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CARTA PENSANTE

Un archivio virtuale dove memorizzo mie letture presenti/passate/future di fogli a stampa che sono perlopiù libri persi eppure imperdibili, segni viventi del pensiero umano in azione. Perché certa scrittura è più vera, più potente e reale della stessa realtà che invece è quasi sempre finzione, debolezza, miseria.

Il Cibo, il vino e la retorica dell’autenticità

12 agosto 2018
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<<Una società di individui omologati, privi di una propria originalità e di propri obiettivi sarebbe una comunità povera, senza possibilità di sviluppo. Al contrario, si deve tendere alla formazione di individui che agiscano e pensino in modo indipendente, pur vedendo nel servizio della comunità il proprio più alto compito vitale.>>
 Albert Einstein da Pensieri, idee, opinioni (1950)

È quasi Ferragosto. Fa un caldo boia. Si boccheggia in un pantano azzurro d’afa e smog. Ora, senza necessariamente rivangare le elucubrazioni marxiste sull’Invenzione della tradizione dello storico inglese Hobsbawm, mi trovo a spiluccare il volume al fulmicotone sul Cretinorispettabile se non esauriente trilogia sull’argomento – dei due più irriverenti, colti, curiosi e svagati scrittori che abbiamo avuto in Italia, cioè la coppia Fruttero & Lucentini.

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Adesso più che mai che sui social in special modo imperversa e contagia il polverone dell’autenticità del cibo e del vino (il vino contadino puro come una volta, i lieviti indigeni, il lievito madre, l’espressività del territorio, le farine dai grani antichi, il latte da pascolo etc.) contro l’inautenticità dell’alimentazione industriale (la sterile e sterilizzante meccanizzazione dell’agricoltura, la farmacologia applicata alla produzione e alla conservazione di cibi/bevande, la disumanizzazione a batteria degli allevamenti animali a catena di montaggio etc.), mi pare molto utile andarsi a rileggere una paginetta dolceamara dei due maestri italiani dell’understatement F&L.

In uno stralcio di questo pezzo che riporto più avanti, intitolato Gastronomia Retrò, i due autori geniali mettono in risalto le contraddizioni paradossali di certa esasperata ricerca dell’autentico o retorica del genuino, idealizzazioni astruse e romatiche della purezza perduta le quali non possono che fare in maniera tragicomica i conti con un passato di fame, di guerra, di miserie e disperazione, ben consapevoli tuttavia che il futuro non sia chissà quanto più radioso, non a caso una loro celebre rubrica si chiamava inequivocabilmente Archeologia del futuro.

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Il mondo liquido e digitale di oggi forse non è che sia tanto diverso dal mondo dei giornali e dei libri di ieri, ma sono sempre gli uomini e le donne con le loro cretinerie vanesie a tingerlo di tonalità cupe, deprimenti. Viene in mente a tal proposito quanto scriveva Vitaliano Brancati in un pezzo del 1946 sul Tempo dal titolo: I piaceri del conformismo:

