Author

gae saccoccio

Wine philosopher/food explorer; drinking education, travels reading writing across eating houses, vintners and vineyards, searching for books places people artisans stories... worth being told.

https://www.facebook.com/gae.saccoccio

Profezie di Celestino e le Scoreggine del Marketing

14 febbraio 2017
Commenti disabilitati su Profezie di Celestino e le Scoreggine del Marketing

Dovrei ideare una categoria a parte per questo tipo di pubblicazioni insensate: Libri Non-Pensanti (o Ben-Pensanti?)

Ma davvero esistono milioni di ritardati cognitivi che si son fatti cambiare la vita da ‘sto centrifugato di visioni new age, da ‘sta paccottiglia peracottara di spiritualità da bidet?
Il dato di fatto incontestabile propagandato sulla fascetta del libro dall’ufficio marketing di turno IL LIBRO CHE HA VAMBIATO LA VITA A MILIONI DI PERSONE!, mi riconcilia in un attimo con l’arroganza e con la presunzione tipiche dell’intellettuale frustrato, del neurotico lettore in solitaria dei libri “giusti”, di libri essenziali che non so se cambiano la vita in bene in male o in peggio… ma non avrete comunque mai il mio scalpo a prescindere fottuti stronzoni evangelizzatori del marketing scoreggione!

ps.

A parte l’industria culturale (cinema, teatro, musei, tv, giornali, internet) il discorso va ovviamente allargato al comparto del vino e del cibo dove a botte di fascette promozionali grottesche su prodotti altrettanto adulterati non si sa più a chi credere o dare i resti.12540534_1744518499109709_5489288333150679894_n

Oro Incenso e Panettone – Epifania del Gusto sull’Etna

8 febbraio 2017
Commenti disabilitati su Oro Incenso e Panettone – Epifania del Gusto sull’Etna

15439761_1887213378173553_412764731024211390_n

S’ammucchiava alta sulle croci contorte, sulle pietre tombali, sulle punte del cancello, sugli spogli roveti. E la sua anima gli svanì adagio adagio nel sonno mentre udiva lieve cadere la neve sull’universo, e cadere lieve come la discesa della loro estrema fine sui vivi e sui morti. (James Joyce, I morti)

Oro Incenso e Panettone – Epifania del Gusto sull’Etna

Panettoni d’Italia a Solicchiata (6 gennaio 2017)

15895199_10209895495677531_1629719698227546246_nUn mese fa esatto, all’inizio del 2017 al Cave Ox di Solicchiata sull’Etna, il giorno della befana – con il bollettino meteo decisamente contro e la bufera di neve a martello – abbiamo messo in piedi un pranzo quantomeno eroico.15894286_10209896119893136_4670255247889320725_n Una quarantina i prenotati entusiasti che si sono avventurati a questo pranzo di fine festività natalizie, rischiando così di restare bloccati dal ghiaccio e dall’ondata eccezionale di nevicate previste.15977660_10209895465276771_3681070022064244296_nPasteggiamenti & Festeggiamenti

Il pranzo della Befana al Cave Ox di Sandro Dibella, oltre alla tempesta di neve prevedeva:

  • Antipasto del Cave Ox
  • Zuppa del Contadino
  • Pizze della casa

15977855_10209895494157493_8643215428940842335_n15940999_10209895468676856_4048991034540154684_n

  • Langhe Freisa Vivace Vietti 2015
  • magnum di HY Cuvèe Zago rifermentata in bottiglia millesimo 2011
  • Moscato d’Asti “Filari Corti” Carussin 2015
  • magnum di Nero d’Asola Marabino Don Paolo 201515894697_10209895466316797_7687152938386761309_n
  • Distillati di frutta Capovilla (Ciliegie Duroni, Prugne Selvatiche, Mele Gravensteiner)
  • bottiglioni magnum d’Amara (Amaro d’Arancia Rossa di Sicilia)

15977078_10209895488517352_3169136583299294175_nQuesto ad incorniciare l’apertura e gli assaggi di 14 panettoni da 14 artigiani (pasticcieri e panificatori da ogni angolo d’Italia) a cui ne abbiamo inserito un quindicesimo non esplicitamente artigianale o quanto meno semi-industriale (vedi al num. 13).

16003196_10209901581429671_1015652736883375891_nQuella del panettone tradizionale è una storia di eroismi privati, di temperamenti forgiati al sacrificio, d’imprese artigianali che nascono dal basso nell’Italia devastata del dopoguerra. Ha origini anche più lontane alla corte di Ludovico Sforza sembrerebbe, ma in età moderna Motta e Alemagna sono i nomi degl’inventori meneghini di questo “pane speciale”, i creatori del dolce natalizio che oggi però sono assurti a giganteschi brand industriali.15873189_10209895483797234_6212125614944211145_nMa l’artigianato del panettone come vuole tradizione si rinnova ora come ogni anno nel nome di altri fornai, pasticcieri, alchimisti, eroi lievitatori che operano testa-mani-e-cuore in ogni angolo del Belpaese.15894530_10209895492437450_3247988917662678747_nVista la poderosa differenza di prezzo tra i due, tutta la questione del panettone industriale (scadenza a 6 mesi/1 anno) versus panettone artigianale (scadenza a 30/40 giorni) si gioca principalmente sull’onestà intellettuale del pasticciere-panificatore che si professa artigiano dichiarandolo apertamente in etichetta il quale dovrebbe perciò utilizzare materie prime d’altissima qualità ed estrema freschezza (farine speciali, lieviti, uova, canditi e burro d’eccellenza) evitando come la peste l’uso di conservanti da merendine chimiche quali i mono e digliceridi degli acidi grassi ad esempio.

