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CARTA PENSANTE

Un archivio virtuale dove memorizzo mie letture presenti/passate/future di fogli a stampa che sono perlopiù libri persi eppure imperdibili, segni viventi del pensiero umano in azione. Perché certa scrittura è più vera, più potente e reale della stessa realtà che invece è quasi sempre finzione, debolezza, miseria.

Pacalet e Del Prete lo Yin e lo Yang del Vino

11 aprile 2017
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Pacalet e Del Prete lo Yin e lo Yang del Vino

Lo yin e lo yang del vino sul tavolo a cena all’Alcova del Frate (Verona) a bottega dall’oste Massimo Perna una delle sere del Vinitaly 2017 appena trascorso.
Il lato in ombra della collina (yin) e il lato soleggiato della collina (yang).

• Bianco/Nero
• Oscurità/Luce
• Nord/Sud
• Borgogna/Puglia
• Chardonnay/Primitivo

L’opposizione non significa necessariamente divisione o contrasto – Yin = Male e Yang = Bene – ma rappresenta due polarità energetiche fuse in una sola materia vivente (Tao te Ching).ba7453ad11da74c3e5dd4829a5152a64_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy

Profezie di Celestino e le Scoreggine del Marketing

14 febbraio 2017
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Dovrei ideare una categoria a parte per questo tipo di pubblicazioni insensate: Libri Non-Pensanti (o Ben-Pensanti?)

Ma davvero esistono milioni di ritardati cognitivi che si son fatti cambiare la vita da ‘sto centrifugato di visioni new age, da ‘sta paccottiglia peracottara di spiritualità da bidet?
Il dato di fatto incontestabile propagandato sulla fascetta del libro dall’ufficio marketing di turno IL LIBRO CHE HA VAMBIATO LA VITA A MILIONI DI PERSONE!, mi riconcilia in un attimo con l’arroganza e con la presunzione tipiche dell’intellettuale frustrato, del neurotico lettore in solitaria dei libri “giusti”, di libri essenziali che non so se cambiano la vita in bene in male o in peggio… ma non avrete comunque mai il mio scalpo a prescindere fottuti stronzoni evangelizzatori del marketing scoreggione!

ps.

A parte l’industria culturale (cinema, teatro, musei, tv, giornali, internet) il discorso va ovviamente allargato al comparto del vino e del cibo dove a botte di fascette promozionali grottesche su prodotti altrettanto adulterati non si sa più a chi credere o dare i resti.12540534_1744518499109709_5489288333150679894_n

Julius E. Lips, L’Origine delle Cose. Storia della Civiltà Umana

20 gennaio 2017
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Julius E. Lips, L’Origine delle Cose. Storia della Civiltà Umana (Sansoni – Firenze)

Titolo originale The Origin of Things. A Cultural History of Man, G. G. Harrap e C. Londra 1949 traduz di L. Luzzatto

Una storia della civiltà umana, all’origine dell’educazione, della religione, della politica, dell’arte.

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The New York Times Book of Wine

15 gennaio 2017
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Fra noi ed i nostri vini esistono molte affinità. Come noi, i vini godono il dono della vita – che è un prestito più che un dono, perché ci appartiene per breve tempo – e come noi tutti i vini sono soggetti alle malattie e destinati a morire. La maggior parte dei vini sono vini comuni, così come la maggior parte delle persone sono persone comuni.
(André L. Simon)

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Da una raccolta del The New York Times (Sterling Epicure NY) riesumo un pezzo datato 2005 di Eric Asimov su Josko Gravner intitolato New Wine in Really Old Bottles dove leggo questa uscita di Joško in merito alle sfide e ai cambiamenti affrontati negl’anni, che trovo a dir poco folgorante:
With every change, I had clients who lost faith in me. The cantina was in crisis. Now I’m out of crisis, but the rest of the world is in crisis.

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L’Arte di Fare i Vini d’Imitazione

5 gennaio 2017
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L’Arte di Fare i Vini d’Imitazione

L’alba della manipolazione/falsificazione enologica con monsieur Joseph François Audibert e il suo trattato di fine ‘800 sui Vini d’Imitazione.51HKPjLVksL

Il segreto di fabbrica era – è ahimè ancora oggi – tutto nell’usare uva passa, vino del Sud da due soldi e aggiunte massicce di zucchero + additivi chimico-farmaceutici et voilà, les jeux sont faits!