<<Una buffa e odiosa parola, disprezzata nei Vangeli, si è gonfiata a dismisura; la parola mondo. Tutti vogliono sapere “dove va il mondo” per andare diligentemente “dietro a lui”.>>
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Riporto qui la paginetta fulminante di F&L come promesso con l’intento che possa stimolare maggior cognizione e minor accanimento in quei vespai online dove ci si punzecchia frivolmente tutti – conformisti e anti-conformisti, vin-naturisti e vin-convenzionalisti, liberi e servi, narcisi e riflessivi – nei quali purtroppo è più facile ritrovare interessi mercantili di corporazione, mode del momento, autoreferenzialità, piuttosto che un autentico spirito critico, uno spirito ribelle alle classificazioni, indipendente per davvero e visceralmente combattivo a servizio della comunità così come auspicato all’inizio dalla frase di Albert Einstein posta in epigrafe.
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<<A ognuno ovviamente la sua madelaine, a ognuno il suo sapore per ritrovare il tempo perduto. A noi toccò l’anno scorso l’invito di una coppia di giovani amici, lei e lui dediti alle arti figurative, lui e lei fervidamente decisi a combattere su tutti i fronti il grande nemico del nostro tempo: l’inautenticità. Quindi: niente compromessi con i mercanti, la pubblicità, l’editoria illustrativa; nessuna ricerca di commesse statali, comunali o comunque politiche; disprezzo per le sponsorizzazioni; orrore per i movimenti, le scuole, le cricche messe insieme da avidi e malfidi colleghi; niente televisione; non un paio di jeans, non una maglietta firmata; una vecchia giardinetta Fiat priva di qualsiasi charme; e beninteso, massima attenzione all’origine di ciò che si mangia.
Una guerra inutile, già data per persa da Leopardi quasi due secoli fa. In questi e in altri assoluti noi non crediamo più, non abbiamo
per la verità mai creduto; ma il rigore, quando sia perseguito ingenuamente e allegramente, come una specie di sfida senza fantasmi, desta simpatia. Dopotutto, è come un gioco di sopravvivenza in un ambiente ostile, ha qualche attinenza con uno dei romanzi a noi più cari (e più “autentici”), il Robinson di Defoe.
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All’ampio tavolaccio dell’ampia cucina ci fu annunciato un piatto di pasta che aveva richiesto particolari attenzioni e che offriva tutti i requisiti della più pura, sebbene rude, genuinità: bigoli di farina integrale conditi con l’acciuga. All’orecchio suonava invitante. Alla vista sembrava appetitoso. Fu il sapore a colpirci con violenza vertiginosa.
Mentre i due giovani lavoravano golosamanete di forchetta, noi ci scambiammo una tragica occhiata, gremita d’immagini di nuovo vividissime, lancinanti: palazzi sventrati, tram capovolti, colonne di soldati in grigioverde, fumo, fiamme, carri-bestiame, mitragliamenti dal cielo, posti di blocco, gelidi rifugi antiaerei, scarpe con la suola di sughero, stoffe inconsistenti, e i bollini della tessera annonaria, i miseri quadratini che davano diritto a pochi grammi di una pasta bruna, amara, immangiabile, maledetta. La stessa identica pasta che i nostri amici stanno divorando come una ghiottoneria conquistata a caro prezzo.
“Ancora due bigoli?”
”No, grazie, davvero.”
”Buoni, no? Non li conoscevate?”
”No, è la prima volta. Ma sono veramente ottimi, una bella sorpresa.”
Come potevamo dire la verità a questi gentili seguaci della purezza? E del resto mentire, per due vecchi ipocriti come noi, non è poi una gran fatica.>>
Fruttero & Lucentini, Il Cretino (Mondadori 2012)

La Realtà così com’è! Germinie Lacerteux dei Fratelli Goncourt

3 dicembre 2017
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La Realtà così com’è! Germinie Lacerteux dei Fratelli Goncourt

“Bevo i miei guai.” Germinie Lacerteux22405529_2052100431684846_650699993739537861_n

È implacabile come la miseria.  Ha questa grande bellezza: la Verità! [Victor Hugo su Germinie Lacerteux]

Germinie Lacerteux dei fratelli Goncourt è uno dei massimi capolavori della letteratura francese, paragonabile per universalità dei temi e profondità di visione ad altrettanti capolavori del Realismo quali Madame Bovary, Le Illusioni Perdute, Thérèse Raquin, Il Rosso e il Nero, Bel Ami, L’Educazione Sentimentale.

<<Era, per così dire, una creatura impersonale, a causa del suo gran cuore; una donna che non apparteneva a se stessa: Dio sembrava averla fatta solo per darsi agli altri.>> FullSizeRender 7

Germinie Lacerteux è un libro fondamentale per cogliere lo spirito di miseria sociale, turbamento, dannazione, pietà, disprezzo, maldicenza, compassione, sogni infranti, ostilità e squallore urbano di Parigi e dei suoi abitanti, 150 anni fa così come probabilmente ancora oggi.