15977111_10209895494917512_6478838859159436238_n15965185_10209895480797159_3651356522589340756_nQuesto pranzo al Cave Ox il giorno dell’Epifania – che ricordiamo significa manifestazione e apparizione divina – è stato insomma un felice pretesto per assaggiare assieme a chi c’era l’assortimento d’una quindicina dei panettoni artigianali “più buoni del paese”.15894271_10209895474797009_6516277427699345518_nSegue la lista dei panettoni così come li abbiamo numerati scartandoli della loro confezione naturalmente visto che era una prova d’assaggio alla cieca, quindi presentati in perfetto anonimato alla vista, all’olfatto, all’assaggio e al parere emozionale dei partecipanti alla degustazione.

15941507_10209895481357173_1976224911057263961_n

1) Raffale Vignola, Pasticceria Vignola –  Solofra (AV) 

Vignola

2) Angelo Ricci, Ricci Fornai Italiani Montaquila (IS)

15895030_10209895583199719_1518467651283660805_n

3) Carmen Vecchione, Dolciarte

dolciarte

4) Lucca Cantarin – Pasticceria Marisa, San Giorgio delle Pertiche (PD)

lucca cantarin

5) Paolo Sacchetti – Pasticceria Nuovo Mondo (Prato)

pasticceria sacchetti caffe nuovo mondo

6) Iginio Massari – Pasticceria Veneto (Brescia)

iginio massari

7) Denis Dianin – Selvazzano (PD)

denis dianin8) Simona Padoan – I Tigli San Bonifacio (VR) 

i tigli simone padoan

9) Vincenzo TiriTiri 1957 – Acerenza (PZ)

vincenzo tiri

10) Renato Bosco – Saporè San Martino Buon Albergo (VR)

renato bosco

11) Sartori – Erba (CO)

pasticceria sartori

12) Valter TagliazucchiPasticceria Cioccolateria del Giamberlano  Pavulo nel Frignano (MO)

15977270_10209895719643130_7816357558654176238_n

13) Fiasconaro – Inserito ma fuori competizione perché non è un panettone artigianale.

fiasconaro

14) Michele Falcioni Posillipo Dolce Officina Gabicce Monte (PU)

posillipo dolce officina

15) Maurizio Bonanomi– Pasticceria Merlo Pioltello (MI)

bonanomi merlo pasticceriaPiù buoni si diceva, secondo i nostri informali criteri d’appassionati e non in ragione di scientifiche analisi organolettiche e giudizi da tecnologi alimentari. Valutazioni spontanee ma accorte dunque date in base alla scrupolosità produttiva, filtrate alla luce di una manifattura plausibilmente artigianale in linea con una preparazione strettamente manuale (spezzatura, scarpatura, raffreddamento), in assenza d’additivi chimici, conservanti, coloranti ed altri surrogati di sintesi utilizzati a spron battuto dall’industria alimentare ma anche – ahimè – da tanti presunti/presuntosi pseudo-artigiani e mistificatori proni alle infernali logiche di mercato.

15966086_10209895504677756_8291546395400057159_nÈ stata una giornata ispirata da semplici ma decisivi pareri amatoriali e criteri di analisi sensoriale indicativi della bontà generale dei panettoni. Valutazioni spassionate che sono state segnate da tutti gli ospiti su una scheda apposita assegnando ognuno un punteggio da 1 a 5 per ogni panettone, in base alle seguenti caratteristiche:

  • gusto
  • colore
  • equilibrio
  • qualità tangibile degli ingredienti
  • profumo
  • sofficità/fragranza
  • alveolatura
  • uniformità di distribuzione della frutta
  • cottura

15894852_10209895504037740_4796561579685979413_nAl netto di insidiose variabili da gestire quali: l’equilibrio di lievitazione dell’impasto – sono tre le complesse fasi di lievitazione – e poi l’asciugatura, la cottura della sfornata dei panettoni sotto la fretta e la pressione commerciale del Natale; l’umidità o secchezza di un prodotto tanto volubile a breve scadenza ed alta deperibilità; la temperatura di servizio degli stessi mentre fuori ci sono condizioni atmosferiche antartiche…15894698_10209895505317772_7501717936856134484_ninsomma facendo la tara a tutte queste mutevoli costanti d’indeterminazione abbiamo tuttavia approcciato la degustazione dei panettoni con cuore leggero, sguardo limpido, umiltà, lucida coscienza del lavoro altrui e palato purificato da qualsiasi pregiudizio di sorta fiduciosi di trovarci davanti ad una selezione di assolute eccellenze pasticciere nazionali, frutto di enormi sacrifici, notti insonni, fallimenti e successi sigillati più dalla mano umana e dal sudore della fronte che dalle macchine computerizzate, da tecnicismi esasperati, da lievitazioni monocordi sfornate a catena di montaggio con i calcolatori informatici programmati alla triste, sterile regola dei nostri giorni monetarizzati del massimo risultato quantitativo col minimo sforzo di ricerca della qualità.15977496_10209895483717232_947348792584453590_nPer evitare poi di farsi condizionare dalla riconoscibilità, dall’affezione o dal prestigio del marchio di manifattura, ribadisco che i panettoni sono stati tutti numerati e assaggiati “alla cieca” dai partecipanti alla giornata per terminare poi in una giocosa classifica di fine pranzo tra i presenti, nel tentativo di scegliere all’unanimità i 5 tra 15 che avessero allettato di più le papille della maggioranza.denis dianin 2Qui un link che rimanda al Disciplinare di Produzione del “Panettone Tipico della Tradizione Artigiana Milanese” datato al 2003.
denis dianin 3Questi a seguire, in ordine casuale, i 5 panettoni che hanno riscosso il totale punteggi più elevato da parte del pubblico alla luce di quanto puntualizzato più sopra:

15941523_10209895499997639_3760630549657354443_n

  • (num 7) Denis Dianin – Selvazzano (PD)

denis dianin 2denis dianin 3

  • (num 6) Iginio Massari – Pasticceria Veneto (Brescia)

iginio massari 1

  • (num 15) Maurizio Bonanomi- Pasticceria Merlo Pioltello (MI)

bonanomi merlo pasticceria 2bonannomi merlo pasticceria 3

  •  (num 14) Michele Falcioni – Posillipo Dolce Officina Gabicce Monte (PU)

posillipo dolece officina 2posillipo dolce officina 3

  • (num 9) Vincenzo Tiri – Tiri 1957 – Acerenza (PZ)

vincenzo tiri 2vincenzo tiri 3

[photo credits by Angela Mirabile]

Julius E. Lips, L’Origine delle Cose. Storia della Civiltà Umana

20 gennaio 2017
Commenti disabilitati su Julius E. Lips, L’Origine delle Cose. Storia della Civiltà Umana

 

16425923_1916206318607592_9147142739579514683_n

Julius E. Lips, L’Origine delle Cose. Storia della Civiltà Umana (Sansoni – Firenze)

Titolo originale The Origin of Things. A Cultural History of Man, G. G. Harrap e C. Londra 1949 traduz di L. Luzzatto

Una storia della civiltà umana, all’origine dell’educazione, della religione, della politica, dell’arte.

FullSizeRenderFullSizeRender copy 4FullSizeRender copyFullSizeRender copy 2 FullSizeRender copy 3

The New York Times Book of Wine

15 gennaio 2017
Commenti disabilitati su The New York Times Book of Wine

Fra noi ed i nostri vini esistono molte affinità. Come noi, i vini godono il dono della vita – che è un prestito più che un dono, perché ci appartiene per breve tempo – e come noi tutti i vini sono soggetti alle malattie e destinati a morire. La maggior parte dei vini sono vini comuni, così come la maggior parte delle persone sono persone comuni.
(André L. Simon)

16425998_1913611035533787_6684055283205841200_n

Da una raccolta del The New York Times (Sterling Epicure NY) riesumo un pezzo datato 2005 di Eric Asimov su Josko Gravner intitolato New Wine in Really Old Bottles dove leggo questa uscita di Joško in merito alle sfide e ai cambiamenti affrontati negl’anni, che trovo a dir poco folgorante:
With every change, I had clients who lost faith in me. The cantina was in crisis. Now I’m out of crisis, but the rest of the world is in crisis.

16406679_1914023152159242_516572276627130717_n

L’Arte di Fare i Vini d’Imitazione

5 gennaio 2017
Commenti disabilitati su L’Arte di Fare i Vini d’Imitazione

frontispiece_sml

L’Arte di Fare i Vini d’Imitazione

L’alba della manipolazione/falsificazione enologica con monsieur Joseph François Audibert e il suo trattato di fine ‘800 sui Vini d’Imitazione.51HKPjLVksL

Il segreto di fabbrica era – è ahimè ancora oggi – tutto nell’usare uva passa, vino del Sud da due soldi e aggiunte massicce di zucchero + additivi chimico-farmaceutici et voilà, les jeux sont faits!

ill_pg232

ill_pg058_sml

16387972_1914705555424335_2727336980414330840_n

Scene da una cena natalizia con gl’amici

29 dicembre 2016
Commenti disabilitati su Scene da una cena natalizia con gl’amici

15747849_1896871040541120_2470786223121911986_nIl crudo di mora romagnola dell’Agricola Ca’ Lumaco (Montetortore nel comune di Zocca) richiama necessariamente un goccio di carnoso e sgrassante Cristal rosè meglio se del millesimo 2000 o giù di lì.

15740965_1896871027207788_2382599301715733300_nCome direbbe Osho: “che ce voj fa, i simili attraggono sempre i simili!”

Liquefazione e vaporizzazione del solido in un incenso per la mente.

  • “Sua Maestà il Nero” è una selezione di parmigiano stagionato 10 anni del caseificio Pieve Roffeno.
  • 15747369_1896410500587174_8464287199076340106_nComtes de Champagne millesimo 1990 è il Blanc de Blancs di casa Taittinger nato per celebrare il signorotto della Provincia Thibaud IV che nel XIII secolo fece piantare le prime vigne di Chardonnay.

