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IL MIO GOCCIO QUOTIDIANO

Il vino come volontà etica e rappresentazione estetica del mondo

Sancho Panza e Barbacarlo la Sostanza di cui è Fatta la Luce

14 dicembre 2016
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Sancho Panza e Barbacarlo la sostanza di cui è fatta la luce

Nel 1637 Cartesio pubblicava La diottrica (La dioptrique) uno studio sui fenomeni dell’ottica, quali la rifrazione e la diffrazione.

[Nel 1665 viene pubblicato – postumo – il trattato “De Lumine” di Francesco Maria Grimaldi, gesuita con interessi per la fisica e l’astronomia.]

newton-manuscript-publish-007 Allo stadio attuale delle conoscenze acquisite sulla natura della luce, le teorie di Cartesio che implicavano comunque un movimento iniziale innescato da un qualche Dio, sono ipotesi oggi alquanto datate.

15326427_1889336961294528_8463715982241481170_nIeri sera, 13 dicembre del 2016, dopo 379 anni dal testo scientifico di Cartesio, sorseggiando:
• Vino Bianco Sancho Panza 2013 (Igiea e Guido Zampaglione – Tenuta Grillo)
• Vino Rosso Barbacarlo 1996 (Lino Maga)
ho compreso qualcosa di più circa la sostanza di cui è fatta la luce che si propaga nel mondo con moto ondulatorio. Ho forse colto meglio il senso della sorgente di luce che si frange e riflette da un corpo all’altro dello spazio racchiudendosi in un’essenzialità di bevanda spremuta nel tempo da grappoli raccolti al fine di distinguere buonissime uve a bacca bianca e bacca rossa.fig-493397

Grandi Rossi su Tortellini d’Anatra Fatti a Mano in Brodo di Muscolo e Lingua

11 dicembre 2016
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Un paio d’anni fa di questi tempi pre-natalizi, al Castello di Valenzano a cena con cari amici toscani.. questa la mia “personal choice” sulle 20 e + bocce sbocciate.
Al I posto su tutto e tutti: tortellini d’anatra fatti a mano in consommè finissimo di muscolo e lingua.. qui lo chef del Castello, Simone Brodoloninomen omen –  ha superato se stesso: puro orgasmo multiplo del palato fuso all’encefalo.

10440234_1598538387041055_9179276739854587876_nSeguono in ordine di gradimento decrescente*:

*Per dare la giusta misura del significato di ciascuna bevuta e dell’unicità d’ogni bottiglia di vino, bsogna puntualizzare che l’ordine di gradimento decrescente indica a grandi linee i sentimenti particolari di una sera nello specifico al netto di tutta una serie di variabili irreplicabili – umore personale, umore del gruppo dei degustatori, condizioni specifiche di temperatura, mantenimento e tenuta delle singole bottiglie – per cui a diverse condizioni ma a parità di annate e stesse tipologie di bottiglie riassaggiate oggi a distanza di due anni, la classifica di gradimento delle bottiglie potrebbe esprimere tutt’altra situazione.

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De Amicitia. Brunello di Montalcino Conti Costanti 1985

29 novembre 2016
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15267509_1137508419697039_3413647907100742162_nBrunello di Montalcino 1985 Conti Costanti Viticultori

Per quanto d’annata eccezionale, non è affatto scontato che un Sangiovese dopo 31 anni custodisca ancora dentro di sé quell’alito brioso di frescura salmastra, quel soffio d’energia interiore al gusto di radici, vivificato da un’integrità sempre ben aderente alle fragranze succose della materia liquida o perché no, materia psichica? dato che il vino, quando è vino, nutre forse più l’anima che il corpo!

Essenza di melograno, fave di cacao, trito di funghi alle narici; lucentezza rossopompeiana alla vista.

Dopo la scaraffatura – passano un paio d’ore – il vino ha mantenuto tuttavia una pienezza di vitalità costante per tutto il tempo della sua durata nel calice, dimostrando così, – ancora una volta alla prova del tempo – una coerenza di temperamento in assoluta affinità col patronimico di questo grande e buon Brunello di Montalcino del Colle al Matrichese.