I De Goncourt sono due romanzieri geniali, fisiologi dei sentimenti, entomologi dell’animo umano che con spietata accuratezza radiografano minuziosamente e ferocemente la Realtà anche negli anfratti più nascosti, nelle piccolezze più ignobili, angosciose e patetiche attraverso la lente d’ingrandimento del Romanzo dei romanzi popolari. Leggo a proposito dei fratelli Goncourt, in una nota introduttiva aggiunta all’edizione BUR a Le Due Vite di Germinia Lacerteux tradotto dal grande Oreste Del Buono (OdB):

“(…) la loro attenzione si appuntava volentieri sul piccolo particolare ritenuto da altri ovvio ed insignificante: erano osservatori acuti, minuziosi, formidabili addirittura. (…) procedevano dall’esterno, convinti dell’importanza assoluta, schiacciante dell’ambiente rispetto ai personaggi, e l’ambiente per loro risultava dalla somma dei particolari, dalla somma delle descrizioni. (…) Edmondo e Giulio hanno sentito davvero artisticamente e umanamente il personaggio del romanzo, un romanzo che la realtà aveva loro suggerito, anzi brutalmente imposto: Germinia si chiamava nella realtà Rosa, ed era la serva dei due fratelli, una brava ragazza che la tubercolosi ammazzò, che essi assistettero durante la lunga penosa malattia, e della quale, dopo morta, scoprirono un’insospettata personalità.”

germinie-lacerteux-2b50ecae-31ad-4a8f-8cb0-96a48e09f882Il libro, che è un documento umano sotto forma di romanzo, come illustrato nella prefazione datata 1864, è un vero e proprio manifesto del naturalismo in letteratura. Germinie è una tranche de vie che resta scolpita nella psiche dei lettori come uno struggente carattere di donna, un abisso di dolore e sventura, spirali senza fondo della degradazione fisica e mentale. Spettroscopia di un’esistenza maledetta. Ritratto vivissimo della disperazione, della sfortuna, della crudeltà, del rimorso, del sacrificio di sé e del destino ingrato.1003926-Paul_Gavarni_Jules_et_Edmond_de_Goncourt

<<Da quella brutta creatura si sprigionava una seduzione aspra e misteriosa. L’ombra e la luce, che si urtavano e si spezzavano nel suo viso pieno di cavità e di rilievi, suscitavano quel raggio di voluttà che un pittore d’amore sa mettere nell’abbozzo del ritratto della propria amante. Tutto, in quella donna, la bocca, gli occhi, la bruttezza stessa provocava ed eccitava. Un fascino afrodisiaco esalava da lei, un fascino che attaccava e assaliva l’altro sesso; essa emanava desiderio e ne comunicava l’emozione. Una tentazione sensuale si sprigionava naturalmente e involontariamente da lei, da i suoi gesti, dalla sua andatura, dal più piccolo dei suoi movimenti, dall’aria stessa nella quale quel corpo aveva prodotto una delle sue vibrazioni. Accanto a Germinie ci si sentiva vicino a una di quelle creature che turbano e inquietano, che bruciano di amore e comunicano agli altri questo ardore, una di quelle creature la cui immagine ritorna all’uomo nelle ore di insoddisfazione, tormenta il suo pensiero di giorno, ossessiona le sue notti, turba i suoi sogni.>>000824516

 

Semi e sementi

1 dicembre 2017
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Semi e Sementi

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Circa il tema delicato del monopolio mondiale dei semi, tempo fa Il Tascabile pubblicava questo interessante articolo di Elisabetta Tola.

Nel frattempo che giornaletti di carta-culo e televisionucce sciacqua-cervello seminano il panico diffondendo allarmismi futili sulle uova “aromatizzate” al fipronil, ecco come l’intera popolazione mondiale è stata prima sodomizzata a sangue e poi impalata viva da un manipolo di oligopolisti delle sementi – SyngentaChemChinaDowDuPontMonsantoBayer – che detengono il mercato globale dei semi, dell’agrochimica e dei pesticidi con cui contaminano la terra, manipolano alla radice le origini agricole del cibo, impongono dall’alto della loro economia nazista le scelte alimentari della gente, devastano l’ordine naturale del pianeta, con il pretesto diabolico di sfamare tutti, aiutare le masse povere, sostenere l’economia ed altre sesquipedali stronzate.
Vabbè, intanto buona continuazione a tutti con frittatina al bacon & fipronil, mi raccomando!