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Barbacarlo 1989 l’Uva è un Romanzo

23 dicembre 2016
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Barbacarlo 1989 l’Uva è un Romanzo

Lino Maga stesso ricorda la 1989 quale annata “media”.

Leggendo il testo indispensabile che Bergamini ha dedicato al signor Barbacarlo, mi soffermo a un certo punto sui ricordi d’infanzia di Lino Maga anzi, Maga Lino:

“I grappoli erano libri e sfogliavo gl’acini come pagine.”

fullsizerender-copy-6Se mi concentro sull’idea di annata media e dei grappoli/libri, ripenso al suggestivo calice che questo Barbacarlo ’89 bevuto ultimamente alla cieca ha consegnato ai miei sensi, attorcigliandosi dentro me in un palinsesto di grappoli d’uva in via di pigiatura, dove ogni acino è un romanzo compiuto, fatto di sentori, vapori, fragranze smarrite nel tempo e nello spazio d’un’immaginazione liquefatta.fullsizerender-copy-14Allora ecco che mi vien voglia d’accostare questo vino a una vendemmia di pagine sparse selezionate dalla letteratura mondiale d’ispirazione popolare: Metamorfosi (L’Asino d’Oro), Il Decamerone, Vita del Pitocco, Gargantua e Pantagruele, Le Anime Morte, Illusioni Perdute, Grandi Speranze, L’Educazione Sentimentale, Pinocchio, Bouvard e Pécuchet, Moby Dick, Le Avventure di Huckleberry Finn, Fame, Gente Indipendente, Viaggio al Termine della Notte..

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Sancho Panza e Barbacarlo la Sostanza di cui è Fatta la Luce

14 dicembre 2016
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Sancho Panza e Barbacarlo la sostanza di cui è fatta la luce

Nel 1637 Cartesio pubblicava La diottrica (La dioptrique) uno studio sui fenomeni dell’ottica, quali la rifrazione e la diffrazione.

[Nel 1665 viene pubblicato – postumo – il trattato “De Lumine” di Francesco Maria Grimaldi, gesuita con interessi per la fisica e l’astronomia.]

newton-manuscript-publish-007 Allo stadio attuale delle conoscenze acquisite sulla natura della luce, le teorie di Cartesio che implicavano comunque un movimento iniziale innescato da un qualche Dio, sono ipotesi oggi alquanto datate.

15326427_1889336961294528_8463715982241481170_nIeri sera, 13 dicembre del 2016, dopo 379 anni dal testo scientifico di Cartesio, sorseggiando:
• Vino Bianco Sancho Panza 2013 (Igiea e Guido Zampaglione – Tenuta Grillo)
• Vino Rosso Barbacarlo 1996 (Lino Maga)
ho compreso qualcosa di più circa la sostanza di cui è fatta la luce che si propaga nel mondo con moto ondulatorio. Ho forse colto meglio il senso della sorgente di luce che si frange e riflette da un corpo all’altro dello spazio racchiudendosi in un’essenzialità di bevanda spremuta nel tempo da grappoli raccolti al fine di distinguere buonissime uve a bacca bianca e bacca rossa.fig-493397

Dieta Kasher E Filiera Alimentare

12 dicembre 2016
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Ogni uomo dovrebbe essere educato a non essere distruttivo.

(Mishneh Torah, Hilchoth Melachim 6, 10)

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La Dieta Kasher come efficace modello d’indagine individuale sulla filiera alimentare

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Un libro che è una miscellanea di studi pubblicato nel 2015 da La Giuntina: La Dieta Kasher. Storia, regole e benefici dell’alimentazione ebraica a cura di Rossella Tercatin, ci offre spunti molto interessanti per riflettere su alcuni temi essenziali alla scienza gastronomica e all’enologia, soprattutto in materia di burocarzia formale, di certificazione bio, biodinamica, naturale, sostenibile. Di Denominazioni d’Origine Controllata-Protetta-Garantita, di trattamento, di processo tecnico, di trasformazione e confezionamento/imbottigliamento delle materie prime dal seme al prodotto finito.