15747437_1896410480587176_625925636895778964_n

Luminosità e sostanza a confronto in versioni magnum.

L’armonia degli opposti agl’antipodi geografici, dalla spremitura delle uve al vino nel bicchiere entrambi in abbinamento su pasta e ceci ancestrale, ricetta della nonna di chef Luca Fracassi.fullsizerender-copy-14

  • Etna, az. Agricola Frank Cornelissen – Susucaru 2013 VI edizione. Uvaggio di varietà autoctone e non del versante nord dell’Etna, bianche e rosse, non solo Nerelloo Mascalese, ma Moscadellla, Carricante, Insolia, Malvasia, Moscato nero etc. [Quintessenza di lamponi, asprezze d’alta montagna, beva succulenta, luce dell’alba tra neve, magma e mare.]
  • Oslavia (Gorizia), Josko Gravner – Ribolla Anfora 2003. [Nitidezza imponente, maturità eccelsa non ulteriormente perfettibile, sorso sacro, luce spirituale al tramonto affiorata da un’icona dell’arte russa antica].

15697632_1896111627283728_1471814398565813358_n

Mario Antoniolo Gattinara 1961

27 dicembre 2016
Commenti disabilitati su Mario Antoniolo Gattinara 1961

img_7984

Mario Antoniolo Gattinara 1961

..il purpureo liquido che allieta il cuore dell’uomo. 

(W. H. Hudson, La Terra Rossa)

Un Gattinara del 1961 di Mario Antoniolo dai vigneti Osso e S. Francesco della Torre da “..mescere con delicatezza onde evitare il rimuoversi dell’eventuale sedimento”.

Rosso rubino rovente, polposo. Ordito inscalfibile della stoffa polifenolica, spirito combattivo d’un eroe di guerra finalmente in pace con se stesso. Vino sopravvissuto a 55 (cinquantacinque) anni d’aspre battaglie contro l’amico/nemico di sempre: l’ossigeno!15241776_1897054773856080_1905151214722864914_n

Barbacarlo 1989 l’Uva è un Romanzo

23 dicembre 2016
Commenti disabilitati su Barbacarlo 1989 l’Uva è un Romanzo

fullsizerender-copy-6

Barbacarlo 1989 l’Uva è un Romanzo

Lino Maga stesso ricorda la 1989 quale annata “media”.

Leggendo il testo indispensabile che Bergamini ha dedicato al signor Barbacarlo, mi soffermo a un certo punto sui ricordi d’infanzia di Lino Maga anzi, Maga Lino:

“I grappoli erano libri e sfogliavo gl’acini come pagine.”

fullsizerender-copy-6Se mi concentro sull’idea di annata media e dei grappoli/libri, ripenso al suggestivo calice che questo Barbacarlo ’89 bevuto ultimamente alla cieca ha consegnato ai miei sensi, attorcigliandosi dentro me in un palinsesto di grappoli d’uva in via di pigiatura, dove ogni acino è un romanzo compiuto, fatto di sentori, vapori, fragranze smarrite nel tempo e nello spazio d’un’immaginazione liquefatta.fullsizerender-copy-14Allora ecco che mi vien voglia d’accostare questo vino a una vendemmia di pagine sparse selezionate dalla letteratura mondiale d’ispirazione popolare: Metamorfosi (L’Asino d’Oro), Il Decamerone, Vita del Pitocco, Gargantua e Pantagruele, Le Anime Morte, Illusioni Perdute, Grandi Speranze, L’Educazione Sentimentale, Pinocchio, Bouvard e Pécuchet, Moby Dick, Le Avventure di Huckleberry Finn, Fame, Gente Indipendente, Viaggio al Termine della Notte..

fullsizerender-copy-13

2441316cb1810d5de55e96fac6433ef9334114_origc-136702_01tumblr_n338eeureo1spyxrno1_500libro-nikolaj-gogol-le-anime-morteimage_book-1-php9788806190279_0_0_2009_40leducazione-sentimentale93834immaginebouvard-e-pecuchetmoby-dick-volumi-balena-cfb94237-caa8-46c6-8080-c631945f2cc1md1711731827051f996aecf8359124fccc0198cd45d0c_w600_h_mw_mh_cs_cx_cytimthumb-1-phpunknown-9

 

López de Heredia – Viña Tondonia Blanco Gran Reserva 1987

22 dicembre 2016
Commenti disabilitati su López de Heredia – Viña Tondonia Blanco Gran Reserva 1987

fullsizerender-copy-14López de Heredia – Viña Tondonia Blanco Gran Reserva 1987.
30 anni è un tempo geologico imponente per un vino rosso in generale ma per un bianco la frattura temporale si misura addirittura in anni luce. 15622052_1892820857612805_4854675223939699277_nEppure in questo uvaggio della Rioja (90% Viura, 10% Malvasia) proprio la luce affiora molto più che il passare del tempo inesorabile.
Immaginate di bere una lacrima di miele cristallizzata dentro una noce, come il fossile trattenuto da milioni di anni in una gemma d’ambra.fullsizerender-copy-15Pranzo da Roscioli ai Giubbonari.