Il Saggiatore, sempre sull’argomento spinoso dei semi e delle sementi traduce il testo di Thor Hanson, Semi Viaggio all’origine del mondo vegetale di cui sempre il Tascabile pubblica una recensione sempre a cura della Tola che puntualizza:

I semi si sono evoluti sulla terraferma, dove le loro peculiarità davvero notevoli hanno influenzato il corso della storia naturale e di quella umana.semi_pc

L’autrice dell’articolo, in merito alla copertina dell’edizione italiana, fa giustamemente notare quanto sia: “una scelta grafica, va detto subito, che spiazza rispetto all’edizione americana, senz’altro meno intrigante ma probabilmente più in linea con il registro del libro.”
IMG_7669-e1496161666453Non saprei dire che seme sia quello sulla copertina dell’edizione italiana, non ho ancora acquistato il libro, ma deduco a cosa voglia maliziosamente alludere (o freudianamente rimandare la copertina), qui in effetti pare che i grafici de Il Saggiatore abbiano approfondito i loro studi di settore più su YouPorn che su Scientific American a pensarci bene.

Aggiungo qui la recensione di Marco Boscolo su Le Scienze al libro di Hanson.
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La vera “Verità” dell’Oenologia Diarrheica del Von Strünz

5 novembre 2017
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La vera “Verità” dell’Oenologia Diarrheica del Von Strünzcaricatura

Da un simpatico libercolo di Vittorio Rubiu sulla Caricatura, leggevo a scatole cinesi un passo tratto dal Gombrich a sua volta in Ernst KrisRicerche psicoanalitiche sull’arte

“Era diffusa credenza (codificata in un testo attribuito ad Aristotele) che per conoscere il carattere di un uomo bastasse individuare nella fisionomia i tratti dell’animale a cui somigliava di più. L’uomo con lo sguardo fisso come i pesci era freddo e taciturno; il viso da mastino tradiva l’ostinatezza.”71ZTrw14seLDunque pensavo tra me, a che animale raro rassomigliava quel viscido hemphillia dromedaries di Bellapietroia? Qual genere di piattola succhiapiscio, tafanaccio mungi sangue, che biscia di fango putrido, ottuso pidocchio d’ornitorinco o blatta leccamerdiera? Quid est Veritas?6396316939_798ebd5b7a Niente, non ne venivo a capo a rivoltare in lungo e in largo la tassonomia tutta del globo animale. Poi ho capito: Bellapietroia è bestia in sé – neppure troppo rara – razza coglionastra, specie genere famiglia ordine classe phylum regno dominio, un idiotone d’animalaccio a sé bastante per via ontogenetica e per filogenesi… è questa e basta la Verità22886022_2061070544121168_7448214871297559590_nA voler approfondire oltre, esorto alla consultazione di Oenologia Diarrheica del Von Strünz:

<<La Verità di Libero come il Metanolo derivano entrambi dall’idrolisi dei legami esterei presenti nelle pectine metossilate catalizzate dalla Pectinmetilesterasi della faccia merdaccia di Bellapietroia etc. etc.>>

Ho quindi, con gusto rinnovato, continuato a leggere il buon Rubiu:

“La caricatura è, per sua stessa natura, moralistica. Descrive ed esagera difetti o vizi, ma nello stesso tempo suscita il riso; e poiché colui che ride si pone in posizione di superiorità rispetto a colui di cui ride, la derisione del vizio indica la superiorità della virtù… Costituisce così una sorta di riscatto o di catarsi: non si teme ciò di cui si ride.”FullSizeRender 4

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Parla, Ricordo. Nabokov fotismi pareidolie fosfeni apofenie

6 luglio 2017
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Parla, Ricordo. Nabokov fotismi pareidolie fosfeni apofenie.

“…il comune lettore può riprendere la lettura a questo punto.”

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Il Dono, ad esempio, assume il punto di vista di Nabokov émigré nella Berlino pre-nazista degl’anni ’30, la stessa città descritta in modo sublime da Benjamin in Infanzia Berlinese.19247887_2001678960060327_3773389457409072554_n

Quello della pareidolia è un fenomeno molto ben descritto da Nabokov che nella sua “autobiografia rivisitata” fa parlare il ricordo ammassando e dando forma di scrittura alle macchie amorfe del passato.