Leggo nella presentazione della raccolta a cura di Giorgio Mortara :

“La dieta kasher e le norme della kasherut hanno ricevuto una crescente attenzione negli ultimi decenni via via che si diffondeva un po’ ovunque la convinzione che un continuo attento controllo di tutta la filiera alimentare, a partire dalla coltivazione e messa in commercio, garantisca la qualità del prodotto: una rigorosa etichettatura certificata permette di essere sicuri della natura degli ingredienti e conservanti presenti nella confezione anche a distanza dal luogo di produzione.”

fullsizerender-copy-4Il controllo della purezza o dell’impurità di un alimento è materia d’indagine affascinante che richiederebbe un approccio laico, multidisciplinare. Le questioni in gioco sono tante, enormi. Il nutrimento delle genti, il rispetto del bene proprio e di quello altrui, l’igiene pubblica/privata, lo stato di salute degli animali, l’inquinamento delle risorse idriche, la contaminazione dei suoli, l’ammorbamento dell’aria, la distruzione vegetale, la devastazione del territorio, la cura dell’habitat entro cui respiriamo, la prevaricazione della Tecno-Scienza sulla Manualità, il senso di fiducia o inaffidabilità nei confronti del prodotto-finito – sia esso industriale o artigianale – che si trova davanti ai nostri occhi, prima di essere ingerito dopo un tortuoso percorso nel ciclo della filiera produttiva che lo identifica da materia prima, in materia trasformata, a merce.

fullsizerender-copy-3Visto dall’esterno di una tradizione millenaria, osservato da una prospettiva prettamente agnostica d’impronta volterriano-illuminista – che è poi la prospettiva in cui mi sento più a mio agio – sono sempre stato affascinato dall’idea ebraica quindi dalla pratica alimentare kashèr (kòsher nella pronuncia aschkenazita). 

Kashèr significa che un alimento è permessoadatto alla consumazione così come stabilito nei principi fondativi della Torà e del Talmud. Leggi di comportamento codificate nei secoli che imbastiscono un sistema ferreo di regole necessarie fondamentalmente a cristallizzare il forte, profondo senso di appartenenza ad una comunità come quella ebraica, radicata a maggior ragione ancor più nello sradicamento dell’esodo e della diaspora millenari.

[Qui la lista delle regole relative al cibo nella religione giudaica].nypl-digitalcollections-bb9df2df-aab3-f2c8-e040-e00a180626d6-001-w La kasherut (casherut) è quindi, letteralmente, adeguatezza, ovvero l’idoneità di un cibo a poter essere consumato dal popolo ebraico. Animali permessi o proibiti, divieto del sangue e di certi grassi, modalità di macellazione e proibizione di uso d’animali sbranati o morti di morte naturale, divieto del nervo sciatico, mescolanza di carne e latte… I mashghihim (i supervisori) sono gli addetti all’analisi dei prodotti primari, i certificatoti della qualità kòsher attenti a controllare eventuali tracce d’impurità intercettate negl’alimenti (aromi o conservanti a base di animali “impuri” ad es.), presenza di parassiti o insetti. I mashghihim sorvegliano la produzione assicurando l’assenza totale di proteine del latte sui prodotti certificati parve (privi cioè d’ingredienti a base di latte o carne).ac6079c9e9ec21b08215a77a658d8fc4Questo senso di controllo della filiera genera nel pubblico dei consumatori più attenti, la percezione collettiva d’una garanzia di alta qualità e affidabilità del prodotto. Istituisce fiducia maggiore nei consumatori non soltanto di appartenenza religiosa o culturale ebraica, ma di tutti i gruppi etnici, in particolari di quelle popolazioni urbane ad altissimo rischio di salute pubblica (obesità, sovrappeso ed altri disturbi alimentari) sottoposte come sono allo stress della vita cittadina, agli alimenti e alle bevande chimicamente processati dall’industria, alla sottocultura dei cibi da fast-food a base di zuccheri raffinati e grassi saturi.

C’è un business molto solido dietro i cibi e i vini kosher soprattutto negli Stati Uniti, che genera fatturati impressionanti. Tanti sono poi gli enti certificatori, il più prestigioso, il più antico dei quali  è l’Orthodox Union fondata nel 1898.4125996_origÈ quasi impossibile non farlo, ma vorrei però non addentrarmi tanto nel merito teologico delle questioni bibliche o nell’ambito dei divieti dogmatici, delle diete e delle proibizioni di natura religiosa che possono aver presumibilmente avuto origine in ragioni d’ordine medico-giuridico-scientifico. Oltretutto, come in ogni faccenda umana, soprattutto in ambiti d’interesse commerciale dove la pressione economica è stringente e interessata essenzialmente all’utile monetario, per quanto disciplinati da regolamenti, principi etici e protocolli, ci sarebbe tuttavia sempre da valutare, a rischio di perdere per strada ogni ragione pratica, sulla qualità della verifica stessa, sullo statuto di verifica in sé, per quanto scrupolosa possa essere l’onestà di partenza dei verificatori della qualità alimentare. Cioè, a voler fare le cose fatte come si deve, si instaurerebbe un ingovernabile modello di controllo del controllo, un sistema di controllori dei controllori applicati alla verifica della verifica della verifica… senza fine.