All’antipasto ha rischiarato l’accompagnamento con sardinillas e caprino fresco, cui ha fatto seguito il fusilloro Verrigni agli scampi conditi con un filo d’oro – lapsus – un filo d’olio, extravergine d’oliva Valentini. Abbinamento cromatico-olfattivo-gustativo di una compiutezza impenetrabile tutta da ammirare estasiati, risucchiadola dentro di sé in un festoso, in un devoto silenzio enogastronomico.
fullsizerender-copy-13

Alla Ricerca del Tempo Mai Perduto e Sempre Ritrovato da Roscioli

19 dicembre 2016
Commenti disabilitati su Alla Ricerca del Tempo Mai Perduto e Sempre Ritrovato da Roscioli

fullsizerender-copy

Alla Ricerca del Tempo Mai Perduto e Sempre Ritrovato da Roscioli

Un caro amico di Milano scende giù a Roma in treno. Intanto che lo attendo al Mercato Centrale, poppo a cannuccia un centrifugato disintossicante di carote, sedano, mele e zenzero seduto all’ombra proustiana della Cappa Mazzoniana in fiore, cioè addobbata a Natale. Nell’attesa leggo anche sul cellulare – stramaledetti tempi digitali – questo malinconico pezzo di Belpoliti sul Fuggire da Sé e sull’Arte di Scomparire, pubblicato in Doppiozero.

Farà forse sorridere o piangere d’amarezza più di qualcuno a seconda dell’arguzia o della sagacia di chi legge, ma sono effettivamente pre-natalizie e proustiane le meditazioni che mi affliggono il retro teschio, proprio tra cervicale e osso sacro.

Lavoriamo continuamente per dare forma alla nostra vita, ma copiando nostro malgrado, come un disegno, i lineamenti della persona che siamo e non di quella che ci piacerebbe essere. Marcel Proust

Penso difatti a come non si possa mai sfuggire alla gabbia della propria personalità pure avendone consapevolezza massima, e hai voglia tu ad arrampicarti sugli specchi rotti della cella, rischi solo di squarciarti a sangue. L’insidia massima di questa trappola dell’io è che una volta trovata una via di fuga, ci si accorge immediatamente che il fuori è pari pari al dentro, esattamente identico all’isolamento della propria monotematica personalità dalla quale si sta scappando con affanno esistenziale. Allora – aspetto ancora l’amico Flavio da Milano – aspiro il centrifugato di carote, sedano, mele, zenzero mentre rimugino risposte improbabili rivolte tra me e me, in merito alle perplessità incalzate da À la Recherche Du Temps Perdu sulla persona che siamo o su quella che vorremmo, forse, essere.5415337694_239fb12454_b-1Lo slogan appropriato del Mercato suona così: il Cibo è Elementare che ben s’accorda, guarda un po’, alla categoria nel mio sito intitolata: Generi Elementari.

Roberto Liberati, Gabriele Bonci, Stefano Callegari (Trapizzino), Martino Bellincampi (Pastella), Beppe e i suoi Formaggi.. questi solo alcuni nomi degl’artigiani-imprenditori-buongustai personalmente presenti con un proprio spazio commerciale al Mercato Centrale, ognuno dei quali è Mastro d’Ascia nel proprio specifico ambito d’impresa alimentare: carni, pane, pizza, fritti, latticini etc.
fullsizerenderSiamo a pranzo ai Giubbonari da Roscioli, dove altro sennò?

È il tempio della gastronomia capitolina. Per quanto possa tangere a qualcuno, è stato anche il mio regno di formazione umana, educazione caratteriale e battesimo professionale per oltre un lustro. Ogni volta, come fosse la prima, attraversare le porte di questa vorticosa gastronomia-con-cucina è una festa delle papille gustative, un tripudio di brame mangerecce, aggiungendo nel mio caso specifico anche un profondo impatto affettivo viscerale.fullsizerender-copy-2Volti, gesti, personalità e nomi di ex colleghi di lavoro ma soprattutto, legami umani, amici di lunga data: Giusy, Manu, Nunzia, Daniel, Nabil, Maurizio, Sandrino, Ale (il Meneghino), Bianca, Errichetto, il maestro Sepe.. e ancora Valerio, Salvo, Cristiano, Tommasino che hanno intrapreso altre strade sempre nell’ambito dell’eccellenza eno-gastronomica. I tanti amici e colleghi cioè con i quali so benissimo di aver condiviso un pezzo di vita intensa che è un flusso d’energia viva a sé stante, in continua evoluzione pure nel trascorrere degl’anni o intrecciando affinità e legami da distanze lontane, in qualsiasi altra parte del mondo ci si ritrovi ad essere ognuno con la propria identità definita.

fullsizerender-copy-3Roscioli è uno stato d’animo che predispone ai ragionamenti filosofici fatti con lo stomaco. È un affresco d’umori, un mosaico d’amori prolungati e odi brevi. È una fusione-confusione di registri vocali, un impasto d’argot, un fitto intercalare romanesco fatto d’ammiccamenti, tormentoni, gesti, parodie, tic fonetici, suoni labiali, sfottò.. che esprimono tutto un universo prelinguistico paracul-sentimental-emotivo.