A pensarci bene questa forma d’allucinazione visiva e ricostruzione della memoria a posteriori si può tranquillamente estendere a ognuna delle nostre pre-supponenti visioni del mondo: fedi religiose, convinzioni politiche, attitudini morali, innamoramenti, cioè come a dire che l’essere umano attraverso l’ordine del linguaggio e per tramite della coscienza involontaria, cerca di dare senso e forma compiuta al CUI (Caos Universale Incommensurabile) nel quale si trova a respirare per un numero più o meno limitato di ore, giorni, anni. 20139925_2008380589390164_5308409152179326800_n

Così Nabokov in Parla, Ricordo:

<<E neppure alludo alle cosiddette muscae volitantes: ombre proiettate sui bastoncini della retina da corpuscoli nell’umore vitreo e che si tendono visibili sotto forma di filamenti trasparenti vaganti attraverso il campo visivo. Forse, ai miraggi inagogici ai quali sto pensando si avvicina assai più la chiazza colorata, la trafittura di un’immagine persistente, con la quale la lampada che hai appena spento ferisce la notte delle palpebre. Tuttavia, uno choc di questo genere non è in realtà il necessario punto di partenza di quel lento, costante sviluppo delle immagini che trascorrono dinanzi ai miei occhi chiusi.

(…) A volte, tuttavia, i miei fotismi assumono un flou alquanto piacevole, e allora vedo – proiettate, per così dire, sulla superficie interna delle palpebre – grigie figure che incedono tra alveari, o pappagalletti neri che svaniscono a poco a poco tra nevi di montagna o una lontananza color malva che si fonde al di là di alberi di navi in movimento.

(…) Una spirale colorata in una sfera di vetro: ecco come io vedo la mia vita.>>

IMG_2834Vladimir Nabokov in due scatti struggenti: giovanissimo con una collezione di farfalle, magnifica ossessione di tutta una vita, e anziano con suo figlio Dimitri nell’ultima foto che lo ritrae vivo nell’aprile del 1977, morirà di lì a qualche mese. 19665553_2001475046747385_1064324481600484647_n19665614_2001475036747386_4068055241985463173_n

“Lo stile e la struttura sono l’essenza di un libro; le grandi idee sono inutili.”
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Arnaldo da Villanova, Liber de Vinis (Trattato sui Vini)

29 giugno 2017
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Arnaldo da Villanova, Liber de Vinis (Trattato sui Vini), Armillaria

Tra le spezie e gl’aromatizzati del Vinum Barbaricum di cui tratta il Da Villanova, alle bevande fermentate odierne, agl’additivi artificiali e ai lieviti industriali della nostra epoca profumistica, iper-tecnologica e post-alchemica… può ancora il vino essere rimedio che:

“…espelle dal cuore la tenebrosa fumosità che genera tristezza ed aiuta nell’indagine delle realtà sottili e nella contemplazione di quelle difficili”?12373322_1730478357180390_5206137233152116329_n

Qualcuno potrebbe rispondere in rosso:

<<Sí, si può! L’effetto però è migliore se da prima ci accompagna un certo sorriso e si cerca di stare sempre desti.>>
A cui controcanterei in verde:
<<Un certo sorriso potrei irradiarlo pur se oscurato dal barbone; sull’esser desti non si transige, è un vero imperativo categorico da esercitare giorno per giorno come arte della guerra del ben vivere.>>Arnaldo da Villanova bn

Samuel Auguste André David Tissot, L’Onanismo

19 giugno 2017
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Samuel Auguste André David Tissot, L’Onanismo ovvero dissertazioni sopra le Malattie cagionate dalle polluzioni volontarie (Dottore in Medicina, Socio dell’Accademia di Basilea ec. ec.) in Venezia Stamperia Graziosi a S. Apollinare.couv_Lonanisme_sans-copie1

  • Qui il testo in originale
  • Cfr, il profilo del dottor Tissot in Uomini del Novecento, libro splendido di Geminello Alvi che qui sciorina severo una prosa di precisione, da intagliatore di diamanti. Le 42 esistenze narrate in questo libro sublime sono altrettante sfaccettature umane che creano questa pietra preziosa di racconti biografici scolpiti dall’autore con grande sapienza di scrittore essenziale.c25d8aaf915308bf1610687020d7b894_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy

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Ah il buon vecchio dottor Tissot, squisito uomo di scienza in piena età dei Lumi!