L’abbinamento ideale sulla pizza della settimana Farinè, con pecorino Toscano, funghi cardoncelli, nepitella e olio di noci è stato combinato dal Dio Caso a celebrare degnamente non solo l’amicizia tra cibo e vino ma sopra ogni cosa a consacrare il compleanno – anticipato di qualche giorno – del fraterno amico Angiulill che qui riabbraccio a me e saluto con tutto l’affetto che posso.fullsizerender-copy-3

Pascal Cotat Sauvignon Blanc di Sancerre e le Frattaglie a Le Bidule

17 novembre 2016
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Un Domaine focale per il Sauvignon Blanc in Loira (Sancerre AOC) è quello gestito da Pascal Cotat vigneron naturale dove naturale ha qui un concreto senso di lavorazione empirica e non è affatto quindi furbo aggettivo di marketing, targhetta vuota o collante promozionale accalappiamosche. Sono 2,5 gl’ettari di vigne suddivise in due lieu-dit: Les Monts Damnés e La Grande Côte a Chavignol, ad est di Sancerre.

I terreni calcarei della parcella di Les Monts Damnés di proprietà di Pascal si trovano nella parte più alta con esposizioni a Nord, pendii molto ripidi, vigne di circa 35 anni curate con approccio biologico e predisposizione anti-sistemica (alghe e altri preparati naturali a fertilizzare il terreno).
Pascal (così come fa il cugino François) preferisce le vendemmie tardive e raccoglie almeno una settimana dopo ogni altra azienda vinicola della zona.
I vini sono messi in bottiglia non chiarificati e non filtrati. Eccellente come sempre già alla prima impressione è anche questo 2014 che si farebbe sorseggiare a secchielli (quelli con cui da bambini si giocava con la sabbia) non temessimo il giudizio degl’altri che si sa, lo diceva pure Sartre, sono l’inferno: “l’enfer, c’est les autres“.

Sarò matto, e che mi frega? ma godo di questo Sauvignon come fosse della selvaggia acqua di mare azzurro al naso, succosità fermentata di frutta rosea e gialla di macchia che gorgoglia giù “chiara fresca dolce acqua..” sotto specie di pompelmi rosa maturi – un cesto pieno – appena spremuti a riempire il buconero della bocca, a ripulire la mente da tutte le incertezze, i rovelli, i pregiudizi e gl’inferni propri o quelli altrui.1

In un posto dai toponimi improbabili nei dintorni di Perugia: Casa del Diavolo e Ramazzano le Pulci, Annalisa Lombardini ha messo in piedi uno spazio vitale adibito ad eventi, serate a tema, cene, readings e quant’altro di bello, profondo o giusto che uno possa mai immaginare. Un ambiente di ricezione immediata delle bevande alcoliche e delle vivande bucoliche oltre che crocevia d’incontro tra persone, le più disparate. Occasione di confronto sociale che ha davvero dell’incredibile considerando che il contorno esterno potrebbe tranquillamente essere un pezzo di paesaggio dal pianeta Marte ricopiato su carta carbone. Il posto – arredato con tocco deciso, con gusto raffinato ma senza far subire per nulla l’invadenza tipica di certo interior design da pubblicazione patinata à la page, – è un piccolo gioello di casualità voluta, studiato in ogni minimo dettaglio e si chiama Le Bidule.