fullsizerender-copy-4 Roscioli è un’enciclopedia delle materie prime edibili/potabili, un indicatore d’energie della forza-lavoro che registra le temperature caratteriali d’ognuno di noi esseri umani troppo umani: dalla distensione alla tensione, all’ilarità, al rancore, alla beffa sorniona, al risentimento, all’accoglienza generosa, alla scontrosità fulminante – meglio detta: boccia calla – all’ospitalità, al calore umano, al sorriso, alla sostanza verace e alla natura profonda delle cose enogastronomiche. Roscioli insomma è un palcoscenico degl’alti e bassi della vita, un Theatrum Mundi con tutte le sue luci ed ombre, che si rinnova ogni giorno dall’apertura alla chiusura della cassa.fullsizerender-copy-5È un Atlante Alimentare, un pastiche ingegnoso di tutto lo scibile relativo alle farine, ai salumi, ai formaggi, alla conserviera ittica, ai prodotti tipici regionali, ai vini. Una sontuosa bottega di generi alimentari dove si servono ai tavolini o si trasformano direttamente in cucina le materie prime in vendita al banco gastronomia e sugli scaffali. Un mistero antropologico, un ricettacolo d’umanità varia che è soprattutto una trama composita di slang professionali come il gergo da carbonari del pizzicarolo d’antica matrice norcina che i gastronomi dietro al bancone si scambiano indisturbati fra loro per trasmettere “oscure” comunicazioni interne di servizio, transazioni d’ordini, gestione clienti. Tanto per intendersi, segue un minaccioso stralcio d’alcuni esempi tratti dalla glottologia norcina:

cofice/rospice, alluscare, ciafro/ciafra, sfolioso, bandiera, confornorio, fiorucci, gricio, sercio, rafagano, rinterzo

Prima o poi compilerò anch’io il mio: Gerghi della Norcineria ispirato al bellissimo I Gerghi della Mala scritto da Ernesto Ferrero.

img_6187
http://www.naturadellecose.com/ernesto-ferrero-i-gerghi-della-malavita-dal-500-a-oggi-arnoldo-mondadori/

Qualche fettina della profumata culaccia Rossi affettata finissima, pizza bianca fragrante dell’alchimista-lievitatore supremo Pierluigi Roscioli – Piergiggetto per gl’amici – appena sfornata dal forno adiacente in via dei Chiavari e calice fresco fresco di Delamotte, lo champagne d’entrata di casa Salon.
Nel frattempo seduti al Tavolo 2, condivido con l’amico Flavio i ricordi d’un pranzo memorabile cui ho preso parte anni addentro, mentre lavoravo proprio in questo reame del gusto. “Lavoravo… è ‘nparolone!”, veicolavo piatti piuttosto, intrattenevo clienti, “giravo bicchieri” per dirla come suggerirebbe il patron Oste Sandrino Roscioli il Re dei Burberi buoni.fullsizerender-copy-11Un giorno abbiamo avuto a raccolta tutti assieme in queste salette un manipolo di cuochi d’eccezione: Paul Bocuse, i Santini, Marchesi, Uliassi, Bottura, Cedroni, Esposito, Iaccarino, Cannavacciulo, gli Alajmo etc. a un certo punto si avvicina Gualtiero Marchesi e con un soffio di voce all’orecchio mi suggerisce quello che per me ancora oggi è uno dei più illuminanti insegnamenti Zen mai ricevuti da quando lavoro – “aridajee..” – nel settore:
Facciamo fare dei rigatoni burro e parmigiano, vediamo cosa sanno fare i ragazzi in cucina.

fullsizerender-copy-7Prenderò quindi i rigatoni “francescani” burro e parmigiano come da menu, Flavio invece ha strafogato il tonnarello cacio e pepe, che accompagniamo con uno dei Lambrusco di Sorbara del cuore: Leclisse di Paltrinieri (vendemmia 2015), sempre così succulento, beverino e calzante di cui un bicchiere non è mai abbastanza, per accostamenti ogni volta speciali su piatti freddi, tiepidi o caldi.

Poco prima come entrée di stagione, avevamo spazzolato ben bene due ovetti Paolo Parisi a testa, con sopra un’oculata spolverata del tuber magnatum pico disponibile, di provenienza sangimignanese sembrerebbe.fullsizerender-copy-6

A fine pasto, caffè Frasi nell’attigua caffetteria-pasticceria di famiglia.

Ecco, per terminare questo memoir Roscioli che spero sia venuto fuori abbastanza spontaneo e non troppo effimero, mi sento determinato proprio a partire da oggi, ho deciso cioè che – a rischio di scarabocchiare sgorbi, raffigurare abbozzi d’aborti e riportare continue cancellature di schizzi troppo astratti – ricopierò ogni giorno i lineamenti della persona che vorrei essere e non di quella che già sono, certo convivendo con l’ansia da prestazione giornaliera di scoprire alla fine con orrore che la persona che sono è già – mio malgrado – quella che mi piacerebbe essere.libro-big