fullsizerender-copy-2Certo però che il monito divino all’indirizzo d’Adamo ed Eva di non mangiare il frutto dall’albero della conoscenza è una parabola molto significativa che trasfigura in un divieto alimentare (dunque materiale) altre proibizioni di matrice morale o intellettuale (ovvero spirituale) come la questione del Bene e del Male, mettendo al centro dell’origine storica dell’uomo e della donna proprio l’atto naturale di nutrirsi, il gesto cioè così semplice eppure tanto complesso di conoscere, masticare e digerire il mondo attraverso la bocca, il palato, il gusto personale [rimando quindi alla lettura illuminante dell’antropologo David Le Breton, Il Sapore del Mondo. Un’Antropologia dei Sensi (Raffaello Cortina Editore)

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Le regole alimentari fanno parte di un più ampio gruppo di norme che riguardano il rispetto degli animali e la conservazione della natura perché l’uomo è considerato un collaboratore di Dio nella salvaguardia del creato.”

E ancora, come la citazione precedente, anche questa che segue è sempre di Riccardo Segni, Rabbino Capo di Roma, torna utile a ricordarci che il mangiare kashèr: “rappresenta un elemento essenziale della identità ebraica con il quale anche gli ebrei più lontani dall’osservanza si misurano in qualche modo. È un mondo di divieti e di attenzioni, ma anche di valori, di idee e di messaggi, in una prospettiva trasversale che va dal rapporto con la natura all’igiene, passando per considerazioni ecologiche ed economiche, di storia delle religioni e di rigore morale.”

Ora, in seguito alle riflessioni suscitate dagli schemi di controllo della dieta kasher, per concludere in merito alla gran confusione sul campo del biologico, del biodinamico, del naturale, del sostenibile soprattuto nel mondo del vino, partendo da questa domanda sempre aperta:

“(…) ciò che fa l’uomo è sempre meno salutare di ciò che fa la natura?”

propongo la lettura e rilettura di un articolo chiarificatore [leggi qui l’articolo] di Maurizio Gily [Mille Vigne] che mette vari pesi e contrappesi sulla bilancia dei ragionamenti cioè delle pratiche vitivinicole relativi ad una sana, consapevole economia agronomica. dfa8ca54c87136417742eb0eb52b0b9cPartirei quindi proprio da questa felice sintesi per cominciare a costruire – utopia delle utopie – un tetto comune sotto il quale potrebbero tranquillamente coesistere realtà aziendali, sottogruppi e filosofie produttive differenti ma tutte animate da un medesimo flusso d’onestà intellettuale; una consistente massa critica di vignaioli cioè, ispirati da un comune filo rosso di buon senso che sia veramente rispettoso dell’ambiente, della salute dei lavoratori nelle vigne e di quella dei consumatori finali.

Perché, alla fine dei conti, come insegna la morale kasher, siamo tutti dei piccoli anelli congiunti di una più grande catena alimentare che ci connette al regno minerale a quello vegetale e quello animale.fullsizerender-copy-6

 

 

L’Industria del Consenso e la Manipolazione delle Coscienze

10 dicembre 2016
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(…) siamo governati, le nostre menti plasmate, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite in gran parte da uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare prima. (Edward Bernays)

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Tecniche – o ingegnerie – del consenso e schizofrenia giornalistica.
Quant’appiccicume, quanta ambiguità in questa nostra vita sempre più manipolata dalla propaganda.unknown-5
Sulla stessa rivista ti puoi ritrovare a leggere una frase di Edward L. Bernays che già nel 1928 aveva capito tutto sulla fabbrica del consenso, poi prosegui con la lettura e nella pagina successiva ti si propone invece lo sponsor grossolano del proseccaccio di turno che spaccia e propaganda se stesso come per secoli ha sempre fatto l’oste che non può dir certo male del vino che lui stesso tracanna, decanta e vende. Sponsor monolitico che foraggia giornali e giornalisti. Propaganda bella e buona insomma che nel grande giro di giostra d’un’economia del totalitarismo monetario globale imbellettata di liberalismo, può permettersi il lusso d’acquistare lo Spazio Pubblicitario sul Settimanale Nazionale X, N, o Z poco importa, imponendo al lettore e al consumatore finale la propria tanto Gioiosa quanto interessata e quasi sempre per nulla interessante, Falsa Verità.