Una volta dentro sembra piuttosto di essere schizzati in un’altra dimensione spazio-temporale che potremmo tranquillamente credere di trovarci in un luogo d’arte concreta, un laboratorio d’incontri teatrali stile off-brodaway e non in un angolino anonimo della periferia Umbra. La cena è stata concepita esclusiavamente a base di frattaglie grazie alla visionarietà condivisibile in tutto e per tutto degl’amici cari Marco Durante & Giampiero Pulcini e grazie soprattutto alla passione sfegatata dell’infaticabile maestro carniere Valentino Gerbi anima propulsiva di Etrusco Carni che ha fornito come sempre le sue lacrime di gioia oltre alle eccellenti materie prime vaccine. 2

  • julienne di lingua
  • polpettine di diaframma
  • cuore e pâtè di milza

questa una parte della sequenza dei piatti su cui si sono abbinati vini vari ed eventuali ma che – a sceglierne uno soltanto – è con questo Les Montes Damnés 2014 di Pascal Cotat che poi a ripensarci lungo tutto il tragitto del ritorno, ho concluso il rientro a casa più felice e sornione di quanto non ne fossi uscito. Dopo una nottata di pioggia infernale, ritrovo un tappeto di serenità steso sull’uscio buio dell’austera torretta del ‘300 in affitto. È un telo di pozzanghere d’erba e fango in cui m’è parso di veder riflessa come in uno specchio tutta la vastità angosciante del cielo, una coriandolata di stelle predisposte ad accogliermi ad augurarmi il buon riposo infine a sorridermi in siderale ma rispettosa indifferenza, suggerendomi con la stessa estroversa ironia del finto specchio disegnato nel bagnetto a Le Bidule: “sei un gran figo”.

Ansonaco del Giglio e Frittata d’Aglio di Campo

15 ottobre 2016
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Sulla frittatina d’aglio selvatico (Allium ursinum*) raccolto sui campi e preparato in casa da mammà, ci berrei tanto l’Ansonaco della Famiglia Carfagna, vignaioli sull’isola del Giglio. È questo un vino d’Altura Vigneto – link: http://www.vignetoaltura.it/ – ed è superbo calice di luce liquida; mentre ne sorseggerei a litrate, voi provate solo a immaginare come scende giù facile-facile e disseti più d’un’acqua sorgente.
*Pianta bulbosa erbacea perenne, appartiene alla famiglia delle Liliaceae come il tulipano, il “giglio”, il mughetto..

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L’Eclettico di Puglia dell’Agricola Paglione

10 ottobre 2016
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L’Eclettico Paglione Vino da Tavola Bianco 2014

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14680505_1854921334736091_2747203758712726034_nDalla zona del Cacc’ e Mmitte di Lucera dell’azienda Agricola Paglione, – grazie a Toni Cristoforo che me l’ha segnalato – ho bevuto questo succulento vino da tavola bianco: L’Eclettico (2014), la n. 1134 di 2210 bottiglie prodotte.
Di color giallo fico d’India o paglia intenso (paglione nel nome e nei fatti) ottenuto da macerazione medio-lunga e da deciso contatto sulle bucce.
Ho apprezzato molto il piglio dissetante, la pronta beva di questo vino che per asciuttezza/polposità m’ha quasi centrifugato al palato sia la fibra che il succo della carota.
Un retrogusto di schietta bontà casalinga; l’amarognolo educato quanto basta; un ricordo rupestre d’olivetta itrana verde schiacciata condita in olio EVO, erba cipollina, finocchietto selvatico.
L’Eclettico insomma ha accompagnato mirabilmente quel boccone di nervo bovino cotto nel sugo materno per condire gli spaghetti, sciogliendo i nodi gelatinosi della carne in un abbraccio sferico di sorsata più che ravvivante, felice.

Due o Tre Cose Che So Sul Sidro

27 settembre 2016
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Sidro d’Irlanda e di Svezia, vino di Borgogna a cena su pizza sempre troppo buona di Carlo & Francesca.