Colacicchi I Trimani e I Buoni Vini del Lazio ad Anagni

15 dicembre 2016
Commenti disabilitati su Colacicchi I Trimani e I Buoni Vini del Lazio ad Anagni

fullsizerender-copy-7Il Lazio in generale ma a maggior ragione da un punto di vista strettamente enologico, è una ragione strana assai. Con Roma dai tempi dell’impero al suo centro – arma a doppio taglio – il Lazio non è mai riuscito ad assurgere a regione vitivinicola predominante come invece meriterebbe. Purtroppo qui, più che in altri posti a vocazione agricola, non è mai stata perseguita un’idea di produzione qualitativa come unico obiettivo veramente degno d’un luogo tanto determinante nell’evoluzione della civiltà occidentale.senza-titolo-4 Nel Cinquecento, quell’acuto conoscitore di vini che fu Sante Lancerio (Vini d’Italia, Ediz. La Conchiglia, Capri), storico e geografo, bottigliere di Papa Paolo III, ci ha lasciato un’ampia documentazione circostanziata all’importanza dei vini nazionali oltreché di quelli locali.i-vini-ditalia-celentano-edizioni-la-conchiglia-capriFaccio solo due nomi di giovani vignaioli intraprendenti. Due meravigliosi viticoltori laziali che – faticando assiduamente con polso solido e a testa bassa – stanno facendo davvero tanto per l’enologia del territorio: Damiano Ciolli a Olevano Romano con il Cesanese d’Affile e Andrea Occhipinti a Gradoli con l’Aleatico e il Grechetto Rosso.

img_7280
http://www.naturadellecose.com/burton-anderson-vino-the-wines-winemakers-of-italy-little-brown-and-company/

Nel calderone mordi e fuggi del massiccio turismo capitolino-vaticano-alberghiero-ristorativo della Città Eterna, il vino dei Castelli, il Marino, il Frascati, l’Est Est Est di Montefiascone, il Cesanese… da secoli prodotti generalmente per l’autoconsumo, sono quasi sempre confluiti poi per necessità commerciali in quantitativi eccessivi, a flussi di damigiane, a botti, ad autocisterne e poi a container, direttamente dagli scantinati dei contadini fino alle cantine sociali ipertecnologiche più all’avanguardia, dirottando nei traffici mercantili e nelle viscere di Mamma Roma, grossi volumi, sovrumane mareggiate d’ettolitri quasi sempre e solo a discapito della qualità.gc5740424464171002261Dunque, nonostante ci siano alcuni territori laziali dove si produce vino da millenni, un’enologia regionale d’indiscussa qualità non è mai stata messa in piedi in quanto progetto corporativo. Esclusi noti e notevoli casi individuali come i sopracitati Damiano e Andrea, vengono senz’altro in mente il nome del Principe Alessandro Jacopo Boncompagni Ludovisi della Tenuta di Fiorano e Colle Picchioni, precursori d’una visione agronomica sovranazionale, fautori d’un ideale nobilmente qualitativo della produzione di vino.
Tutta questa premessa per dire che ad Anagni in provincia di Frosinone c’è uno stralcio di terroir, c’è una vocazione vitivinicola ancora praticamente da scoprire.colacicchi

Il maestro Luigi Colacicchi compositore ed etnomusicologo di fama già dai primi anni ’40 del secolo scorso aveva cominciato a migliorare la qualità del vino di casa sua importando, sperimentando ed impiantando barbatelle bordolesi. Negli anni ’50 nasce la collaborazione nata dall’amicizia decennale con Marco Trimani, capofamiglia, proprietario dell’omonima enoteca storica romana. La famiglia Trimani ha poi acquisito l’azienda Colacicchi negl’anni ’90 avviando così quell’attitudine commerciale/produttiva che è una più tipica tradizione francese, in special modo della Borgogna e della Champagne, che identifica l’attività dei négociant-propriétaire.

wine-merchant-1582-granger
Wine Merchant, 1582 by Granger

Ospiti dei fratelli Trimani, Paolo e Francesco, affidati alla complicità di Carla ai fornelli che conduce il Winebar di famiglia con mano felice e sorriso aperto, assieme all’amico d’avventure enogastronomiche il prof. Alfonso Isinelli, ci prepariamo quindi ad assaggiare una batteria delle nuove annate di questi vini che manifestano il consistente desiderio di raccontare un territorio che rivela una sua sotterranea, incompresa, caparbia vocazione vitivinicola.41-wtewv8sl-_sx312_bo1204203200_

Un filo che si riannoda

La produzione ha ripreso vita nel 2014 – parliamo di 6 ettari a sud-est del centro storico di Anagni – con l’intento di costruire una nuova cantina e la tenacia di radicare un progetto aziendale di lungo respiro. Come scrivono, come dichiarano a voce e ribadiscono all’unisono sia Paolo che Francesco: “La determinazione di rimettere in produzione l’azienda aveva solo bisogno di maturare e lo spettacolo offerto dal vigneto ci ha convinto a superare le residue incertezze. L’incontro con Daniele Proietti è stato il passaggio decisivo che ci ha permesso di concretizzare l’operazione e vinificare in zona di produzione con la sua straordinaria sensibilità per questa terra e le sue uve.insalata-spinaci

