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gae saccoccio

Wine philosopher/food explorer; drinking education, travels reading writing across eating houses, vintners and vineyards, searching for books places people artisans stories... worth being told.

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Samaroli Milton Duff 1964

27 settembre 2011
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Villa Aurelia, sommità del Gianicolo lungo le Aureliane mura, proprietà dell’American Academy: tra gl’immobili più astonishing del pianeta terra. Ovidiana serata di fine settembre, l’Ovidio dell’Ars Amatoria. La falce della luna rischiara l’Urbe giù in fondo che pulsa e rimbomba in lontananza come stella morta già da milioni di anni: è proprio la Città Eterna, eternamente assopita ed avvolta in una foschia di polveri di travertino (e chissà quali altre polveri stupefacenti…), rovine capitoline, speranze augustee o disperazioni pulviscolari e smog ancor più eterno. Un solo sorso di questo ultra-rarissimo Milton Duff (la numero 12 di sole 240 bottiglie!) e palato ed esofago sembrano quasi smaterializzarsi del proprio impaccio carnale; in un dito mignolo cioè di questo single malt da 49,5 gradi alcolici, dal complesso pre-gusto olfattivo al balsamico, mentolato retrogusto in bocca, paiono scorrere backwards and forwards senza tregua come la sgranatura d’un rosario intrecciato con infinitesimali galassie al  bouquet di tabacco, torba, miele, fieno, fiori autunnali, fichi secchi, menta, cuoio bagnato… che paiono esprimere la sintesi quintessenziale dei quattro, presocratici elementi fondamentali: acqua, terra, aria, fuoco. Figurati poi ad accompagnarlo con un partagas culebras dalla combustibilità e tiraggio inimmaginabili vista la forma irregolare (quei bizzarri sigari cubani cioè tutti storti ed intrecciati tre alla volta).

Nessun dubbio se, come Noè fossimo costretti a scegliere cosa o chi salvare dal naufragio: cassa di Milton Duff 1964 (e chi te la passa?) o opera (???) inedita della Rowling, la più hollywodianizzata dei Paperon de’ Paperoni tra gli scrittorucci di massa… mors tua globalizzato Harry Potter, vita eterna al Milton Duff!

Pol Roger Winston Churchill 1996

26 settembre 2011
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Pomeriggio di fine agosto 2011 (raccolta stra-anticipata quest’anno, sarà una delle vendemmie peggiori di sempre?). Ora di pranzo, all’ombra delle rigogliose vigne del syrah cortonese. Migliaia di rondini sfiorano il prato per nutrirsi d’insetti prima di prendere il volo verso l’Africa lontana. Conversando di musica brasiliana e del movimento tropicalia con produttore olandese di vino in Sudafrica, sorseggiamo questa splendida, finissima bollicina come very gentlemen affaticati dall’afa all’ora del lunch time. L’annata, si sa, è di quelle memorabili. Il colore ha la doratura dei campi di grano riflessi nello specchio del Trasimeno poco distante; tutt’attorno si percepisce quasi al tatto il respiro lento e l’abbraccio fraterno della campagna toscana “sospesa nel tempo” come in un affresco di Simone Martini; freschezza piena sia alle narici che sulla lingua ma soprattutto in gola fin giù nelle viscere dove s’accompagna con spaghettoni Verrigni cotti al chiodo in salsa di pomodori appena colti, basilico, peperoncino dell’orto e filo d’olio leccino; un sorso richiama subito l’altro (per dissetarsi  davvero non basterebbe un bel Fûte de Chêne per persona…); eleganza massima e persistenza ad libitum. Può uno champagne fondere in un solo elemento armonico il cuore con la mente? Questo Winston Churchill 1996 all’apertura del tappo ha sfiatato un “SI” tanto secco, luminoso, rigoroso e concreto come la facciata romanica della Concattedrale di Santa Maria in Cortona.