Il pianeta sidro, l’asteroide della fermentazione alcolica delle mele, sono mondi ancora tutti da esplorare, almeno dalle nostre parti. Tempo fa, dopo averne assaggiati in loco di clamorosi, ho riportato da Burlington (Vermont) un sidro crudo, non pastorizzato/non filtrato davvero eccellente e succulento di cui a parte la bontà effettiva del prodotto, non mi resta memoria né fotografica né tantomeno nominativa. Non ricordo insomma più il nome del prodotto e del produttore.

heady-topper-labelOltretutto vicino Burlington a Waterbury, in volumi molto limitati si produce una IPA non pastorizzata/non filtrata anch’essa ricercata come fosse un Sacro Graal nell’ambiente dei fanatici birrofili: la leggendaria Heady Topper del birrificio The Alchemist prodotta un paio di volte la settimana. Mi raccontava più di qualche autoctono essere la HT una birra-feticcio che scatena veri e propri deliri d’accaparramento tra maniaci ossessivi in fila già dalla mattina a giorni alterni nei vari punti di smistamento della provincia. Detto fra le righe, gran parte del montagnoso Vermont è uno dei pochi posti resistenziali di tutta l’America, – da Oriente a Occidente da Nord a Sud -, dove ancora riescono consapevolmente a non farsi travolgere del tutto dall’oceano di merda liquidosolida dispensata da McDonald’s o Starbucks a cui a quanto sembra hanno permesso concessioni limitate nello stato federato.
14379674_1066627903451758_318080909169283687_oTempo fa ad una serata di degustazione alla cieca sull’Etna, avevamo anche disposto in batteria un sidro in versione Brut del grande Eric Bordelet tra le varie bottiglie di vino coperte previste. Quello che ho assaggiato sere fa invece, in abbinamento ad una classica quattro formaggi, era un sidro artigianale irlandese il Cockagee e sulla 4 formaggi ci stava una bellezza! img_3877Il sidro nello specifico è ricavato da un’antica qualità di mele utilizzando una tecnica naturale denominata keeving. Un sidro keeved è realizzato cioè attraverso questo metodo tradizionale di estrazione della dolcezza dalle mele in fase di fermentazione con i lieviti indigeni, senza aggiunta di acqua o altri zuccheri assicurando al prodotto finale una lieve filigrana frizzante che riesce a mantenenere la fragranza genuina della polpa del frutto, bilanciando tra dolcezza sottile e delicata trama amarognola.14359147_1282479485126057_8981669385534936758_nLa bevanda di mele sta sollecitando il nostro desiderio – già folgorato di suo – d’approfondire meglio l’argomento. Stuzzica la mia curiosità e quella di alcuni altri amici più fulminati di me. Dopo questo curioso aperitivo è quindi seguita un’eccellente pizza della settimana sempre in quel di Farinè: patate rosse al pesto trapanese con soppressata di polpo. A questa suprema bontà abbiamo affiancato – ed è stato l’abbinamento della serata – un Beune Premier cru Les Aigrots di Sébastien Magnien, giovane produttore a Meursault che fa vini perfettamente misurati sia nelle maturazioni dell’uva che negl’affinamenti col legno. Sébastien – che sono andato a trovare in cantina qualche settimana fa di rientro da un viaggio di lavoro a Parigi – difatti produce vini calibratissimi ricolmi di personalità ma sottili, senza fronzoli tecnici o eccessi d’ego e nonostante sia situato in una felice zona vitivinicola a preponderanza bianchi, la gran maggioranza dei suoi vini sono rossi, pinot noir ovviamente, da vari villages e appellàtions quali: 

  • Beaune (Premier cru Les Aigrots);
  • Bourgogne Hautes-Côtes de Beaune (Clos de la Perrière);
  • Bourgogne Hautes-Côtes de Beaune (Vieilles Vignes);
  • Bourgogne-Hautes-Côtes de Beaune (Clos de la Perrières)
  • Pommard (Les Petits Noizos e Les Perrières):
  • Volnay (Les Echards),  .

