosi alcuni passi
che riguardano il vecchio Albert Massot un’autorità all’Hospices de Beaune e che il frutto celestiale di questa bottiglia germogliato dal suolo pietroso detto “tête de mouton” (Giurassico superiore) l’ha prodotto proprio con le sue stesse mani.

Ecco che allora scopriamo che anche in vecchiaia il Massot usava ripetere tipo mantra una frase disarmante e semplice come solo può essere semplice e disarmante la verità:

“Il vino deve essere il frutto di uva sana che poi ha da essere semplicemente pressata… c’est tout!”

Champagne André Beaufort Polisy Brut Réserve + Rosè

25 aprile 2016
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Nel giro di una settimana – una bottiglia sull’Etna al mitologico Cave Ox di Sandro Dibella con pasta ai grani antichi e salsiccia al ceppo, l’altra a Roma da Roscioli in abbinamento sul bombolotto all’amatriciana ad altissimo livello – ho bevuto 2 differenti versioni, memorabili entrambe, dello Champagne A&J Beaufort: il Polisy Réserve Brut e il Rosè. 2IMG_9213Per tutti e due i vini ho percepito nel bicchiere una stessa vibrazione psichica, un prepotente sentimento di bellezza-e-bontà sferica immaginando queste bottiglie quali valve di un’ostrica entro cui – tempo al tempo – si deposita il carbonato di calcio che poi cristallizza nella “conchiglia in vetro” come una vera e propria perla vivente di champagne!

ps.

Le Migliori 99 Maison di Champagne (Edizioni Estemporanee) per approfondimenti ulteriori sul Beaufort.

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Dom Perignon 1990 + Egly-Ouriet Brut Grand Cru Millésime 2000 (Magnum)

15 marzo 2016
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12806009_1761755994052626_2898227749244813092_nCospicuo il millesimo, bollicina sfolgorante, dorature allo zafferano, pungenze di buccia d’agrumi, aromi di zenzero e zucca candita… eppure perdio, in fondo a tutto sapeva di tappo; lurido, puzzone d’acqua stagna, putredine di carte stracce, infame sughero, cane rognoso d’inferno!IMG_7544Su un gran Comtè del Jura ma il Dom Perignon finisce nel rubinetto e si continua con la magnum d’Egly-Ouriet Brut Grand Cru Millésime 2000 sboccata nel Luglio 2010, niente di così esaltante pure se le aspettative erano notevolmente superiori alla insoddisfacente piacevolezza nel calice: grassoccio di corpo, poco persistente e corto in bocca, fiacco di bolla, stanco forse per tenuta della bottiglia nello specifico o perché è proprio così l’annata, il lotto d’imbottigliamento il dégorgment o chissà.

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