Le Seppie e l’Enigma dell’Invecchiamento tra Crescita e Forma

6 dicembre 2016
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Le Seppie e l’Enigma dell’Invecchiamento tra Crescita e Forma_thompson_tropfen_06

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A due giorni dal Referendum Popolare per la riforma costituzionale. Mentre il bel paesotto si divide et impera tra un #NO al Gratta e un #SI al Vinci, propongo alcune considerazioni evoluzionistiche in merito alla vana intelligenza dei cefalopodi – seppie, piovre, calamari – che nonostante abbiano il cervello fino, fanno vita assai breve.

Tra mutazione genetica, invecchiamento cellulare, ontogenesi e selezione naturale, questa è l’enigmatica metafora dei cefalopodi – piovre, seppie, calamari – dal cervello lungo e la vita assai corta (2 anni di media).

Da un interessante articolo di Peter Godfrey-Smith sulla Sunday Review del The New York Times intitolato: Octopuses and the Puzzle of Aging  (2 dic. 2016), estraggo questo passo in verde:

What is the point of building a complex brain like that if your life is over in a year or two? Why invest in a process of learning about the world if there is no time to put that information to use? An octopus’s or cuttlefish’s life is rich in experience, but it is incredibly compressed.” [Qual’è il senso di costruire un cervello complesso come quello dei cefalopodi, se poi la vita dura al massimo un paio d’anni? Perché investire energia in un processo d’apprendimento del mondo se poi c’è ben poco tempo per applicare le informazioni acquisite e portarle a buon fine? La vita di una piovra o di una seppia è molto ricca d’esperienze ma incredibilmente compressa.]

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Queste invece che seguono in rosso sono alcune mie considerazioni in merito alle tematiche della morfogenesi, dell’evoluzione biologica e della percezione del tempo fisico e psichico innescate dall’articolo del NYT, che andrebbero attentamente approfondite su testi ormai classici quali:

I have the impression that the author of the article does anthropomorphize a little too much the concept of time. The physical and mental time of the octopus could condense 200 years in just two years of our “human or psychic” time perception. To better explore the topics, we should compare the idea of ​​”Umwelt” in Jakob von Uexküll reviews,  to other research materials,  as for instance the two classic books by D’Arcy Wentworth Thompson and Alain Prochiantz. [Ho l’impressione che l’autore di questo articolo antropomorfizzi un po’ troppo il concetto di tempo. Il tempo fisico e mentale della piovra potrebbe condensare 200 anni del nostro “tempo psichico umano”. È qui d’obbligo un confronto con l’idea di “Umwelt” così come è stata teorizzata da Jakob von Uexküll nei suoi articoli scientifici, assime ad altro materiale d’approfondimento come ad esempio i classici testi di D’Arcy Wentworth Thompson e Alain Prochiantz].0003zi-9258

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César Hidalgo, L’Evoluzione dell’Ordine (Bollati Boringhieri)

20 novembre 2016
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“La Terra sta all’informazione come un buco nero sta alla materia, o una stella all’energia.” César Hidalgo

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César Hidalgo, L’Evoluzione dell’Ordine. La Crescita dell’Informazione dagli Atomi alle Economie (Bollati Boringhieri, Torino 2016)9788833928005_0_240_0_0

Un prodotto è, in ultima analisi, una forma di “immaginazione cristallizzata”.

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Riporto questo articolo molto interessante di P. L. Sacco sul Sole 24 di domenica 20/10/2016 relativo all’informazione, la conoscenza dei prodotti economici e i beni di consumo a proposito di questo libro del fisico César Hidalgo, direttore del Macro Connections Lab al Media Lab del MIT di Boston co-autore assieme a Ricardo Hausmann di un Atlante della Complessità Economica [The Observatory of Economic Complexity]

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