Processed with Snapseed.Ritornando al sidro, sere fa in quel meraviglioso luogo utopico, laboratorio d’idee, officina di braccia/pensiero, crocevia internazionale di giovani entusiasti, centrale d’energia positiva che è Grappolo contro Luppolo da Carussin a San Marzano Oliveto, ho assaggiato grazie a Luca, un sidro svedese Häxan, che gli avevano appena portato in dono dalla galassia scandinava. Meno succoso dell’irlandese, più asciutto, secco, agretto, un po’ corto al palato, paragonabile sia al naso che in bocca all’acidità citrica di una lambic che aprendoti lo stomaco con la chiave inglese, istiga i succhi gastrici e ti ben dispone alla cena. Freschezza acidula di un pompelmo rosa spremuto al momento, succulenti sentori fermentativi di yogurt. Aperitivo perfetto ad accompagnare una Robiola di Roccaverano autentica a latte crudo di capra, quadratini di pane integrale buonissimo intinti nell’olio evo e fette di un salame astigiano alle nocciole, cremoso, ancora fresco in fase di stagionatura ma comunque buono in termini accrescitivi, da mangiarne a badilate.

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Il Vino del Centro Storico e la Linguina dei Sibillini

15 settembre 2016
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Processed with Snapseed.Via Mari 10 è un Sangiovese romagnolo prodotto in centro storico – area ZTL – a Reggio Emilia, nel vigneto urbano della famiglia Masoni sul terrazzo di casa al IV piano di un vecchio palazzo nella cornice severa del centro storico affacciato sulla città. Questa è la numero 11 di 35 credo (o 41?) bottiglie prodotte nell’annata 2013.Processed with Snapseed.Un divertimento da visionari. Una mattata padana. Una bizzarria bislacca. Una piccolissima eppure strenua, eroica difesa della natura costretta ma anche, perché no, affrancata tra le mura urbane. “Un avamposto contro la barbarie cittadina“.

Questo l’ambizioso progetto di cura dettagliata del particolare infinitesimale d’un vigneto urbano microscopico ubicato in Via Mari 10, centro storico di Reggio Emilia nella Zona a Traffico Limitato. Qui l’uva viene lavorata chicco a chicco proprio perché: “(…) il miglior modo per fare qualcosa di grande è partire in piccolo.” Rustico ed elegante a un tempo. Di schietta beva. Si può dire “vino territoriale” o sarebbe più giusto definirlo “vino urbanistico”?Processed with Snapseed.Il vino l’ho bevuto con amici una sola volta qualche giorno fa a Parigi. Perfettamente corrispondente per contrapposizione geofisica – il vino cittadino e la pasta di montagna – e afflato della sostanziosità elementare d’entrambi i prodotti (liquido uno, solido l’altro), immagino a quanto sarebbe stato felice l’abbinamento con la linguina Regina dei Sibillini su pomodoro fresco cotto al vapore, basilico dell’orto materno e olio extravergine d’oliva a crudo.Processed with Snapseed.

ps. C’è anche chi sul terrazzo si è ricostruito in scala ridotta una mappa-giardino della Cina estesa quasi 10 metri.

Lambrusco di Sorbara Vincenzo Venturelli Ciaccia Salame e Pasta

9 settembre 2016
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1235998_1397546780473551_1522501495_nPer non dimenticare i sapori veri dell’Estate che volge al termine.

Salamino di Mora Romagnola e ciaccia sciapa calda, irrorati da Lambrusco di Sorbara versione “chiara” del prof. Vincenzo Venturelli in bottiglia anonima ma dal contenuto dissetante, notevolmente riconoscibile e ben definito.

Seguono pomodorini, basilico e peperoncino dell’orto, filino d’extra-vergine, aglio sminuzzatissimo, scagliette di rosso d’amandola stagionato tre/quattro anni a condire “a crudo” un misto improvvisato di, – questo offriva la credenza -, mezze-maniche Pasta Mancini + fusilli di Verrigni, medesimi tempi di cottura, per fortuita casualità.

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Greco di Tufo Pietracupa 2002

4 settembre 2016
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“La violenza del primo manifestarsi dell’oggetto.”