“ …andai a casa sua e lo trovai più morto che vivo giacendo sul fieno, squallido, pallido, trasudando un odore nauseabondo, quasi incapace di muoversi. Dal suo naso scendeva acqua sanguinolenta, sbavava in continuazione, soffriva attacchi di diarrea e defecava nel suo giaciglio senza rendersene conto, aveva un constante flusso di seme, i suoi occhi, saltellanti e offuscati e senza brillii avevano perso la capacità di movimento, il suo polso era extremamente debole e accelerato, la respirazione difficoltosa, era totalemente emaciato, salvo i piedi che mostravano segni di edema”.

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Julian Jaynes, Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza

10 giugno 2017
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Julian Jaynes, Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza (Adelphi)

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Problema filosofico per eccellenza: che cos’è la coscienza? dove origina? dove è localizzata? come possono delle cose impalpabili quali l’interiorità, i sentimenti, le sensazioni, essere generate dalla materia nuda e cruda?

<<La coscienza è la melodia che si diffonde dall’arpa e che non può pizzicarne le corde, la spuma che erompe rabbiosa dal fiume ma che non può modificarne il corso, l’ombra che segue fedelmente chi cammina, un passo dopo l’altro, ma che non ha alcuna possibilità di influenzarne il percorso.>> (Julian Jaynes)

Nel caso in cui si parla di avere la “coscienze apposto” o simili predicati etici e comportamentali, in questo caso specifico entrano in gioco questioni morali, religiose, sociali che stratificano l’identità dell’io e dell’altro i quali costituiscono la coscienza individuale che a sua volta è anche parte di una coscienza più estesa, cioè la coscienza collettiva, in un gioco infinito di specchi che si riflettono l’un l’altro.16523843662Proprio in merito al tema della coscienza individuale e coscienza sociale o collettiva, ma il profondo libro di Jaynes va ben oltre queste acquisizioni e tiene conto che anche l’aver “coscienza della coscienza” è una percezione determinata dall’ambiente e da altri fattori materiali che costituiscono la nostra personalità e ingabbiano la coscienza al corpo.

Bibliografia minima:

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« Come avvenga che qualcosa di così sorprendente come uno stato di coscienza sia il risultato della stimolazione del tessuto nervoso è tanto inspiegabile quanto la comparsa del genio quando Aladino, nella favola, strofina la lampada.»

(Thomas Henry Huxley, The elements of physiology and hygiene, 1868)20799560_2026014397626783_2518098307724159594_n

Il Dottor Oliver Sacks:

“Quando mi laureai in medicina nel ’58, sapevo di voler diventare un neurologo, di voler studiare come il cervello esprima la coscienza di sé, e di voler capire le sue stupefacenti capacità di percezione, immaginazione, memoria e allucinazione.”

Imperium di Ryszard Kapuściński

2 giugno 2017
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Ryszard Kapuściński, Imperium (Feltrinelli) – (English version tr. Klara Glowczewska, Granta)20882246_2025720847656138_689329630895233036_n

Se penso – in Italia o all’estero – a tutta la quotidiana merda marchettara stampata, online, via radio e TV che si ostinano ancora a chiamare “giornalismo”…

“Il giornalismo non è un mezzo di propaganda politica, ma informazione e ricerca della verità”. Ryszard Kapuściński

Tratto da un viaggio in Georgia intrapreso nel 1967, l’autore restituisce qui in queste pagine, un resoconto robusto sull’affinamento e la fattura del #cognac  prodotto in una Repubblica meridionale dell’ex Urss.