  •  Stradabianca 2105 è il nome del primo uvaggio di bianco (Malvasia puntinata, Passerina, Bellone). Affinamento in acciaio è messo in bottiglia dall’estate successiva alla vendemmia. È un bianco fragrante, beverino, di netta freschezza e fluidità. Bilanciato nei richiami aromatici dei vitigni che lo compongono ormai acclimatati da oltre mezzo secolo, senza nulla concedere a ruffianerie imbellettate, smancerie odorose e sdolcinatezze intenzionali o preterintenzionali.stradabianca
  • Collepero 2015 medesimo uvaggio del precedente, però da uve provenienti dalla vigna con le viti più vecchie impiantate nel dopoguerra. Si nota qui subito già nel calice una maggiore profondità d’un giallo dorato, dovuta ad una breve ma intensa macerazione, ad un più prolungato contatto sulle bucce. Al naso, per far si che si concedesse in tutta la sua espressività, si è dovuto aspettare tutto il giro dei rossi tornandoci su di tanto in tanto. L’abbinamento con l’insalata di spinaci crudi, pancetta croccante e caprino di media stagionatura è stato un abbraccio esaltante, una barcarola al palato che accompagnava la danza di fusione della parte solida-verde-acidula-ferrosa del boccone di cibo con la dimensione liquida-succulenta-sferica-agrumata del sorso di vino.collepero
  • Schiaffo 2014 nome palesemente in ricordo del famoso oltraggio morale “lo schiaffo d’Anagni” subito da Papa Bonifacio VIII intorno al 1300 in merito alla diatriba di predominio del potere spirituale sul potere temporale nei confronti del Re di Francia Filippo IV detto “il Bello”. Uvaggio di Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot e Cesanese raccolti e vinificati separatamente. È il rosso di cui si produce maggior quantità, quello che ho trovato un po’ più fuori fuoco di tutta la batteria, forse per un surplus d’acerbezza dal retrogusto verdognolo-asprigno e un finale lievemente prosciugante.schiaffo
  • Tufano 2014 Cesanese in purezza, vinificazione e affinamento in acciaio. Mi è piaciuto davvero molto. La tenue dolcezza, caratteristica varietale del vitigno, che in alcuni pessimi ma molto diffusi casi vira in sciropponi abboccati di un dolciastro caramellato in legni nuovi o presunti legni, che ammiccano i gusti più volgari dell’utente medio, è invece qui di un equilibrio, di una grazia da ballerini classici, d’una fluidità tannica tutta coreografata in punta di piedi sulla linea incorporea ma tangibile della prolifica speziatura del frutto, della piacevolezza di corpo, dell’amabilità del sorso.
    tufano
  • Romagnano 2014 50% di Cesanese in uvaggio con il resto dei vitigni bordolesi come nello Schiaffo. Affina per un anno in botte da 20 hl, viene messo sul mercato dopo due anni dalla vendemmia. Anche qui, seppur con l’affinamento nel legno, l’equilibrio, la croccantezza e la nettezza del frutto mi son sembrati l’imprinting di fondo di questi vini; lo srotolarsi di un filo rosso che riannoda il passato e il suolo d’antiche radici delle vigne Colacicchi, al presente, al cielo, alla chioma vegetativa dei viticci e delle gemme future dei Trimani, pur sempre vinai in Roma dal 1821. 
    romagnano
  • Torre Ercolana abbiamo rimandato l’assaggio del vino più prestigioso dell’azienda all’inizio del prossimo anno ormai alle porte. Anche qui un uvaggio “straniero” naturalizzato col Cesanese proprio come il Romagnano e lo Schiaffo. Vinificato nel 2014 ha fatto affinamento in legno per tutto il 2015. Riposa ora silenzioso in bottiglia, sarà commercializzato solo a partire dal 2018.

panorama

Sancho Panza e Barbacarlo la Sostanza di cui è Fatta la Luce

14 dicembre 2016
Commenti disabilitati su Sancho Panza e Barbacarlo la Sostanza di cui è Fatta la Luce

15380574_1889336901294534_8218062260750889232_n

Sancho Panza e Barbacarlo la sostanza di cui è fatta la luce

Nel 1637 Cartesio pubblicava La diottrica (La dioptrique) uno studio sui fenomeni dell’ottica, quali la rifrazione e la diffrazione.

[Nel 1665 viene pubblicato – postumo – il trattato “De Lumine” di Francesco Maria Grimaldi, gesuita con interessi per la fisica e l’astronomia.]

newton-manuscript-publish-007 Allo stadio attuale delle conoscenze acquisite sulla natura della luce, le teorie di Cartesio che implicavano comunque un movimento iniziale innescato da un qualche Dio, sono ipotesi oggi alquanto datate.

15326427_1889336961294528_8463715982241481170_nIeri sera, 13 dicembre del 2016, dopo 379 anni dal testo scientifico di Cartesio, sorseggiando:
• Vino Bianco Sancho Panza 2013 (Igiea e Guido Zampaglione – Tenuta Grillo)
• Vino Rosso Barbacarlo 1996 (Lino Maga)
ho compreso qualcosa di più circa la sostanza di cui è fatta la luce che si propaga nel mondo con moto ondulatorio. Ho forse colto meglio il senso della sorgente di luce che si frange e riflette da un corpo all’altro dello spazio racchiudendosi in un’essenzialità di bevanda spremuta nel tempo da grappoli raccolti al fine di distinguere buonissime uve a bacca bianca e bacca rossa.fig-493397