J. Risset “De varietate rerum” in Francis Ponge, Il Partito Preso delle Cose

14192711_1051321574982391_625065633165642003_nA Parigi per la Fiera Maison & Objet e in concomitanza con la settimana del design, il sentimento più invadente è un vortice d’annegamento che sembra travolgerci in una mareggiata depressiva d’oggetti: giocattoli, carte da parati, mobili, tappeti, cineserie senza fine, ornamenti, tessuti, tavoli, piastrelle, stucchi, vasi, padelle, coltelli, paralumi, scrittoi, parquet, renne di cachemire, specchi, lampadari di piume, marmi, graniti…

A ridimensionare i grigi umori prolificati dalla certezza – i fatti sono fatti – che questa furia oceanica di cose e materiali oltre a sommergerci ci sopravviverà, noi nel frattempo ci beviamo su un Greco di Tufo Pietracupa annata 2002, oggetto sublime in forma liquida contenuto in bottiglia ormai quasi irreperibile.

Quattordici anni di vetro e ancora quale scintillante integrità, fragranza fuori dalla norma! Naturalezza delle fibre d’uva che respirano in bocca. Una fluidità di beva, una miccia sulfurea, un fresco salino che si scioglie sulla lingua e scende via trachea fin giù all’esofago. Notevole bianco campano che tiene superbamente banco in bottiglia alla prova dello spazio e del tempo.

Umiltà, concentrazione, poche parole e tanti fatti queste le ascisse e le ordinate che identificano il sistema di riferimento cartesiano Sabino Loffredo: viticoltore positivo e dinamico come pochi. 

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Collecapretta Vigna Vecchia e Viña Tondonia Blanco Reserva o Della Materia Luminosa Calda

19 agosto 2016
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La materia luminosa calda del Trebbiano Spoletino (Umbria) e della Malvasia + Viura (Rioja).

13939541_1830013433893548_6990692605553093292_nIn cosmologia gran parte dell’Universo sembra essere composto di “materia oscura fredda”. Di certo non è il caso di questi due bianchi infuocati: materia luminosa e illuminante dalle galassie del vino Italia e Spagna.

Espressività e fragranza giallina come i primi guizzi del sole all’alba del Collecapretta Vigna Vecchia soprattutto se misurato con altre precedenti annate con cui l’ho confrontato a memoria. Su carpaccio di manzo, grissini di patate, selezione di pecorini e caprini varie stagionature e paste.

Maturità complessa, tempra sfaccettata, giallo mietitura, fiammella crepitante di candela e oro fuso di luce al crepuscolo. Soffio ossidativo che si comprime e che si dilata man mano alla rianimazione dalla bottiglia al calice del Viña Tondonia Reserva Blanco. Su patate cotte alla brace e olio evo a crudo di Trevi o Spoleto, strangozzi ai pomodorini con i finferli (Cantharellus cibarius) detti anche gialletti, gallinacci. 

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• Trebbiano Spoletino Collecapretta “Vigna Vecchia” 2015 di Vittorio Mattioli, agricoltore e vignaiolo;

R. Lopez de Heredia Viña Tondonia 1991 Reserva Blanco (Viura e Malvasia) Rioja.

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Inno alla Gioia del Quotidiano con Le Piane Maggiorina (Boca) 2013 e i fichi d’India

16 agosto 2016
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13912738_1827354297492795_1278113429727597270_nLe Piane, Maggiorina (Boca) 2013 

Succinta definizione di vino quotidiano o almeno del mio vino Zen quotidiano: filtra impercettibile in un soffio dalle labbra in gola, s’insinua nell’esofago con l’impalpabilità del guizzo d’un’anguilla, inzuppa le mucose senza spugnarle, trascina con sé nel suo corso a valle dello stomaco i detriti solidi e i ciottoli di cibo, è ruscelletto d’alta montagna in una bottiglia – sempre troppo poca – che canta in bocca, squilla sulla pancia, vibra nelle fibre, arpeggia le vertebre, risuona quieto intorno al cuore.

An die Freude

Assieme alla raccolta a metà agosto dei primi fichi d’India spontanei per la campagna assolata si celebra così l’Inno alla Gioia dell’Estate.

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