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  • Su Doppiozero approfondimento di Francesco M. Cataluccio di cui andrebbe letto Chernobyl (Sellerio)
  • Recensione al libro su NonSoloProust, bellissimo blog letterario di Gabriella Alù

Presocratici frammenti e frammentarie visioni del mondo

25 maggio 2017
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20292595_2015970455297844_3063995948139390206_nFrammento “irripetibile” di luce solare del 27 luglio 2017 delle ore 20.22 e 16 secondi.
Fusione di futuro immediato, presente appena evaporato e passato irreversibile su cornicione di rudere romano datato all’incirca 1937 anni.
Da questa foto si può forse intuire qualcosa delle luminose intuizioni dei Presocratici come ad esempio l’estremizzazione cupa che Cratilo apporterà al pensiero del suo maestro Eraclito, sostenendo che: “non solo non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, ma neppure una volta sola.”

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Intendo la visione di Cratilo cupa ancor più di quella eraclitea, che già di suo non è allegra benché sia oggettivamente realistica.

Il fiume simbolico nel quale non ci si può bagnare addirittura mai attenendosi a Cratilo è quello soggettivo dell’esperienza spazio-temporale; immaginiamo che questi primi e illuminati osservatori della natura subordinavano la microscopica vita biologica dell’uomo all’immensità cosmica per cui tutti noi – oggi più che mai – supponiamo di nascere, pensiamo di respirare, c’arroghiamo la coscienza di vivere e d’incarnare il tempo che ci è dato per essere, quando in verità neppure un battito di ciglia – in Eraclito sarebbero stati meno di due battiti di ciglia – e siamo già belli che crepati prima ancora d’averlo constatato e d’esserci potuti immergere neppure con la punta di un piede nel fiume dell’esperienza, nel flusso dell’esistenza… πάντα ῥεῖ

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Contestualizzando queste riflessioni ad oggi nell’era del clickbait, delle bufale a rottadiculo e della imperante disattenzione di massa, si può su un mezzuccio scoreggione quale è ‘sta caciara-mignottara-peracottara dei social, far intendere ancora a qualcuno quella che l’immenso Giorgio Colli a proposito dell’enigmaticità e del mistero di Eraclito l’Oscuro, il filosofo che enuncia i suoi enigmi senza scioglierli, intendeva per vibrazione del nascosto dietro la parola, anche al di là della stessa indagine scientifica o Ragione filosofica?
Proprio perché “la natura ama nascondersi“, in questo marasma della comunicazione online, trovo tuttavia molta attinenza tra la società umana ormai globalizzata e il suo rispecchiamento nei mezzi di espressione, coaguli di notifiche pubbliche o private e flussi d’informazioni attraverso Twitter, Instagram, Facebook etc  – , alla fin fine non mi dispiace granché questo grossolano, gigantesco pastiche linguistico, un calderone digitale, un palinsesto virtuale che rimanda abbastanza oggettivamente l’immagine di quel che diciamo o non diciamo, riflesso diretto cioè di quel che siamo. L’alto e il basso, il fondo e il piatto, il concavo e il convesso fusi in una nidificazione di commenti, botte e risposte, lazzi, scazzi, osservazioni, giudizi più o meno sensati e assurdi… un flusso inarrestabile, il risaputo “tutto scorre” di Eraclito giustappunto, che compone una sbrindellata, psicotica cacofonia di rumori di fondo inesausto che ognuno di noi, nel proprio territoriale Super-Io interiore definisce e sbandiera orgogliosamente ai quattro venti come la “mia propria visione del mondo”.frontespizio libro colli

Pacalet e Del Prete lo Yin e lo Yang del Vino

11 aprile 2017
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Pacalet e Del Prete lo Yin e lo Yang del Vino

Lo yin e lo yang del vino sul tavolo a cena all’Alcova del Frate (Verona) a bottega dall’oste Massimo Perna una delle sere del Vinitaly 2017 appena trascorso.
Il lato in ombra della collina (yin) e il lato soleggiato della collina (yang).

• Bianco/Nero
• Oscurità/Luce
• Nord/Sud
• Borgogna/Puglia
• Chardonnay/Primitivo

L’opposizione non significa necessariamente divisione o contrasto – Yin = Male e Yang = Bene – ma rappresenta due polarità energetiche fuse in una sola materia vivente (Tao te Ching).ba7453ad11da74c3e5dd4829a5152a64_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy